Sopravvivenza nell’Artico 1

La sopravvivenza nell’Artico e in condizioni sub-artiche è sopravvivenza contro un attacco continuo. Giorno e notte, senza tregua, il freddo prende d’assedio il vostro corpo. Non c’è un attimo di sosta; per sopravvivere occorre stare attenti a ogni più piccola cosa 24 ore su 24. Vestiti, un rifugio e cibo sono le vostre principali armi contro il freddo – oltre a un forte desiderio di sopravvivere. Senza la volontà, la battaglia è già persa.

Una temperatura di -40° e un vento alla velocità di 30 nodi sono comuni nei paesi artici e subartici. In queste condizioni, senza vestiti, morireste nel giro di 15 minuti. La copertura più efficace è costituita da strati multipli che trattengono l’aria calda creando un efficace isolamento.

Se vi trovate in condizioni di freddo polare a causa di un guasto del vostro mezzo di trasporto, di un incidente aereo e così via, improvvisate degli strati di indumenti e di isolamento.

Caldo e protezione del vento

Gli strati esterni dei vestiti dovrebbero essere a tenuta di vento. Il clima dell’Artico è generalmente secco, e indumenti impermeabili (a meno che siano di materiale traspirante come il Goretex) dovrebbero essere evitati, perché permettono il formarsi di condensa all’interno che impregnerebbe i vestiti che avete sotto.

Molti tessuti perdono il loro potere isolante quando sono bagnati. I piumini d’anitra e d’oca, molto usati come indumenti esterni per il freddo secco, una volta bagnati, diventano una massa unica, perdendo gli spazi d’aria che li rendono gonfi e danno loro qualità isolanti. Anche gli indumenti di cotone e l’equipaggiamento in trapunta di capos diventano pesanti e freddi.

D’altra parte, la lana va bene quando è bagnata, come anche tutta una serie di materiali sintetici moderni quali il poliestere, che può essere tessuto in indumenti di un solo strato, usato per imbottire trapunte, o lavorato a formare fitti grumi. Lo sforzo spesso per mantenere il caldo dovrebbe essere regolato con cura per evitare surriscaldamento e formazione di sudore.

Il congelamento

I principali pericoli in condizioni climatiche molto rigide sono il congelamento e l’ipotermia, dato che il freddo colpisce il corpo sia esternamente che internamente. Le estremità – mani, piedi – e zone come orecchie e naso, sono particolarmente suscettibili al congelamento, ma tutta la pelle esposta al freddo corre pericolo, e il rischio si intensifica con la velocità del vento.

L’azione di un vento gelido trasforma temperature moderatamente fredde in tremendi attacchi che distruggono i tessuti del corpo. Un vento che soffia a 18 miglia all’ora a una temperatura di 9.5°C equivale a una temperatura corretta di -23.3°C.

A temperature corrette in funzione del vento inferiori a -6°C, la pelle esposta congela in 60 secondi, se non meno. Una temperatura di -28.8°C, con un vento che soffia a 35 miglia all’ora diventa una terrificante temperatura corretta di -59.4°C. A questo livello la pelle congela in 30 secondi.

Togliersi una manopola giusto per rimuovere gli indumenti per urinare potrebbe provocare il congelamento delle dita. Un forte congelamento, che può significare la perdita di dita delle mani, dei piedi, o anche arti, uccide perché la vittima viene resa inabile. Ma può anche instaurarsi la cancrena e questo potrebbe veramente voler dire la fine per voi se non trovate assistenza medica.

I primi segni di congelamento possono essere un biancore sulla pelle. Tenete sempre d’occhio queste macchie sui vostri compagni. Se siete da soli, tastate di tanto in tanto la faccia e le orecchie per sentire se sono intirizzite.

Se riscontrate un congelamento, strofinate della neve sulla parte colpita finché il biancore o l’intorpidimento scompaiono. In alternativa, comprimete con delicatezza la zona colpita con una mano calda. Non strofinate direttamente la parte congelata: potreste lacerare la pelle, e provocare una ferita aperta e un’infezione.

Per prevenire il congelamento

  1. Indossate indumenti sufficienti a proteggervi dal freddo e dal vento.

  2. Abbigliamento ed equipaggiamento non devono impedire la circolazione.

  3. Non toccate metallo freddo o oli a temperature estremamente basse.

  4. Evitate inutili esposizioni a forti venti.

  5. Esercitate viso, dita delle mani e dei piedi a mantenersi caldi e a registrare qualsiasi segno di intorpidimento.

  6. Date un occhio al vostro compagno se mostra segni di congelamento; lui dovrebbe fare lo stesso con voi.

  7. Scongelate immediatamente qualsiasi zona congelata.

Due gradi di congelamento

  • I congelamenti superficiali rendono la pelle o il tessuto appena sottostante, bianchi e cerei. Dopo esser stata riscaldata la parte diventerà insensibile e chiazzata e si gonfierà, pungerà o brucerà per un po’. In casi più seri compariranno delle vesciche, che si seccheranno sino a diventare dure e nere.

  • Il congelamento profondo arriva ad intaccare i tessuti, talvolta fino all’osso. E’ accompagnato da vesciche o gonfiori. La zona colpita diventa blu, violacea o – peggio ancora – grigia e può dare molto dolore. Nel congelamento in forma acuta, la parte affetta può essere soggetta ad auto-amputazione.

 

L’ipotermia

L’ipotermia si verifica quando la temperatura interna del nostro corpo, dove si trovano gli organi vitali, va sotto i 35°C. La normale temperatura è di 36.8°C. non appena si instaura l’ipotermia, i movimenti rallentano, i processi cerebrali si affievoliscono e si comincia a perdere il senso di coordinamento. State morendo in piedi, anche se probabilmente non ve ne accorgete.

Cominciate a parlare biascicando. Quando la temperatura interna del vostro corpo va sotto i 25°C e ancora più giù, la morte è praticamente inevitabile. Uno dei modi migliori per intervenire in caso di ipotermia, è di stendere la vittima nuda dentro un sacco a pelo con un’altra persona nuda. Una seconda persona può anche regolare il calore, somministrare bevande dolci (come miele, destrosio, zucchero e cacao) e cibo necessario per il recupero.

NON FORZATE UNA PERSONA SENZA SENSI A BERE.

Se riuscite a tornare nel mondo civile, alla vittima dell’ipotermia potrà essere fatto un bagno caldo. Ma iniziate col bagnare il tronco per primo, altrimenti si potrebbe provocare un arresto cardiaco e uno shock. Il piede da trincea e da immersione è il risultato di molte ore o giorni di esposizione al bagnato o all’umidità con temperature appena superiori allo zero.

  • I piedi da trincea Il piede da trincea (o da immersione) è stato un comune malanno di cui hanno sofferto i soldati inglesi durante la campagna delle Falklands. E’ dovuto all’esposizione prolungata dei piedi a temperature vicine (ma non necessariamente sotto) allo zero. Nei suoi primi stadi i piedi e le dita sono pallidi e si sentono freddi e duri; diventa difficile camminare. Se non si prendono provvedimenti i piedi si gonfieranno e faranno male. In casi estremi la pelle muore e può diventare necessario amputare il piede o la gamba.

I piedi allora diventano freddi e, sono pesanti e indolenziti. I nervi e i muscoli corrono il pericolo maggiore, in casi estremi si può instaurare la cancrena, e può diventare necessario ricorrere all’amputazione del piede o della gamba.

La migliore forma di prevenzione è tenere i piedi sempre asciutti. Portatevi delle calze in più in un sacco impermeabile. Le calze bagnate si possono asciugare mettendole a contatto col corpo. Lavatevi i piedi ogni giorno e indossate calze asciutte.

Col freddo, avvolti in molti strati di vestiario, potete non accorgervi che state perdendo liquidi. Il vostro abbigliamento pesante assorbe l’umidità che evapora nell’aria. Dovete bere acqua per compensare questa perdita di liquidi. Il vostro bisogno di bere col freddo è grande almeno quanto lo è col caldo. C’è anche una condizione detta di “diuresi fredda”, che consiste in una maggiore produzione di urina dovuta all’esposizione al freddo. Diminuisce i liquidi del corpo, che devono essere recuperati.

La cecità da neve

E’ di vitale importanza proteggere gli occhi dalla luce solare e dal riflesso sulla neve. Indossate gli occhiali. Se non ne avete, improvvisateli. Tagliate delle fessure in un pezzo di cartone, o di legno sottile, di corteccia d’albero o altro materiale disponibile. Mettere della fuliggine sotto gli occhi aiuterà a ridurre il riflesso.

Le scottature solari

La pelle esposta all’aria può bruciarsi al sole quando la temperatura è sotto zero: i raggi del sole si riflettono ovunque sulla neve, sul ghiaccio e sull’acqua. Le zone più sensibili della pelle sono le labbra, le narici e le palpebre. Dovreste mettervi della crema contro le scottature solari o crema protettiva per labbra ogni volta che vi esponete al sole. Potete scottarvi più facilmente a grandi altitudini a parità di tempo di esposizione al sole.

La cecità da neve

E’ dovuta al riflesso dei raggi ultravioletti solari su una zona innevata. I sintomi della cecità da neve sono una sensazione come di sabbia negli occhi, dolore sopra e dentro gli occhi che aumenta col movimento del bulbo oculare, lacrimazione e arrossamento, e un mal di testa che aumenta quanto più si sta esposti alla luce.

L’esposizione prolungata a questi raggi può causare dei danni permanenti all’occhio. Per curare la cecità da neve, tenete gli occhi bendati finché i sintomi non scompaiono. Potete prevenire la cecità da neve indossando degli occhiali.

Stitichezza

Se smettete di evacuare per via del freddo, mangiate cibi disidratati, bevete troppo poco e avete ritmi di pasti irregolari, potete andare incontro alla stitichezza. Pur non rendendovi inabili, la stitichezza crea fastidi. Aumentare il vostro consumo di liquidi di almeno due quarti al giorno e mangiate frutta, se possibile, e altri cibi che possono ammorbidire il vostro intestino. Mangiare del legno bruciato e carbone può essere d’aiuto.

Anche se lavarvi tutti i giorni può essere difficoltoso e scomodo col freddo, dovete farlo. Lavarsi serve a prevenire gli esantemi della pelle che possono trasformarsi in problemi più seri. In alcuni casi, potete avere la possibilità di fare un bagno di neve. Prendete una manciata di neve e lavate il vostro corpo dove il sudore e l’umidità si accumulano normalmente, come sotto le braccia e fra le gambe, sulla fronte e dietro, e poi strofinatevi bene fino ad asciugarvi.

Se non potete farvi un bagno, strofinatevi periodicamente a secco queste parti. Se possibile, lavatevi i piedi ogni giorno, e mettetevi delle calze pulite. Se siete con degli indigeni o state usando un rifugio che è già stato usato prima, controllate ogni notte che sul corpo e sui vestiti non ci siano pidocchi. Se i vostri indumenti sono infestati, usate polvere insetticida, se ne avete.

Altrimenti, appendete gli abiti al freddo, poi sbatteteli e spazzolateli. Questo vi aiuterà a sbarazzarvi dei pidocchi, ma non delle loro uova, che continueranno a rimanere sugli abiti.