Il linguaggio

Dal punto di vista linguistico l’invecchiamento produce delle modificazioni soprattutto a livello lessicale. Le prove per valutare tali capacità si riferiscono alla denominazione di oggetti o figure e al test di fluenza, dove un soggetto in un tempo determinato deve produrre un maggior numero di parole seguendo particolari criteri (per categoria, per lettura etc.).

Quest’ultima prova implica l’utilizzo di un linguaggio spontaneo, nel quale è il soggetto stesso a recuperare l’informazione, selezionandone l’immagine corrispondente al nome. Sulla denominazione di oggetti o figure i dati in letteratura sono assai discordanti. Ciò che è universalmente accettato, invece, sono le capacità, al di sotto della media, dell’anziano di svolgere compiti di fluenza.

Il numero di risposte date sono quantitativamente inferiori rispetto ad un soggetto più giovane, mentre qualità, frequenza d’uso e relazione semantico-lessicale non subiscono significative alterazioni. L’abilità di scrittura sembra non decadere con l’età.

Luzzati e coll. determinarono in una loro ricerca, che i soggetti anziani riuscivano ottimamente a scrivere le parole regolari. La scolarità influiva solo nella scrittura di parole ortograficamente ambigue, sulle non parole e sulle parole prestito. L’età, invece, influiva nella scrittura di non parole. Quest’ultimo risultato non ha riscontrato una spiegazione scientificamente supportata: un’ipoacusia o un decadimento della memoria a breve termine possono essere tutte spiegazioni possibili di tale decadimento.

Per quanto riguarda la capacità di lettura non decade con l’invecchiamento.