Stili di Vita- studio di psicologia

In Europa

La Regione Europea dell’OMS presenta il più alto carico di malattie croniche non trasmissibili (MCNT) a livello mondiale. Le MCNT sono responsabili dell’89% delle morti; in particolare le patologie cardiovascolari e i tumori sono la causa di circa i tre quarti della mortalità nella Regione europea. Oltre alla mortalità, le malattie croniche determinano la maggior parte del carico di disabilità: in Europa le MCNT sono la causa dell’81% del carico di malattie e disabilità, misurato mediante il Disability adjusted life year (DALY), una misura della gravità globale di una malattia, espressa come il numero di anni persi a causa della malattia, per disabilità o per morte prematura.

Una quota rilevante dei decessi precoci è evitabile: le stime indicano che almeno l’80% delle malattie cardiache, ictus e diabete di tipo 2 e almeno un terzo dei casi di tumore si possono prevenire, con un potenziale di miglioramento in termini di salute ancora enorme.

In Italia

Per l’Italia, l’OMS stima che circa il 92% del totale, circa 573.000 morti, sia imputabile alle MCNT. Le stime dell’OMS della mortalità proporzionale per le principali malattie croniche non trasmissibili sono pari al 37% per una malattia cardiovascolare, 29% per tumore, 5% per una patologia cronica respiratoria e 4% per il diabete. Inoltre, le persone tra i 30 e i 70 anni hanno una probabilità di morire per una delle quattro principali MCNT del 10%.

La presenza di patologie croniche cresce in maniera significativa con l’età: nella fascia 50-69 anni circa un terzo della popolazione riferisce di aver avuto diagnosi di almeno una patologia cronica e sopra ai 70 anni il 62%. La presenza di patologie croniche è inoltre significativamente più alta tra le classi più svantaggiate della popolazione per basso titolo di studio o presenza di difficoltà economiche.

Fattori di rischio 

Le malattie croniche sono legate anche a determinanti socio-economici, culturali, politici e ambientali spesso definiti come “cause delle cause” quali la globalizzazione, l’urbanizzazione, l’invecchiamento progressivo della popolazione, le politiche ambientali, la povertà e le diseguaglianze.

I più frequenti fattori di rischio comportamentali modificabili (sedentarietà, fumo, alimentazione non corretta e consumo eccessivo di alcol) contribuiscono all’insorgere delle principali malattie croniche sia direttamente sia attraverso fattori di rischio intermedi altamente correlati con mortalità e disabilità quali sovrappeso/obesità, ipertensione, dislipidemie, iperglicemia.

Secondo le stime dell’OMS, in Europa, oltre la metà delle cause di morte e il 60% della spesa sanitaria sono il risultato di 7 fattori di rischio: ipertensione, fumo di tabacco, sedentarietà, elevato consumo di alcol, ipercolesterolemia, obesità e scarso consumo di frutta e verdura.

I principali fattori di rischio modificabili e intermedi determinano la maggior parte (86%) dei DALYs (anni di vita vissuti in condizioni di disabilità o persi a causa dell’esposizione al fattore).

La centralità degli stili di vita nel determinare lo stato di salute è una delle importanti acquisizioni del moderno approccio alla promozione della salute di cui devono tenere conto la ricerca socio-sanitaria, le azioni politiche e i programmi di educazione. Per questo motivo il Sistema Sanitario Nazionale supporta i programmi di sorveglianza al fine di monitorare gli stili di vita della popolazione per poter pianificare azioni e piani di advocacy tra i diversi attori coinvolti.

Sedentarietà e attività fisica 

A livello globale il numero di morti attribuibili alla sedentarietà è stimato essere circa 5 milioni l’anno, sovrapponibile alla quota attribuibile al fumo. L’attività fisica praticata regolarmente induce numerosi benefici per la salute, aumenta il benessere psicologico e svolge un ruolo di primaria importanza nella prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili. I primi effetti positivi per la salute si osservano già a partire da poche ore settimanali e crescono con l’aumento dell’attività fisica praticata. La pratica di una regolare attività fisica è importante in ogni fase della vita.

L’attività fisica risulta essere anche un fattore protettivo importante anche in presenza di patologie croniche già diagnosticate. La prevalenza di sedentari con patologia cronica è più alta rispetto a chi non ha alcuna patologia in ogni classe d’età; il dato risulta minore rispetto a quella nazionale in ogni classi d’età.

Stato nutrizionale 

La situazione nutrizionale di una popolazione è un determinante importante delle sue condizioni di salute; l’eccesso di peso favorendo l’emergere o l’aggravamento delle patologie preesistenti riduce la durata della vita e ne peggiora le qualità.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha stimato che una persona obesa perde in media 8-10 anni di vita, cioè quanto un fumatore. Ogni 15 kg di peso in eccesso aumenta del 30% il rischio di morte prematura. In Italia, come nella maggior parte dei Paesi a medio e alto reddito, l’eccesso ponderale è uno dei principali fattori di rischio correlati alle patologie croniche non trasmissibili.

Il consumo di frutta e verdura 

Secondo l’OMS lo scarso consumo di frutta e verdura è responsabile nel mondo del 31% delle malattie cardiovascolari e dell’11% degli ictus. La soglia di 400 grammi al giorno (pari a circa 5 porzioni, “five a day”) è la quantità minima consigliata.

 Abitudine al fumo di sigaretta 

Il fumo di tabacco rappresenta il primo fattore di rischio evitabile di morte prematura. Nel mondo è responsabile di un decesso ogni dieci tra gli adulti; in Italia si stimano attribuibili al fumo 70-80.000 decesso all’anno, con oltre un milione di anni di vita potenziale persi.

L’abitudine al fumo inizia precocemente: infatti, fuma sigarette l’1% degli 11enni, il 36% dei 13enni e il 15% dei 15enni. La percentuale di fumatori sale al 31% nei 18-24enni e al 35% nei 25-34enni, per poi diminuire nelle classi d’età successive.

Consumo di alcol 

Il consumo di alcol ha assunto un’importanza sempre maggiore, in quanto l’alcol è associato a numerose malattie (cirrosi epatica, tumori, malattie cardiovascolari, malattie neuropsichiatriche, problemi di salute materno-infantile e dipendenze) ed è un’importante causa di traumi (incidenti stradali, infortuni sul lavoro, violenza). Il danno causato dall’alcol si estende alle famiglie e alla società, con un impatto economico notevole stimato in oltre l’1% del PIL.

Il consumo di alcol inizia già da molto giovani con prevalenze che indicano un rapporto alterato con l’alcol, infatti hanno un consumo frequente (ogni giorno o ogni settimana o ogni mese) circa l’8% degli 11enni, il 17% dei 13enni e il 46% dei 15enni. Tra i 15enni il 6% ha dichiarato di assumere alcolici quotidianamente. Già a 11 anni il 5% dichiara di essersi ubriacato almeno una volta, percentuali che salgono a 8% nei 13enni e a 25% nei 15enni.