False Memory Syndrome – Sindrome del falso ricordo

Negli anni settanta molti studiosi hanno promosso una teoria, chiamata “teoria della visione costruttiva della memoria” (da qui il termine “costruttivismo”); essa afferma che il ragionamento influenza la memoria, in contrasto con l’opinione predominante per cui la memoria sostiene il ragionamento. In particolare, Bransford e Franks  hanno notato l’importanza dei desideri e delle credenze personali nel recupero dei ricordi.
Oggi, in alcuni ambienti accademici, il costruttivismo ha perso plausibilità: si ritiene che la memoria non sia sempre “ricostruttiva”, poiché nella maggior parte dei casi essa è ritenuta autentica. Le teorie a sostegno di una memoria solo ricostruttiva o solo riproduttiva presentano, a detta delle opposte scuole di pensiero, lacune in molti punti; per questa ragione gli esperti affermerebbero che la memoria può essere talvolta riproduttiva e talvolta ricostruttiva.

È dunque estremamente difficile valutare la veridicità di una memoria, ed è inaccettabile escluderla a priori. D’altra parte, costringere una persona a recuperare un ricordo doloroso può essere un gesto di violenza inaudita. Nel caso di memorie infantili, bisogna sottolineare che i bambini sono più facilmente suggestionabili, e particolarmente vulnerabili se interrogati in modo pressante e allusivo; inoltre, i bambini possiedono notoriamente molta immaginazione.
Di conseguenza, un’interrogazione stringente potrebbe suscitare risposte inaffidabili perché non spontanee. Infine, non è raro che i soggetti affetti da complessi di inferiorità – o comunque in cerca di attenzione – giochino la carta dell’abuso sessuale per accattivarsi la simpatia e la compassione delle persone. Altri soggetti, di debole personalità e scarsa autostima, potrebbero inventarsi falsi ricordi allo scopo di danneggiare altre persone per le quali nutrono sentimenti avversi come l’invidia.

Ancora, individui particolarmente instabili potrebbero inventarsi una memoria non perché l’hanno sperimentata, ma perché hanno immaginato o temuto quell’evento a tal punto da concretizzarlo. La sincerità di un ricordo è quindi estremamente relativa; nei casi giuridici – in cui determinare il grado di verità di un ricordo è di importanza fondamentale – bisogna procedere con cautela.

Questo tema è oggi al centro di un acceso dibattito in psichiatria e in psicologia clinica. Quanti lavorano con le vittime di esperienze traumatiche hanno osservato nei loro pazienti il recupero di ricordi secondari nel corso di sedute cliniche dopo un’apparente amnesia psicogena durata molto tempo, talvolta per decenni.

Il recupero dei ricordi è stato associato in modo particolare alla ricomparsa di ricordi legati a un abuso sessuale infantile. Brewin (1996) fa una rassegna delle osservazioni scientifiche in cui questi avvenimenti sono “dimenticati” per poi essere recuperati dopo molti anni, e dei meccanismi che potrebbero spiegare questa amnesia.

L’autore giunge alla conclusione che è possibile un recupero di ricordi da una condizione di completa amnesia, e che tali reminescenze alle volte si rivelano sostanzialmente veritiere. D’altra  parte, queste “memorie” possono in alcuni casi dimostrarsi del tutto o parzialmente inesatte.

L’espressione sindrome da falso ricordo è entrata in uso nel 1992, con la nascita della False Syndrome Foundation istituita per rappresentare gli interessi di quei genitori che erano stati accusati di abusare sessualmente dei figli. Secondo Merskey (1998), i soggetti che soffrono di questa sindrome sono tipicamente donne, coinvolte in una qualche forma di psicoterapia.

Denunciano un abuso sessuale subito in età infantile che è stato dimenticato per riaffiorare solo in età adulta, dopo una rimozione durata da otto fino a quarant’anni. L’ipotesi è che queste “memorie” si siano instaurate nel corso della terapia attraverso un processo di suggestione simile a quello che probabilmente interviene nel disturbo di personalità multipla.

Gli asili nido si sono dimostrati ulteriori contesti in cui si è riscontrata la comparsa di falsi ricordi, quando diversi operatori hanno patito accuse tanto gravi quanto ambigue. Queste rappresentano i due opposti punti di vista sostenuti con grande veemenza dalle diverse parti in causa. E’ probabile che a volte un trauma infantile venga ricordato solo in età adulta, anche se non è un fenomeno così frequente. E’ anche possibile che in alcuni casi individui adulti ricordino eventi traumatici che non sono mai accaduti.

Joseph Sandler, Peter Fonagy, Il recupero dei ricordi di abuso. Ricordi veri o falsi?, 1ª edizione, Milano, Editore Franco Angeli, 2002