Legati da un filo

Da  sempre l’uomo ha voluto rappresentare attraverso alcune immagini il proprio percorso di sviluppo e gran parte di queste immagini sono entrate a far parte della mitologia. Una di esse,che probabilmente meglio di altre riesce a rappresentare il cammino dello sviluppo psicologico e i numerosi rischi in questo percorso, è quella del labirinto.

L’ immagine del labirinto esprime con efficacia la nostra necessità di andare verso il “ centro” di qualche cosa, di confrontarci con gli aspetti che ci incutono timore ,fronteggiarli ed uscire da tutto ciò vincitori. Mitologicamente, l’immagine del labirinto è legata al nome di un eroe maschile chiamato Teseo.

Teseo è un personaggio che con coraggio,aiutato da una particolarissima figura femminile,decide di entrare nel labirinto perché sa che lì si annida qualcosa di terribile che deve essere affrontato e sconfitto: il Minotauro, una creatura mostruosa con il corpo d’uomo e la testa di toro. Un elemento sul quale però dobbiamo concentrare la nostra attenzione è il fatto che non si può affrontare il labirinto e ciò che rappresenta senza ricevere un aiuto.

Noi tutti sappiamo quanto sia importante, per riuscire a sopravvivere nel mondo che ci circonda ,poter esser aiutati, però non sempre consideriamo che l’aiuto va conquistato: dobbiamo meritarlo. Il primo elemento che occorre possedere per diventare meritevoli di un aiuto è il coraggio. Così, come sempre capita nella vita di un uomo che è costretto a fronteggiare dei pericoli,come sempre accade nelle circostanze di maggiore difficoltà,c’è una sola persona che ci potrà aiutare.

Nei miti e nell’immaginario collettivo, questa persona è rappresentata da una figura femminile, una donna che guida  e che viene in aiuto. Maschile e femminile sono gli estremi che delimitano la nostra esistenza, non possiamo prescindere dal considerare  questa doppia polarità. Ma allora , tornando al mito di Teseo, dobbiamo chiederci come e perché lui entri nel labirinto, ma soprattutto come potrà tornare alla luce , perché poi questo è il vero problema:uscire dal labirinto. Teseo riceverà uno specifico e fondamentale aiuto da una delle più belle fanciulle dell’epoca: Arianna.

Arianna si innamorò di Teseo sin dal primo momento in cui lo vide e per far si che egli non si smarrisse nei meandri del labirinto e potesse trovare la strada per uscirne , gli fece dono di un gomitolo di filo magico, promettendogli che grazie a quel filo avrebbe ritrovato la porta di ingresso. 

Il gomitolo: ma da un punto di vista psicologico cosa rappresenta il gomitolo e la necessità di “legarsi” ad Arianna? In effetti, quando non abbiamo un legame, un vincolo che ci unisce ad una dimensione a noi complementare, maschile o femminile che sia, siamo come dei giganti dai piedi di argilla. Ciò significa che nulla serve, nulla è valido, nulla è veramente forte se non si regge su un sostrato particolare, quello che può derivare unicamente dal femminile. Ecco che allora il filo che legava Teseo ad Arianna  può essere da noi compreso come la fondante possibilità di avere un legame, un rapporto che ci sorregga durante il nostro percorso di sviluppo individuale:

“Non esiste vita se non c’è quel filo, mitologico ma anche fisiologico( si pensi al cordone ombelicale), che ci tiene uniti all’esterno da cui ci nutriamo e che alimenta la nostra fiducia nel mondo e il nostro coraggio di vivere”

L’anima delle donne, Aldo Carotenuto