Neuropsiclogia

Quando si parla di invecchiamento ci riferiamo ad un processo di cambiamento che trova la sua collocazione in una dimensione multifattoriale non ancora ben definita. Origini biologiche e ambientali sono fattori determinanti, anche se ci sono variabili da ricercare al fine di capire quali tipi di fattori determinano questo cambiamento, se sono universali ed uniformi per tutti e, quanto, le esperienze personali possono influenzare la sua evoluzione. Numerosi sono gli studi che si sono impegnati a ricercare una connotazione teorica ed applicativa nel contesto dell’invecchiamento.

Horn e Cattell distinguevano l’intelligenza in fluida e cristallizzata: la prima decadeva con l’età, quindi il soggetto che invecchia non è più in grado di utilizzare le informazioni disponibili per la concettualizzazione e la risoluzione dei problemi; l’intelligenza cristallizata, invece, non decade e fa si che le informazioni ben apprese rimangano conservate.

La neuropsiclogia cognitiva utilizza il concetto di modularità per definire il processo d’invecchiamento (Fodor, 1983; Shallice, 1988): secondo questa teoria i processi mentali sono suddivisi in moduli specifici il cui funzionamento è indipendente l’uno dall’altro. Il funzionamento cognitivo normale è il risultato di un lavoro contemporaneo e parallelo di questi moduli che, se lesionati, determineranno specifici deficit in relazione alla sede della lesione.

Tale teoria è supportata dai concetti di dissociazione e di doppia dissociazione. La dissociazione si riferisce al deficit di una componente funzionale in relazione ad una componente funzionale conservata; la doppia dissociazione invece, si determina quando le due condizioni A e B sono indipendenti, quindi, è possibile riscontrare la componente A in presenza o assenza della componente B, ma anche la componente B in presenza o assenza della componente A.

La teoria estremista della modularità di Fodor ha portato altri autori a collocarsi in posizioni più moderate, ad esempio la distinzione dei tre moduli per Moscovitch e Umiltà e la teoria connessionista di Farah e McClelland (1991). Tali teorie non sembrano avere avuto un supporto scentifico se rapportate al deterioramento dementigeno proprio della malattia di Alzheimer, per il quale, in un contesto patologico generalizzato si delineano moduli il cui funzionamento è preservato.

Dal punto di vista neuropsicologico ciò che ormai sembra fondato, anche attraverso il supporto di esami neuroradiologici, è il ruolo giocato dal lobo frontale o più precisamente dalla corteccia prefrontale. Questa sembra, infatti, la prima struttura a decadere durante il processo di invecchiamento: l’anziano, infatti, perde le sue funzioni esecutive, quindi non è in grado di pianificare e programmare strategie concettuali ed astratte. Ciò che determina un invecchiamento normale è il decadimento delle funzioni esecutive e dei meccanismi di controllo.

Atkinsons e Shiffrin (1968), che per primi si avvalsero esplicitamente del concetto di “processi di controllo”, li definirono come “processi transitori sotto il controllo diretto del soggetto”. Successivamente Shallice e Normann (1986) proposero un modello del controllo intenzionale dell’azione. Tale modello implica la suddivisione in tre livelli: il livello inferiore è adibito all’elaborazione, le cui operazioni vengono influenzate da schemi di pensiero e di azione; quello intermedio riguarda l’azione che può essere di modalità automatica, guidato da un sistema di selezione competitiva che inibisce o attiva schemi comportamentali e di modalità attenzionale controllato attraverso il sistema di supervisione attenzionale (SAS, Supervisor Attentional System) che modula il processo di selezione del sistema di selezione competitiva.

I meccanismi di controllo sono anche responsabili della cosiddetta flessibilità cognitiva e cioè della capacità di spostare l’attenzione da un compito all’altro. Tale flessibilità può essere di tipo reattivo (cambiare set di risposta), sotto il controllo dei gangli della base, e di tipo spontaneo (produrre un set di risposte differenti), sotto la responsabilità dei lobi frontali. Connesso al deterioramento cognitivo nell’anziano si prenderanno in esame quelle che sono le principali funzioni che sembrerebbero avere una correlazione lineare con l’invecchiamento.

La memoria ….

Amoretti G., Processi cognitivi nell’invecchiamento normale e patologico, in Moderato P., Rovetto F. (Eds), Psicologo: verso la professione McGraw-Hill, Milano, 1997.