La memoria

Vari studi sono stati svolti al fine di comprendere la localizzazione reale del decadimento mnestico dell’anziano. Welford attribuiva al declino mnestico la mancanza di esercizio e il disuso. Altri studiosi si sono focalizzati sulla velocità di recupero degli anziani, attribuendone a quest’ultima una fondamentale determinante per spiegare il loro deficitario rendimento nelle prove che occorrevano un’esecuzione di risposta rapida.

Il rallentamento cognitivo dell’anziano non implica necessariamente un corrispettivo deficitario nelle performance, ma semplicemente una maggiore risorsa di tempo nelle risposte. Salthouse e Kail hanno tentato di spiegare il declino mnestico dell’anziano attraverso l’ipotesi della velocità di elaborazione.

Con tale ipotesi si prendeva in considerazione il processo di attivazione semantica ed il rehearsal, processo di spostamento dell’informazione della memoria a breve termine alla memoria a lungo termine. La velocità, quindi, diventa un mezzo di trasposizione quantitativa di più informazioni determinando, non solo un maggior ricordo dell’informazione a breve termine, ma anche un maggior immagazzinamento a lungo termine.

Attraverso il modello di Amoretti si può delineare un quadro chiaro dei processi che potrebbero influenzare un decadimento mnestico degli anziani. La percezione è il primo importante fattore del perché uno stimolo venga elaborato: gli organi sensitivi, strumento fondamentale della percezione, con l’età tendono a perdere la loro efficacia (l’udito perde di acuità, la vista tende a diminuire etc.)

Inoltre è ricorrente come l’anziano non riesca più a percepire le cose nella loro globalità, ma tenda a focalizzarsi sui dettagli che spesso sono troppo pochi perché si possa definire la figura creando una vera e propria distorsione dell’immagine percepita. La percezione è comunque strettamente connessa alla velocità di elaborazione che, come citato poc’anzi, tende a diminuire con l’età.

L’attenzione è la terza componente rilevante per una corretta fissazione dello stimolo: ciò che è conservata è l’attenzione selettiva, quindi, il prendere in considerazione solo parti dell’immagine, mentre l’attenzione divisa, quindi la capacità di prestare attenzione a due compiti contemporaneamente e l’attenzione sostenuta, che implica la capacità di distribuire l’attenzione per lungo tempo sul compito, tende a decadere con l’età.

Da queste prime considerazioni sembra chiaro quanto un soggetto anziano, rispetto ad uno giovane, abbia meno possibilità di acquisizione di uno stimolo e che quindi abbia una minore accessibilità alla fase della codifica. In questa fase sono tre i fattori scatenanti che determinano un deficit nell’anziano:

  • Una riduzione della capacità della Working Memory

  • Una maggiore lentezza nella scelta di strategie più ottimali al fine di una corretta esecuzione;

  • Una scarsa conoscenza del funzionamento mnestico che non permette quindi l’attivazione di strategie adeguate di codifica.