Idee, credenze e deliri

In psichiatria e psicologia clinica, con il termine delirio (convincimento errato incorreggibile) ci si riferisce a un disturbo del contenuto del pensiero, che può essere presente in varie malattie psichiche, ad esempio nella schizofrenia, negli episodi depressivi o maniacali con sintomi psicotici, nel disturbo delirante cronico (o paranoia). Si tratta di un giudizio errato della realtà che non viene corretto né dalla critica né dall’esperienza, in quanto le decisioni e i comportamenti che vengono adottati servono ad autoconfermare tale modello di pensiero. Le forme croniche di delirio, basate sull’elaborazione razionale e lucida di un sistema di credenze errate, possono essere l’unico sintomo di una patologia psichica, in questo caso si parla appunto in particolare di disturbo delirante cronico o paranoia.

Molto raramente qualcuno lamenta di essere delirante; quello che il paziente crede essere un delirio, di solito non risulta tale. Un delirio è un’idea falsa e non contestabile, oppure una convinzione che non è possibile riferire al retroterra educativo, culturale o sociale del paziente; essa viene affermata con convinzione e una certezza soggettiva straordinaria.

Dal punto di vista soggettivo o fenomenologico, essa è indistinguibile da una convinzione vera. Un uomo, laureato in medicina all’università di Londra, sostiene il delirio di essere usato come “un inviato di Marte”. Egli è contemporaneamente convinto di essere un medico e un inviato, e nessuna di queste due idee gli sembra delirante o immaginaria.

Gli piace immaginare se stesso come un ricco signore con una proprietà nel Gloucestershire. Non ha la più piccola difficoltà nell’identificare questo pensiero come una fantasia. Per lui, un delirio è molto più simile a una convinzione vera che all’immaginazione, e le ragioni fornite per sostenere la veridicità hanno le stesse modalità di quelle di una persona che debba provare un’idea qualsiasi quando gli venga richiesto.

Normalmente, la fantasia è facilmente distinguibile dalla realtà, anche se il soggetto può mostrare una grande riluttanza ad ammettere che le sue aspirazioni sono “pura fantasia”. Analogamente, di solito un osservatore esterno non ha molta difficoltà a decidere se una convinzione falsa risulta da un’interpretazione erronea dei fatti piuttosto che da un delirio.

I deliri del folle non sono ben accettati dalle persone sane di mente, al massimo vengono considerati innocui e umoristici; ma spesso sono stati considerati come tentativi deliberati di ingannare o piuttosto come evidenza di possessione demoniaca. La parola inglese delude deriva ovviamente dal latino e implica il gioco o la burla, l’inganno o l’imbroglio. L’equivalente tedesco Wahn è un capriccio, una falsa opinione, e non chiarisce più della parola inglese l’esperienza soggettiva. L’equivalente francese, délire, è maggiormente empatico, implica l’idea dell’aratro (lira) che esce dal solco, forse una metafora simile all’ironico “sgangherato”.

Fagioli M., Delirio ed interpretazione, in “Left”, 9 settembre 2011.