La ricognizione

Il luccichio di un fucile mal mimetizzato, il secco rumore di un ramoscello che si spezza, lo sbattere di munizioni sciolte, lo stagliarsi della figura sulla linea dell’orizzonte sono tutti errori che potrebbero segnalare la posizione durante una ricognizione. Persino la missione di ricognizione apparentemente più semplice richiede massima professionalità e può mettere a dura prova tutte le risorse di un fante.

In questo articolo dedicato alle tecniche di combattimento desidero illustrare come prepararsi alla ricognizione e come raggiungere il proprio obiettivo senza correre rischi. Prima di lasciare le proprie linee, bisogna assicurarsi che ogni membro della pattuglia si sia preparato, vestito, armato ed equipaggiato in modo adeguato.

Bisogna sottoporre ogni vano ad un’ispezione minuziosa: niente deve battere o luccicare, la mimetizzazione deve essere appropriata ed infine nessuno deve portare con sé qualche cosa che in caso di cattura sia fonte d’informazione per il nemico.

Essere pazienti. Al termine dell’ispezione, la pattuglia riceve tutte le informazioni necessarie ed è quindi pronta ad abbamdonare le linee per dirigersi nella Terra di Nessuno. Da questo momento la salvezza dipende dall’impegno, dall’intelligenza e dall’istinto di ognuno. Il nemico deve essere visto o sentito prima che sia lui a farlo. Bisogna cercare di mettersi nei suoi panni in modo da prevenire ogni sua mossa.

E’ importantissimo spostarsi con estrema prudenza, silenziosamente e lentamente. Ciò richiede un’enorme pazienza. Ad ogni sosta, tutti devono sdraiarsi a terra al fine di sfruttare il terreno. Così facendo, la pattuglia sarà in grado di avvistare il nemico senza farsi scorgere da quest’ultimo. Da questa posizione si può scrutare il paesaggio servendosi del mirino della propria arma oppure di un binocolo. Bisogna inoltre prestare attenzione a qualsiasi rumore sospetto.

Non ci si deve muovere finché non si ha la certezza che non vi sia nessuno nelle vicinanze. Lo spostamento deve avvenire con sicurezza e massima rapidità, ma senza per questo provocare inutili rumori. Il tipo di formazione dipende dalle dimensioni della pattuglia e dal terreno che si attraversa. Le formazioni maggiormente usate sono la doppia fila, la fila indiana e quella a diamante. Gli uomini devono tenersi a circa cinque metri di distanza; nell’oscurità la distanza va ridotta ad un metro.

Andata e ritorno. E’ bene stabilire con molta cautela l’itinerario per raggiungere l’obiettivo e, naturalmente, scegliere uno diverso per il ritorno. Il viaggio va diviso in varie tappe, ognuna con una data direzione e lunghezza. In teoria ogni tappa non dovrebbe superare i 1.000 metri. Quando si segue sulla bussola il rilevamento di una tappa, è necessario incaricare l’uomo alle proprie spalle di contare i passi ed un altro uomo di controllarne la precisione.

Ogni tappa dovrebbe terminare in un punto facilmente riconoscibile durante la notte, ma non troppo prevedibile per il nemico che lo tramuterebbe immediatamente in luogo d’imboscata. Al termine di ogni tappa si stabilisce un punto d’incontro (RV) nel caso la pattuglia finisca col disperdersi o che uno degli uomini abbia perso la strada. Durante il viaggio d’andata, la pattuglia si riorganizza all’ultimo RV, mentre al ritorno al primo punto d’incontro, cioè quello più vicino alle propie linee.

Che cosa evitare. E’ meglio stare alla larga da punti d’avvicinamento troppo ovvi, quali sentieri principali o gole profonde, in quanto sono spesso luoghi di pattugliamento permanente da parte del nemico. Invece di camminare sul limitare di una foresta, si può procedere parallelamente ad esso spostandosi di 5 metri circa all’interno. Anche la linea dell’orizzonte è da evitare; se si è comunque costretti ad attraversarla, sarà opportuno ordinare alla pattuglia di strisciare sfruttando qualsiasi riparo a disposizione.

Il pattugliamento diurno è molto più difficile di quello notturno ed è oltremodo importante sfruttare qualsiasi tipo di riparo. Nella giungla vi è così poca luce che è praticamente impossibile perlustrare di notte senza luce artificiale, il che tradirebbe immediatamente la propria posizione. Ecco perché le pattuglie di servizio nella giungla di regola escono durante il giorno quando la visibilità si limita comunque ai 20 o 30 metri.

Affrontare un ostacolo. Le pattuglie sono particolarmente vulnerabili quando attraversano un ostacolo. Il genere di ostacolo varia considerevolmente passando dal semplice ruscello alla rete metallica o al reticolato nemico. Anche la strada ed il sentiero di cui probabilmente si serve anche il nemico devono essere considerati degli ostacoli. Di fronte all’ostacolo, la pattuglia riceve l’ordine di fermarsi e di adottare una posizione di difesa a riccio, quindi deve ascoltare e cercare una qualsiasi traccia della presenza del nemico.

Superare l’ostacolo. La mossa successiva prevede il superamento dell’ostacolo. A questo punto si applicano le regole del fuoco e movimento; nessun membro della pattuglia deve muoversi fino a quando non è coperto dal fuoco fornito dal resto della pattuglia. Mentre gli altri sono pronti a fornire fuoco di copertura, due componenti della pattuglia superano l’ostacolo e via di seguito, finché tutti si sono trasferiti dall’altra parte adottando una posizione di difesa sui 360°.

A questo punto bisogna fare un’altra pausa per controllare che tutti gli uomini abbiano superato l’ostacolo, quindi stare all’ascolto e osservare se vi sono tracce nemiche prima di riprendere lo spostamento.

Segni e segnali. In fase di ricognizione il silenzio è un fattore di vitale importanza. L’esercito britannico ha elaborato una serie di segnali manuali molto utili in queste circostanze. E’ infatti fondamentale che ogni membro della pattuglia sia continuamente informato di ciò che avviene e di ciò che sta per avvenire.

In questo modo tutti sono a conoscenza della presenza di un ostacolo (segnalate incrociando le braccia oppure un braccio ed il fucile) oppure della necessità di cambiare formazione (un braccio in alto per la fila indiana o entrambe le braccia per la doppia fila) e così via.

Questo linguaggio è soggetto a numerose variazioni a seconda delle esigenze raggiungendo livelli sofisticatissimi durante le campagne svoltesi nella giungla. Ad esempio l’ordine di 5 minuti di intervallo per fumarsi una sigaretta mentre il comandante interrogava un’abitante della zona, diventava: cinque dita in altro, due dita appoggiate alla bocca come se tenessero una sigaretta, poi due dita sulle spalle (per indicare le due stellette sulle spalline del comandante del plotone) seguite da un movimento delle mani ad indicare le rotondità di un seno femminile.

Le prove. La fase più importante di una ricognizione è ovviamente l’azione sull’obiettivo. Nei limiti del possibile, questa operazione deve essere provata e riprovata minuziosamente affinché ognuno conosca il proprio ruolo. Nel caso di una pattuglia di ricognizione, può trattarsi semplicemente di osservare ed ascoltare al fine di riportare il maggior numero di informazioni, ma se si parte con una pattuglia da combattimento, i compiti possono essere più complessi e pericolosi, ad esempio catturare un prigioniero oppure distruggere un avamposto.

Si deve inoltre provare ciò che si farà nel caso si incontri il nemico. Solitamente si hanno più alternative a disposizione e la scelta è dettata dalle particolari circostanze. Ogni azione prevede comunque i seguenti punti: assalto immediato qualora il nemico fosse molto vicino; buttarsi a terra e rispondere al fuoco nemico dando al comandante del plotone il tempo di decidere la mossa successiva; oppure lanciare delle granate (anche fumogene al fine di coprire un’eventuale ritirata) e quindi dirigersi di corsa verso un punto prestabilito.

Se la pattuglia ha la sfortuna di avere dei feriti, questi non devono essere assolutamente abbandonati non solo per motivi morali, ma anche di sicurezza negando al nemico qualsiasi tipo di informazione. Durante il percorso di andata può capitare di dover lasciare un ferito – solitamente accompagnato da un uomo che si prenda cura di lui – che verrà raccolto lungo la via del ritorno. Un ferito può essere trasportato da due uomini facendolo sedere su un fucile.

La sicura via del ritorno. Il viaggio di ritorno può presentare rischi maggiori rispetto all’andata. E’ probabile che il nemico sia stato avvertito della presenza nemica e che le sue pattuglie siano pronte ad aspettarvi lungo la via del ritorno. Il nemico potrebbe lanciare dei razzi illuminanti, nel qual caso si ha solitamente il tempo di buttarsi a terra prima che il razzo abbia il suo effetto. Se invece si viene colti in campo aperto, la cosa migliore da fare è bloccarsi immediatamente.

Attenzione alle trappole. Le trappole al magnesio sono ancora più pericolose in quanto è praticamente impossibile avvistarle a meno che non ci si muova lentamente, agitando un bastone all’altezza della caviglia cercando di sentire il filo che le fa scattare. Si tratta di razzi al magnesio collegati ed innescati da un lungo filo che può essere teso sino a 10 o 15 metri nei pressi dei sentieri o dei punti d’avvicinamento più probabili.

Sono molto sensibili ed è facile farli scoppiare. Solitamente si trovano vicino alle postazioni difensive per segnalare con notevole anticipo l’avvicinamento di truppe nemiche. Ci si può quindi aspettare che siano tenuti sotto tiro. Se si fa esplodere un razzo, bisogna allontanarsi immediatamente dalla zona per evitare di far scorgere i contorni della propria figura.

La ricognizione è un’operazione complessa e impegnativa. Solo militari di carriera altamente specializzati possono portarla a termine con successo. Conoscere l’arte della ricognizione significa essere sulla buona strada per vincere una campagna.