Storia delle prime terapie della Sclerosi multipla

Una visione delle terapie della S.M. permette di conoscere il pensiero dei primi medici interessati alla malattia e può aiutare ad evitare degli sforzi inutili e degli errori del passato.

Le terapie della S.M. sono state generalmente fondate sui concetti in auge a quel tempo sulla causa o sul meccanismo di sviluppo della malattia. Nel 1860 le prime descrizioni microscopiche delle lesioni della S.M. evidenziarono la presenza di componenti infiammatorie che vennero imputate ad una infezione. Negli stessi anni si notò che i capillari sanguigni erano bloccati da accumuli di leucociti e si pensò che questo potesse contribuire allo sviluppo delle lesioni.

Già prima del 1900 fu elaborata una teoria secondo la quale la S.M. era dovuta alla degenerazione delle cellule gliali, conseguente ad una anomalia congenita. Dopo il 1900 il ruolo della distruzione della mielina (demielinizzazione) fece la sua comparsa nelle teorie sulla malattia. Si postulò che un “fermento lipolitico” (un enzima che dissolve i grassi) passasse dal sangue nel SNC e attaccasse la mielina.

Dal 1920 le caratteristiche microscopiche della S.M. furono meglio conosciute e la disseminazione delle lesioni fu interpretata come l’indicazione della possibile esistenza di una causa generale metabolica o tossica. La teoria infettiva riapparve intorno alla metà degli anni ’30 allorché si scoprì che l’encefalite che seguiva alcune infezioni virali e alcune vaccinazioni ricordava, per alcune caratteristiche microscopiche, la S.M.

Temi ricorrenti nella prima parte del secolo furono le carenze nutritive, le carenze vitaminiche, l’aumento delle lipasi (enzimi che metabolizzano i grassi), e l’associazione con altre malattie, compresa la tubercolosi. Teorie più recenti, fino al 1950, chiamano in causa alterazioni metaboliche, carenze di elementi in tracce, quali alcuni metalli, alterazioni dei vasi sanguigni, infezioni virali, infiammazioni allergiche.

Dal 1869 in poi Charcot, il grande neurologo francese, utilizzò cloruro d’oro, solfato di zinco, stricnina, nitrato d’argento e stimolazione elettrica, non ottenendo alcun miglioramento o, nel migliore dei casi, solo temporanee attenuazioni della sintomatologia. Nel 1884 Charcot aggiunse alla sua lista l’uso della belladonna, dell’ergotamina, del bromuro di potassio e l’idroterapia. Egli concludeva: “i risultati dei trattamenti finora provati sfortunatamente non sono stati molto favorevoli”.

La motivazione razionale per l’utilizzo della maggior parte di questi rimedi è evidente. Sono compresi medicamenti alternativi, antinfettivi, antinfiammatori, agenti fisici, trattamenti psichiatrici ed alcuni basati su concetti non identificati.

L’infezione come causa della S.M. fu la più importante teoria del passato, tanto che un grande numero di pazienti fu sottoposto a trattamenti antinfettivi. Dapprima prevalse la convinzione che l’agente infettivo fosse una spirocheta e si usarono il salvarsan e la piretoterapia. Altri trattamenti antinfettivi utilizzati nella S.M. a quel tempo (antimonio, Atoxyl, Germanina) erano generalmente impiegati contro le malattie dovute ad altri protozoi, come quelli responsabili della malattia del sonno africana.

In secondo ordine per numero di pazienti ad essi sottoposti, venivano i trattamenti antinfiammatori: si utilizzarono salicilato di sodio, fibrolisina ed i raggi X. L’85% dei trattamenti tentati dopo Charcot consisteva in queste terapie antinfettive ed antinfiammatorie; fu osservato un miglioramento in meno della metà dei pazienti. I medicamenti alternativi erano sostanze alle quali si attribuiva un’azione nutritiva e di riparazione, inclusi i “tonici” e gli “stimolanti”; la maggior parte delle sostanze utilizzate da Charcot apparteneva a questa classe.

I medicamenti alternativi della S.M. in uso tra il 1890 e il 1935 erano il mercurio, l’arsenico, lo ioduro di potassio, una mistura di Sali metallici, il solganal (un preparato a base di oro), il chinino e l’estratto di fegato. Gli agenti fisici comprendevano la neurochirurgia, l’estrazione dentale e tonsillare, la luce ultravioletta, l’arco carbonico e le frequenti punture lombari. L’ipnosi e l’idroterapia erano le tecniche psichiatriche utilizzate.

Sostanze utilizzate senza una specifica base razionale erano il torio, il Tetrophan, il collargolo, la nucleina e gli impianti d’organo (fegato e milza). Con il passare del tempo tutti questi trattamenti sono stati abbandonati in quanto inefficaci nel modificare il decorso naturale della S.M., benché con il loro uso si ottenne un miglioramento nel 48% dei pazienti.

E’ interessante notare che uno di questi trattamenti risultò in grado di indurre un miglioramento nel 9% dei pazienti, mentre altri dieci il 100%. Questi undici trattamenti furono provati su un totale di 31 pazienti (il gruppo più numeroso di solo 7 pazienti). Ora sappiamo che queste osservazioni su piccoli gruppi di pazienti non possono essere utilizzate in considerazione dell’imprevedibile decorso delle remissioni e della mancanza di accordo sui criteri per dimostrare il miglioramento o la corretta esecuzione della cura. Vi sono anche difficoltà nel seguire questi esperimenti a lungo termine e nel raggruppare una serie sufficientemente ampia di pazienti tale da poter essere considerata statisticamente valida. In una serie di 133 pazienti studiati da un noto neurologo, il 69% dimostrò un saltuario miglioramento, il 44% riferì la completa scomparsa dei loro primi sintomi