Etica della cura medica: La struttura bipolare della cura

La cura, al di là di differenti esemplificazioni storiche e culturali, che attengono quindi al piano degli scopi, contribuisce a definire l’ identità stessa della medicina, alla quale in quanto finalità specifica è intrinsecamente legata.

A sua volta tale finalità non si presenta in modo univoco, ma poggia su una sorta di struttura bipolare. Servendoci dell’inglese, potremmo dire che l’ attività medica ruota intorno ai due poli di to cure e to care, ove il primo verbo allude all’intervento medico di tipo strettamente diagnostico- terapeutico, volto a contrastare la malattia e a ripristinare, per quanto possibile, l’integrita’ psicofisica del paziente; il secondo sottolinea maggiormente l’ importanza del prendersi cura, dedicando tempo alla relazione con il paziente, coltivando la comunicazione, sviluppando una propensione empatica alla comprensione del suo stato di sofferenza e vulnerabilità.

A ben vedere, la presenza di questa duplicità di dimensioni e la loro reciproca implicazione contraddistinguono da sempre l’ attività medica, anche se l’ implicazione può svolgersi secondo gradi assai diversi, vuoi attraverso la ricerca di un possibile equilibrio, vuoi al contrario facendo prevalere una dimensione sull’ altra.

Warren Thomas Reich ha cercato di rendere conto di ciò che qui è stata denominata la struttura bipolare della cura ricorrendo alla distinzione heideggeriana tra besorgen e fursorgen, traducibili rispettivamente con “ pro-curare” e “ prendersi cura”: nel primo caso la cura si rivolge agli enti mondani, nel secondo invece s’indirizza ad altri esseri incontrati nel mondo.

Per Reich la distinzione può essere resa con taking care o f ( è il provvedere a qualcosa, l’occuparsi di qualcosa) e con caring for/about, nel senso di preoccuparsi di qualcuno, provare sollecitudine per qualcuno.

Trasferita alla medicina, la duplice polarità da un lato implicherà il provvedere al proprio compito con diligenza, con precisione, con competenza: è l’antica philotechnia, l’amore per l’arte, che richiede al medico di essere esperto, ben formato  con competenze specialistiche molto approfondite, dotato di abilità diagnostiche e terapeutiche ( in ciò risiede la virtù della competenza); l’altro polo è costituito dalla capacità del medico di prendersi cura della soggettività e dei bisogni del malato e di prestargli ascolto, perché la malattia non si limita a produrre delle alterazioni organiche e funzionali, ma comporta uno sconvolgimento nell’esperienza di vita del malato, nella sua storia personale, nelle sue relazioni.

La sottovalutazione di questo secondo polo della care è stata criticata da più parti, e con buone ragioni: la cura nella sua integralità non si esaurisce nel trattamento terapeutico di una certa patologia o di un danno organico o funzionale, prodotto da un trauma; essa richiede offerta di assistenza e aiuto, tant’ è che anche quando l’intervento medico non sia più in grado, in quanto to cure,  di contrastare la malattia, a quel punto definibile come inguaribile, esso però può e deve continuare a prendersi cura( to care) del paziente.

L’impossibilita’ della guarigione, insomma, non fa venir meno l’importanza della cura, come viene ben esemplificato dalla medicina palliativa o dall’assistenza ai malati cronici.

Naturalmente il riconoscimento della centralità sul piano clinico del malato (del singolo malato)e la rilevanza del prendersi cura di lui e della sua malattia costituiscono una dimensione irrinunciabile della professionalità medica, a patto che tale dimensione poggi su adeguate conoscenze scientifiche, su metodiche sperimentalmente rigorose e attendibili, su buone pratiche frutto di continui aggiornamenti da parte della comunità scientifica.

Riaffiora così la struttura bipolare; detto altrimenti e prendendo spunto dalla distinzione aristotelica, i due poli per il medico sono costituiti dalle virtù etiche della compassione, del rimanere fedeli alla fiducia riposta dal paziente, dall’integrita’, da un lato, e dalle virtù dianoetiche della competenza medica e dalla saggezza pratica, dall’altro.

Antonio Da Re, Etiche applicate, Carocci editore, Roma, 2018