Fight or Flight? Combatti o scappa

Che cosa succede al nostro corpo quando sentiamo uno scoppio forte e improvviso?

Quando stiamo guidando la macchina ed un passante attraversa di colpo, che ne è della nostra visione periferica? E degli altri sensi? Perché quando siamo stressati ci dimentichiamo le cose? Perché quando abbiamo una forte paura il nostro cuore batte più forte? E’ importante analizzare i meccanismi neurologici, fisiologici e psicologici, che avvengono dentro di noi quando siamo sottoposti a un grande stress.

Nel 1915, un poliedrico scienziato di nome Walter Bradford Cannon, in uno studio sulle risposte corporee causate dalle emozioni, conia e definisce per primo la reazione fight or flight (Combatti o scappa).

La reazione fight or flight (attualmente perfezionata con l’aggiunta di or freeze, o fermati) è il tipo di reazione tipica di fronte ad un forte stress o evento stressante, percepito, a nostro esclusivo ed insidacabile giudizio, come pericoloso per la sopravvivenza.

Comune anche tra moltissime specie animali, è una reazione che produce anche una precisa risposta del sistema nervoso autonomo simpatico, partendo dall’amigdala e producendo nell’ordine:

  • ACTH, ormone adrenocorticotropo, per stimolare il rilascio di catecolamine (adrenalina e noradrenalina)

  • Adrenalina, per avere una forte spinta energetica e per chiudere i vasi sanguigni superficiali (per evitare il sanguinamento in caso di ferita)

  • Cortisolo, per mobilitare gli zuccheri nel sangue, per alzare la pressione sanguigna, azione coagulante sul sangue mediante lo stimolo alla produzione di fibrinogeno. Antinfiammatorio per le articolazioni, molto sollecitate dopo uno scatto a freddo come quello di una reazione improvvisa. Il cortisolo è anche responsabile di un peggioramento immediato ( o a lungo termine se lo stress è prolungato) del funzionamento dell’ippocampo, fondamentale nei processi mnemonici e cognitivi.

Gli effetti fisiologici di questo rapido rilascio di ormoni consistono in:

  • Aumento del battito cardiaco (più sangue ai muscoli per scappare meglio).

  • Aumento degli zuccheri disponibili nel sangue a seguito della glicogenolisi epatica (la mobilitazione delle riserve di glicogeno nel fegato) per avere disponibile immediatamente del combustibile energetico.

  • Aumento della tensione muscolare e quindi della forza, per predisporre il corpo a una reazione fisica più efficace.

  • Dilatazione delle pupille (per migliorare la visione, anche al buio).

  • Blocco della digestione (per ripartire il sangue dove serve di più, cioè nei muscoli per scappare rapidamente o per affrontare il pericolo).

  • Rilascio del contenuto di vescica e intestino (fermare i processi digestivi che richiedono sangue, forse per diminuire il nostro peso, e per essere meno appetibili ad un eventuale predatore). Non ad opera del sistema simpatico.

  • Piloerezione (pelle d’oca), per aumentare l’ampiezza della nostra sagoma, come fanno i gatti quando gonfiano il pelo per sembrare più grossi e quindi pi minacciosi (nel nostro caso è inutile ma è ancora presente).

  • Sudorazione incrementata, per i numerosi processi metabolici improvvisi in atto.

La reazione fight or flight or freeze può essere spiegata più facilmente con un esempio. Supponiamo di trovarci nella savana, durante un safari fotografico. Siamo in un momento di pausa, scendiamo dalla jeep e ci avviciniamo ad un albero per cercare un po’ di ombra. Tra la vegetazione, a pochi metri da noi, vediamo all’improvviso due grandi occhi gialli che ci fissano. Riconosciamo chiaramente un leone adulto che ci sta guardando, puntandoci. Partite tutte le incontrollabili reazioni fisiologiche, noi possiamo:

  1. Fight, combattere con il leone. Si spera semplicemente che il nostro cervello escluda questa opzione a meno che non siamo armati adeguatamente e sappiamo usare bene queste armi anche sotto forte stress.

  2. Flight, scappare. Se la macchina è vicinissima (pochissimi metri), il leone è più lontano, c’è una portiera aperta e ci offre una protezione sicura (ha una cabina chiusa), allora può essere un’opzione. Se il leone è vicino e la macchina è lontana e ci mettiamo a correre, è quasi sicuramente finita. Si attiva nel leone, che ci vede fuggire, l’istinto di caccia, e il resto non è difficile da immaginare. Purtroppo però non riusciamo a fare tutti questi ragionamenti a caldo.

  3. Freeze, ci blocchiamo. Noi a tutti gli effetti, sappiamo che di fronte a noi c’è un leone ma non sappiamo né se ha fame, se è in condizioni di cacciare, se è ferito, se è solo o in gruppo: magari, rimanendo fermi, qualcuno può notare la situazione e può difenderci, colpendolo, distraendolo o mettendolo in fuga. Se in questa fase si rilascia fisiologicamente il contenuto di vescica e intestino (reazione comunissima di fronte a uno stimolo simile), possiamo anche emanare un odore non proprio gradevole per il felino, che potrebbe decidere di cibarsi di qualcosa che riconosce come più sano. Alcune specie animali portano questa risposta al suo estremo, simulando in maniera straordinariamente convincente, addirittura la morte.

Una cosa che va rimarcata è che lo stimolo deve essere riconosciuto come pericoloso per la nostra sopravvivenza, a nostro esclusivo giudizio. Per questo possiamo avere reazioni fight or flight anche nella più normale quotidianità.

Come nell’esempio citato di leoni in agguato nella nostra vita ce ne possono essere (o ne possiamo immaginare) tantissimi. E la nostra sopravvivenza dipende solo dalla nostra reazione. Non dimentichiamo che, probabilmente, in questo preciso istante, possiamo scegliere razionalmente il tipo di risposta che ci sembra più consono, ma se fossimo davvero davanti a un predatore di 400 kg nella savana, la scelta, purtroppo molto probabilmente non spetterebbe più alla nostra parte razionale.

Chi potrebbe prendere il controllo allora?

Altri articoli

http://www.stateofmind.it/tag/stress/

https://www.psicologi-italia.it/disturbi-e-terapie/stress/articoli/stresse-dintorni.html