Confusione

Il concetto di confusione si è sviluppato inizialmente in Francia (confusion mentale) e poi in Germania (Verwirtheit) nel diciannovesimo secolo. Si tratta di un termine definito in modo impreciso, che si riferisce ai sintomi soggettivi e ai segni obiettivi che indicano la perdita della capacità di un’ideazione chiara e coerente.

Si tratta di un termine puramente descrittivo e non si applica soltanto all’ottundimento della coscienza. Quando fu chiesto ai medici, psichiatri e infermieri cosa significasse confusione, si riscontrò una notevole discordanza. Il termine dovrebbe essere usato soltanto se chiaramente definito.

Si verifica con uno scadimento della coscienza negli stati acuti organici e con lo sconvolgimento dei processi di pensiero dovuto a danno cerebrale negli stati cronici, ma è riscontrabile anche in condizioni non organiche. Quindi, la confusione del pensiero può verificarsi come componente del quadro nelle psicosi funzionali, e associata a emozioni molto forti nei disturbi nevrotici. Il termine quindi dovrebbe essere usato semplicemente per descrivere questi disturbi del pensiero e non come un termine patognomonico per le psicosindromi organiche.

Per semplificare, quindi, la confusione del pensiero può essere descritta come presente sia quando la persona descrive il proprio modo di pensare come confuso, sia quando un osservatore esterno giudica che i processi di pensiero sono disturbati e confusi. Fenomenologicamente, tuttavia, è una semplice descrizione dell’esperienza del paziente o dell’osservazione del medico.