Demenze con corpi di Lewy

Si tratta di una sindrome clinica, con quadro neuropatologico caratteristico, che si presenta con deterioramento cognitivo, sintomatologia psicotica e parkinsonismo, in genere fluttuanti, soprattutto all’esordio. I corpi di Lewy sono caratteristiche inclusioni neuronali intracitoplasmatiche, di aspetto rotondeggiante.

Descritti in origine nella sostanza nigra da Lewy nel 1912 e poi considerati come specifici del Parkinson idiopatico, si riscontrano in diverse altre patologie neurodegenerative tra cui la DA, e anche nel cervello senile. La loro distribuzione è variabile: la diagnosi neuropatologica della sindrome di DcL si basa sul riscontro diffuso delle inclusioni, in sede corticale e subcorticale.

Strutturalmente, i corpi di Lewy sono accumuli di proteine filamentose degenerate. Il costituente principale è l’-sinucleina, una proteina coinvolta nelle funzioni di trasporto assonico. Sono state descritte forme familiari di morbo di Parkinson idiopatico che dipendono da mutazioni nel gene dell’-sinucleina, in cui la demenza è segnalata occasionalmente.

Sono stati pubblicati dei criteri di consenso internazionale per la diagnosi clinica della sindrome. L’accuratezza diagnostica, rispetto alla verifica neuropatologica, è limitata da una sensibilità piuttosto bassa a fronte di un specificità, invece, elevata. La diagnosi di DcL probabile si basa sul riscontro di almeno 2 dei seguenti attributi:

  • Allucinazioni visive strutturate ricorrenti

  • Segni di compromissione extrapiramidale, solitamente modesti e spesso slatentizzati da una terapia neurolettica

  • Fluttuazioni dei deficit cognitivi, e/o dell’attenzione, e della vigilanza

Nei pazienti affetti da una sindrome demenziale, le alterazioni di tipo extrapiramidale sono state descritte in una percentuale variabile tra il 30% e il 60%. Di fronte ad una demenza complicata da disturbi di tipo extrapiramidale, la diagnosi di una DcL probabile dovrebbe essere formulata solo dopo aver ricercato ed escluso con ragionevolezza una DV oppure un morbo di Parkinson o una sindrome parkinsoniana atipica e anche una DA.

I pazienti con DcL mostrano, in generale, una risposta variabile alla terapia sostitutiva con L-dopa. Gli effetti cognitivi degli inibitori dell’AchE potrebbero essere, invece, potenziati. Pe il trattamento dei disturbi comportamentali, la clozapina, non essendo caratterizzata dal blocco dopaminergico di tipo D2, potrebbe essere il farmaco più indicato, ma possiede una spiccata azione anticolinergica che ne limita considerevolmente l’impiego.