Demenze frontotemporali

All’inizio del XX secolo, Arnold Pick fu il primo a richiamare l’attenzione sulle atrofie lobari circoscritte come possibile causa di una demenza, contrapponendole alle forme di atrofia diffusa, poi inquadrata nella DA. Alzheimer, nel 1911, descrisse la presenza di alterazioni neuronali caratteristiche (poi denominate cellule e corpi di Pick), insieme al riscontro assai scarso di reperti tipici della DA.

I tentativi successivi di differenziare su basi cliniche tra una malattia di Pick con le lesioni neuronali e un’atrofia o sclerosi di Pick senza caratteri istopatologici specifici, si rivelarono tuttavia insoddisfacenti. Nel consenso internazionale più recente, il termine DFT ha assunto valore sindromico e annovera una serie di entità cliniche, sulle quali non vi è certezza di autonomia nosografica.

Accanto alla forma di DFT classica, i principali sottotipi clinici descritti nel gruppo includono: l’afasia primaria progressiva, la demenza semantica, la variante con malattie del motoneurone e il complesso DFT-parkinsonismo a carattere familiare, legato al cromosoma 17.

Le DFT hanno carattere sporadico e familiare. Le forme familiari sono state segnalate soprattutto nei paesi del nord dell’Europa, dove sembrano rappresentare circa la metà di tutti i casi ad insorgenza presenile. I reperti neuropatologici sono eterogenei: l’atrofia interessa tipicamente la regione fronto-temporale, più spesso asimmetrica nei due emisferi, ma può variamente estendersi in sede subcorticale, anche ai motoneuroni spinali e con risparmio abbastanza caratteristico dei nuclei colinergici.

L’alterazione fondamentale sembra dipendere da una patologia del citoscheletro: forme di fosforilata in modo abnorme sono state riscontrate tra i costituenti principali delle inclusioni cellulari, insieme all’ubiquitina e ad altri tipi di proteine. Sono state descritte, finora, oltre 20 mutazioni e alcuni polimorfismi del gene sul cromosoma 17 – feno- tipicamente eterogenei anche nella stessa famiglia, più spesso associati a deficit di tipo extrapiramidale con e senza demenza – da cui dipendono circa il 25-45% delle forme familiari di DFT, mentre in un numero limitato è stata dimostrata un’associazione con il cromosoma 3.

L’attributo fondamentale per la diagnosi clinica di una classica forma di DFT è la presenza di una sindrome frontale: nella variante orbito-frontale prevalgono i disturbi della condotta sociale con impulsività, turbe ossessive, comportamenti agitati, stereotipati e socialmente inadeguati, mentre la sindrome frontale dorsomediale-dorsolaterale si presenta con bradicinesia, apatia, mutismo, ritiro sociale, apatia e disorganizzazione del pensiero.

Le forme di memoria correlate con la funzionalità prefrontale – in particolare la memoria di lavoro e anche la memoria semantica – sono compromesse e dovrebbero sempre essere valutate nei pazienti. Gli interventi farmacologici specifici sono limitati al controllo dei sintomi non cognitivi con terapie a base di neurolettici, specie di nuova generazione. Non sembra esserci razionale per l’utilizzo di inibitori delle AchE.