Mercenari. Un incarico delicato: interrogatori

Il coinvolgimento delle compagnie private di sicurezza in compiti di intelligenze e di gestione degli interrogatori di prigionieri speciali è stato del tutto inaspettato, e probabilmente saremmo rimasti tutti nell’ignoranza senza lo scoppio dello scandalo di Abu Ghraib. Questa prigione, già famigerata ai tempi della dittatura di Saddam Hussein, è stata poi riutilizzata dalla forza di occupazione, ed è stata teatro delle torture e degli abusi, fisici e psichici, perpetrati da alcuni elementi della Polizia militare statunitense ai danni dei prigionieri iracheni. Le immagini diffuse a seguito di questa scoperta valgono di più di mille parole per dimostrare la desolante bassezza di certi comportamenti e certe pratiche, divenute quasi sistema.
Il rapporto del generale Antonio Taguba, incaricato di condurre un’approfondita inchiesta sulla questione, ha poi comportato un’ulteriore sorpresa, quando si è scoperto che implicati nella vicenda erano pure dei privati, alle dipendenze di aziende sotto contratto per fornire traduttori ed esperti nella conduzione di interrogatori. Le compagnie in questione sono Titan Corporation, con sede in California e specializzata nella fornitura di traduttori, e CACI, di Arlington Virginia, che usualmente si occupa di information technology. Alcuni dei loro dipendenti, spesso assunti in fretta e furia e senza troppo badare alla loro preparazione e al loro passato, si sono divertiti a dare man forte ai soldati U.S.A. negli abusi perpetrati, e in alcuni casi hanno anche gestito in prima persona interrogatori e attività della prigione.
Questo episodio stimola una serie di domande. Il primo problema è capire come è stato possibile che personale privato sia potuto arrivare fino alle stanze segrete di una prigione militare in tempo di conflitto. Le stesse autorità statunitensi, nei primi momenti dopo la diffusione delle notizie, non avevano per nulla chiara la situazione e non sono state in grado di ricostruire nei particolari i passaggi logici e burocratici dell’assegnazione di questi incarichi. A seguito di un’accurata indagine si è poi scoperto che il contratto di CACI era stato rilasciato da un ufficio facente capo al Dipartimento of Interior (dipartimento dell’Interno), che negli Stati Uniti usualmente ha il compito di gestire e supervisionare i parchi nazionali. –Sarebbe come mettere la gestione degli interrogatori militari nelle mani di Yoghi e Bubu- ha sentenziato Peter Singer, analista di Brookings Istitution. A parte le facili ironie, il problema era soprattutto nel fatto che originariamente il contratto si riferiva alla gestione tecnica delle informazioni tramite la fornitura di una struttura di computer e di analisti. Solo con il tempo, e senza che fosse possibile alcuna supervisione o alcuna discussione del contratto stesso, le competenze si sono trasformate in qualcosa di ben più delicato e complesso, seguendo una deriva dalla forza dirompente.
Tristemente, la supervisione in un certo senso è impossibile anche dopo la scoperta degli abusi e della conseguente zona grigia di assegnazioni, in particolare per quanto riguarda le responsabilità dirette degli impiegati privati citati dal rapporto del generale Taguba. Mentre gli appartenenti all’Esercito stanno già subendo una corte marziale per quanto commesso, è probabile che gli operatori di Titan e CACI, che oltretutto hanno continuato il loro lavoro per molto tempo dopo gli episodi contestati, non saranno giudicati da nessuno, per via di una grave mancanza di legislazione al riguardo. Nessuna autorità sembra possedere la giurisdizione adeguata, nonostante gli Stati Uniti abbiano promulgato nel 2000 un testo di legge in proposito, che risulta però inutilizzabile nella pratica.
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