Sotto interrogatorio

Per l’esercito in movimento, fare prigionieri è più di una perdita di tempo, è una perdita di preziosa mano d’opera per sorvegliarli e di razioni per nutrirli. Spesso è solo il rispetto per le leggi di guerra e la paura di poter essere trattati loro stessi allo stesso modo che li trattiene dallo sparare a tutti quanti.

Per l’esperto del servizio informazioni, tuttavia, il prigioniero non è una perdita di tempo. E’ prezioso. Può essere la fonte di un tesoro. Le informazioni riguardanti le forze e le posizioni del suo plotone che ha immagazzinato nel cervello – forse senza nemmeno rendersene conto – potrebbero costituire la differenza tra una vittoria e una sconfitta.

L’esercito americano lo sa, e impiega molto tempo ad insegnare ai suoi uomini a combattere contro le tecniche di interrogatorio del nemico. Il manuale FM 21-76 è la fonte di questo pezzo su come subire un interrogatorio nemico rilasciando il minor numero possibile di informazioni.

L’interrogatorio Chi vi interroga si prepara prima di interrogare il suo prigioniero. Adotta un approccio per gradi:

  • Ricerca. Raccoglie tutte le informazioni che può su tutti i prigionieri.

  • Selezione. Sceglie quali prigionieri interrogare e decide che informazioni vuole ottenere.

  • Estorcere. Mette in atto le sue varie tecniche di estorsione.

  1. Informazioni. Chi vi interroga studia qualsiasi tipo di informazione che può aver ottenuto da ricerche, conversazioni udite per caso e materiale retrospettivo scovato dagli operatori del servizio segreto che agiscono nel paese del prigioniero.

  2. Forte o debole? Si costruisce anche un’immagine del tipo di prigioniero: è debole o forte? Può sopportare punizioni? E’ freddo o emotivo? Come si è adattato alla vita da prigioniero?

  3. L’ammansimento. Verrete ammansito, con maltrattamenti, o il digiuno, o la sete, la privazione sensoriale, l’insonnia o l’isolamento. Chi vi interroga deciderà il posto dove farvi le sue domande perché vi intimorisca e vi sia poco amichevole.

  4. In cattiva luce. Cercherà di distruggere la vostra fiducia mettendovi in cattiva luce agli occhi dei vostri compagni prigionieri, o cercherà semplicemente di farvi provare vergogna di voi stesso.

  5. Il minore dei mali. Chi vi fa prigioniero vi darà la possibilità di scegliere tra due mali, uno dei quali è meno dannoso dell’altro. Egli sa che sceglierete il meno dannoso, e lo sfrutterà per i suoi propositi.

  6. Occhi e orecchie nascosti. Potete aver cercato e non aver trovato niente, ma badate a quel che dite, ovunque.

  7. Il trattamento del silenzio. Potete essere costretto ad una prigionia in completo isolamento o con una persona che sta zitta.

  8. L’archivio. Chi vi interroga può iniziare facendovi una domanda innocua su di voi. Se date una risposta falsa, controlla il suo archivio di informazioni che vi riguardano e vi dà la risposta giusta. Allora cominciate a pensare: “Questo tipo sa tutto. A che scopo resistere?” ma non dovete arrendervi. Vi sta solo dicendo quel poco che sa. Se sapesse tutto non vi interrogherebbe.

  9. Ripetizione e monotonia. Chi vi interroga potrebbe ripetervi le stesse domande, con lo stesso tono, continuamente. Lasciate che faccia. Se vi arrabbiate sarà lui a vincere; se mantenete il controllo, la vittoria psicologica è vostra.

  10. A che scopo? “Perché resistere?”, “perché soffrire?”. “Sei in mano nostra, ti caveremo fuori l’informazione comunque”. “Cerca di facilitarti le cose”. Queste sono tutte le frasi cui dovete imparare a resistere.

Le leggi di guerra Si suppone che la notizia della vostra cattura venga comunicata, secondo la Convenzione di Ginevra, alla Croce Rossa, alla Mezzaluna Rossa, o a un’altra organizzazione umanitaria in modo che quste possano poi passarla al vostro governo. Questo è l’unico motivo per cui dovete dare alcune semplici informazioni come il vostro nome, il vostro grado, numero di matricola e data di nascita.

Se venite catturato da un gruppo terrorista questi probabilmente non seguiranno le regole; anche alcuni governi non lo fanno, e questo è il motivo per cui così tanti americano prigionieri dei Viet Cong e del Pathet Lao continuano a essere registrati come MIA (Dispersi in azione) dopo la guerra nel Sud-est asiatico.

Non siete tenuti a dire a quale arma appartenete, anche se possono essere in grado di indovinarlo da soli dalla vostra uniforme e dal vostro equipaggiamento. Ve ne sono che passono sempre dei brutti momenti, notoriamente i membri di unità delle Forze Speciali e gli aviatori. Cercate di non essere notato e scelto per un interrogatorio.

La convenzione di Ginevra. La convenzione di Ginevra è un accordo internazionale formulato per la prima volta nel 1864 per stabilire un codice di regole per il trattamento dei malati, dei feriti e dei prigionieri, in tempo di guerra. Questi sono i punti principali.

  1. Interrogatorio. Un prigioniero è tenuto a fornire solamente il suo nome, grado, numero di matricola e data di nascita. E’ proibito l’uso di coercizione fisica o mentale per ottenere informazioni dai prigionieri.

  2. Trasporto. I prigionieri devono essere spostati in condizioni umane.

  3. Condizioni ambientali. Le condizioni ambientali della prigione non devono essere insane o pericolose.

  4. Mangiare. il cibo deve essere di quantità e qualità sufficienti a mantenere in buona salute.

  5. Abbigliamento. Si devono fornire abiti adatti.

  6. Salute, igiene e benessere. Chi detiene il potere deve assicurarsi che siano disponibili adeguate infrastrutture igieniche. Il prigioniero ha diritto a essere curato da personale medico del suo paese, dove questo è possibile. Chi è seriamente ferito o malato ha diritto a cure speciali e può essere trasferito in un paese neutrale.

  7. Personale privilegiato. Il personale medico che viene catturato così come i cappellani, sono trattati come personale privilegiato e devono essere liberi di circolare tra i prigionieri per provvedere al loro benessere spirituale e alla loro salute.

  8. Religione, ricreazione, educazione e ginnastica. Ogni prigioniero ha diritto a praticare la sua religione, a fare della ginnastica, a istruirsi e a svagarsi.

  9. Tutto il personale arruolato col grado di sottufficiale, è tenuto a fare dei piccoli lavori, ma non si tratterrà di niente di pericoloso o nocivo per la salute. Ai sottufficiali si può far fare un lavoro che richiede capacità di controllo; gli ufficiali possono lavorare come volontari. La Convenzione di Ginevra proibisce l’uso dei prigionieri per rimuovere mine, e stabilisce le condizioni di lavoro, la paga, l’idoneità al lavoro, e il trattamento dei prigionieri che lavorano per privati.

  10. Contatti con l’esterno. I prigionieri hanno il diritto di scrivere alle famiglie durante la loro prigionia. La convenzione chiarisce i privilegi postali e i diritti riguardo il ricevimento di pacchi.

  11. I prigionieri hanno il diritto di sollevare lagnanze presso le autorità militari di chi detiene il potere, e i rappresentanti delle nazioni neutrali riconosciute da entrambe le parti.

  12. Il prigioniero più anziano sarà il rappresentante dei prigionieri. In un campo dove non ci sono ufficiali o sottufficiali, i rappresentanti verranno scelti ricorrendo a una votazione segreta.

  13. Procedimenti legali. I prigionieri processati e condannati per offese commesse prima della cattura conservano il tipo di protezione che la Convenzione concede. Non possono essere processati per nessuna azione che diventa illegale dopo che l’atto è stato commesso.

  14. Punizione. Punizioni crudeli e fuori dal comune, torture, punizioni collettive o ingiusta pronunciate da una corte prevenuta, sono proibite.

  15. Fuga. Tentativi di fuga, o infrazioni non violente commesse solo con lo scopo di aiutare a fuggire, estranee al furto per guadagno personale, indossare abiti civili, o usare documenti falsi, sono soggetti solo ad un’azione disciplinare prestabilita.

Siate gentili Non vi è motivo di non essere rispettoso e educato – anzi comportarsi in un altro modo è estremamente sciocco. Ci guadagnerete solo un trattamento più duro e probabilmente sarete colpito e privato del cibo. C’è una differenza enorme tra agire da ignorante e agire da stupido. Chi vi interroga può dire qualcosa come: “Sappiamo che c’è un concentramento di truppe in un certo posto. Comprende forze corazzate?”

Se la vostra risposta fosse: “Non so, signore, non sono mai stato in quel posto”, suonerebbe molto più convincente che “Fattela addosso”. Ma state attenti a non avere l’aria di cercare di esser d’aiuto. Guardatevi da prsonale neico apparentemente inocente come dottori, infermiere, attendenti o adetti alle pulizie.

Non parlate mai di fronte a loro; potrebbero anche essere agenti del servizio informazioni che operano in incognito – forse senza nemmeno rivelarsi a altri agenti. Il nemico che vi interroga sarà molto desideroso di convertirvi in un collaboratore. I due metodi principali sono le minacce – di tortura fisica o di morte, per voi o per un altro membro della vostra squadra, o le promesse – di un trattamento migliore, di assistenza medica per qualcuno ferito gravemente e non curato adeguatamente, o qualsiasi altra cosa che sembri allettante. Dopotutto, vi possono promettere qualsiasi cosa – non l’otterrete – in ogni caso.

Cooperazione forzata Queste sono alcune delle tecniche cui i  prigionieri di guerra sono stati sottoposti in tempi recenti.

  1. Tortura. Tecnica: forti slogature di parti del corpo come braccia, gambe, schiena etc. tramite torsione o stiramenti; botte, schiaffi, calci; inserimento di oggetti estranei come schegge di bambù sotto le unghie; scosse elettriche. Effetto: rimanere storpi; parziale, temporanea o totale perdita dell’uso degli arti e dei sensi; perdita del normale funzionamento della mente; dolore acutissimo; diminuzione o arresto della capacità di resistere alle domande di chi vi ha catturato.

  2. Minacce. Tecnica: minacce di una prigionia in isolamento, negazione del rimpatrio, botte per sé o gli altri prigionieri; minacce che riguardano il trattamento futuro; minacce contro la famiglia. Effetto: ansia incontrollabile; perdita di fiducia e di speranza; disperazione.

  3. Trattamenti “salutari”. Tecnica: favori occasionali come consegna di pacchi di cibo o miglioramento delle condizioni di vita; promessa di grandi ricompense. Effetto: si cerca di convincere il prigioniero ad assecondare il nemico; mette il nemico in luce migliore; fa sembrare una cattiva idea il fatto di resistere all’interrogatorio.

  4. Isolamento. Tecnica: totale o parziale isolamento del gruppo, razza, rapporto di collaborazione etc.; o prigionia in assoluta solitudine. Effetto: mantiene il prigioniero lontano da chiunque possa dargli un qualche tipo di conforto: morale, fisico o psicologico.

  5. Dare l’idea che nel campo tutto è sotto controllo. Tecnica: usare informazioni provenienti da varie fonti per far credere al prigioniero che si sanno molte cose, più di quanto in effetti non si sappia. Effetto: rende i prigionieri sospettosi l’uno dell’altro e fa apparire inutile resistere.

  6. Dimostrazione di aver potere di vita o di morte. Tecnica: uso di esecuzioni o della tortura; si introducono, per poi levarle nuovamente, migliori condizioni di vita e di assistenza medica. Effetto: fa pensare che bisogna essere molto prudenti e fa credere che il nemico è davvero il capo.

  7. Peggioramento fisico provocato deliberatamente. Tecnica: interrogatori lunghissimi, lunghi periodi in catene; cibo cattivo. Effetto: forte diminuzione della resistenza all’interrogatorio.

  8. Imposizione di regole e ordini di scarso significato. Tecnica: ferme richieste di collaborazione con istruzioni e dovute cortesie; costringere il prigioniero a scrivere o a ripetere frasi e parole senza senso. Effetto: fa obbedire automaticamente agli ordini.

  9. Diminuire il senso di dignità del prigioniero. Tecnica: mancanza di privacy; scherni e insulti; impedire di lavarsi; mantenere in condizioni di sporcizia, poca igiene. Effetto: umilia il prigioniero e arrendersi gli appare una prospettiva attraente.

  10. Controllo sui sensi fisici. Tecnica: isolare non dando nessun tipo di stimolo o dando tantissimi stimoli, come nessuna luce o rumore, o troppa luce e rumore. Effetto: il prigioniero pensa che il nemico può far di lui quello che vuole, provoca grande sconforto e disperazione.

Il doppio gioco Così come cercherà di convincervi che altri prigionieri hanno collaborato, il nemico cercherà di avere delle informazioni su di loro da voi, il che gli permetterà in cambio di fare delle sottili pressioni su quelli di cui avete parlato. Non concedete alcuna informazione su nessuno dei compagni.

State in guardia State attenti ai falsi questionari “per la Croce Rossa”, per esempio. Le organizzazioni di soccorso non hanno bisogno di sapere altro che il vostro nome, grado, numero di matricola e data di nascita. Qualsiasi informazione forniate su simili moduli è solo ad uso degli ufficiali del servizio informazioni nemico. Non fate mai dichiarazioni di nessun tipo. Né per iscritto, né a voce se può essere registrata.

Il momento cruciale Non cercate di impressionare chi vi interroga vantandovi di cose che voi e la vostra unità avete fatto – che siano vere oppure no. Non vi rilascerà perché vi spacciate per una specie di superuomo. Nello stesso tempo, non cercate di imbrogliarlo fornendogli false informazioni, indipendentemente da quanto abilmente pensate di farlo.

Egli conosce l’insieme delle informazioni e riconoscerà le vostre bugie, e vi farà continuamente le stesse domande, forse a giorni di distanza. Registrerà ogni cosa che dite, e cercherà le differenze nelle vostre risposte. Non guardate negli occhi chi vi interroga. Potreste lasciarvi fuggire delle informazioni senza volerlo. Scegliete un punto tra i suoi occhi o al centro della sua fronte e concentratevi su quello.

Una volta che ha ottenuto di farvi parlare, una persona abile nell’interrogare non ci metterà molto a ottenere da voi la verità. Non mettetevi nelle condizioni di trovarvi a fare conversazione con lui. Lasciate che sia lui a fare tutto il discorso, e limitate le vostre risposte a “No”, e “Non so niente al proposito”. Non abbassate mai la guardia. Potete essere prelevato per un ulteriore interrogatorio in ogni momento, ad ogni ora del giorno e della notte.

Le vittorie Cercate di vincere una battaglia ogni volta che subite un interrogatorio, per piccola che sia. Dopo averla ottenuta, fatelo sapere ai vostri compagni perché si facciano moralmente più forti. Più l’interrogatorio va per le lunghe, più siete sicuro. Altri prigionieri saranno in arrivo e ci sarà bisogno dello stesso tempo per i loro interrogatori, e le vostre informazioni diventeranno sempre più vecchie.

Ciò che renderà più lungo l’incubo è la vostra parziale cooperazione. Un frammento di notizia utile convincerà chi vi interroga di essere sulla buona strada, e andrà avanti finché non otterrà tutto quanto, non importa quanto ci vorrà.