Electronic Heroin

Nella compagine militare cinese esiste una realtà che racconta degli effetti distruttivi esercitati dall’abuso della dimensione cyber nella società, soprattutto tra i giovani, e che ha determinato la creazione di un reparto specializzato nella disintossicazione da internet.

Questo reparto è il “Centro per il trattamento della dipendenza da internet”, situato nel quartiere operaio di Daxing e dipendente dall’ospedale militare di Pechino. Il fondatore e direttore del Centro è il Colonnello Tao Ran, psichiatra, Ufficiale dell’Esercito Popolare di Liberazione e membro del Partito Comunista Cinese.

In Cina il problema della dipendenza dalla rete ha assunto dimensioni epocali: sarebbero milioni le persone totalmente assuefatte al web. Le persone diventano incapaci di intrattenere relazioni sociali con persone in carne ed ossa e gli unici rapporti di amicizia che stringono sono sui forum o nelle chat della rete.

Tao Ran sostiene, inoltre, che il 76% dei crimini commessi in Cina è da ricondurre a stili di vita acquisiti attraverso internet, in cui il modello vincente è quello delle gang. Con toni che sembrano velatamente propagandistici, lo psichiatra arriva ad affermare: “Questi giovani che vivono sempre a contatto con il computer idealizzano la mafia e hanno difficoltà a distinguere la realtà dalla finzione. Commettono crimini brutali come quelli comuni negli Stati Uniti.”

Questa ondata di violenza di origine cibernetica dilaga nelle famiglie, ove i figli soggiogati da chat, social network e videogiochi, si rivoltano contro i genitori che tentano di distoglierli dall’azione ipnotica dello schermo, al punto di aggredirli fisicamente. Sembra di assistere agli effetti devastanti della droga quando arriva a minare, in modo irreversibile, i rapporti parentali ed amicali per la necessità di procurarsi una dose.

E come drogati, il Governo di Pechino ha deciso di trattare i cyber-intossicati, istituendo centri di recupero dove genitori disperati possano condurre (spesso con l’inganno) i propri figli per un recupero anche coercitivo. Ecco, allora la scelta di affidare ad una struttura militare il compito di ricondurre alla realtà queste menti perdute, applicando metodi e procedure peculiari delle Forze Armate.

Nella struttura, capace di ospitare fino a 130 pazienti, il rigore è la regola. Il trattamento combina un duro addestramento militare con le metodologie classiche per la cura delle dipendenze patologiche. Alle 6.30, al suono di un fischietto, i pazienti saltano dalle brande e si allineano nei corridoi, indossando capi di vestiario militare sono sottoposti ad un appello che si ripete per cinque volte nell’arco della giornata.

Hanno 20 minuti per lavarsi e fare adunata nel cortile interno alla struttura, dove effettuano allenamenti scanditi da ordini, nell’aria grigia e piena di smog di Pechino. La formazione presso il Centro ha tre obiettivi: imparare a riconoscere l’autorità, rinforzare il fisico e rispettare una routine molto semplice.

Per gli ospiti le cose più difficili sono sopportare la noia e controllare i propri istinti. Seguono una terapia di gruppo, ore di lezione e, alle sette di sera, sono autorizzati a vedere solo il telegiornale: il divieto di utilizzare un computer, ovviamente, è assoluto. Nell’intezione del programma di rieducazione, i cosiddetti “tempi morti” dovrebbero essere utilizzati per allacciare dei rapporti tra persone reali.

Per ogni mese di terapia sono richiesti l’equivalente di 1400 euro, vitto escluso; anche le visite mediche ed i medicinali (per lo più ansiolitici), somministrati due volte al giorno, sono contabilizzati come extra. Alcune famiglie arrivano a pagare oltre 1800 euro al mese.

Tale dipendenza è la conseguenza di una moda generazionale ed è strettamente legata a una carenza affettiva e ad un eccesso di pressione a volte intollerabile. Ecco perché, in molti casi, davanti a questo clima famigliare esplosivo i giovani si rifugiano nel mondo virtuale.

Una prima riflessione che sorge spontanea è che le drastiche soluzioni dei Centri come quello di Daxing rimandano immediatamente alle comunità terapeutiche come quella di S. Patrignano, passata alla storia, nel bene e nel male, per i suoi successi e per i metodi coercitivi utilizzati per il recupero dei tossicodipendenti. Anche a Daxing vi è una percentuale di guarigioni e una, peraltro minore, di fallimenti.

Nel merito di quando un individuo debba essere considerato o meno dipendente da internet, Tao Ran considera dipendenza l’uso del web per 6 ore al giorno per 3 mesi consecutivi.

Il sociologo neozelandese Trent Bax, tra i principali contestatori dei metodi adottati da Tao Ran, afferma:”Nelle società asiatiche l’apprendimento ed il successo scolastico sono un’ossessione. E’ per questo che viene considerato dipendente un ragazzino che gioca al computer sei ore al giorno, mentre viene considerato del tutto normale uno che passa dieci ore davanti allo schermo per studiare…”

A questo punto viene da domandarsi dove sia il limite tra “applicazione” e “dipendenza”. I programmatori, gli hacker, gli analisti, i tecnici impegnati a sviluppare “bombe logiche” per sabotare sistemi o raccogliere dati informativi, concentrati per 8-10 ore al giorno alla propria postazione di lavoro, sono dei professionisti o dei “tossici” del computer?

Aldam Z., Fuori dal tunnel del web, GEO, novembre 2015