Walk & talk Therapy

Camminare con il terapeuta in città come terapia

… La naturalezza con la quale ogni giorno lo facciamo, non rende interamente giustizia alla nostra mancanza di stupore per questa attività così naturale e benefica: il camminare. Ci siamo dimenticati che, per arrivare a camminare, abbiamo provato e sperimentato, siamo caduti,  inciampando chissà quante volte.

“… ogni passo inoltre è un massaggio tonificante e benefico per tutto il corpo, ma anche una meditazione.  Camminare aiuta a rilassare la mente, a lasciar scivolare i pensieri senza trattenerli, a far entrare nuovi pensieri e nuove idee, ad essere creativi.”

Le attività in ambiente esterno promuovono la creazione di memorie permanenti; valorizzano la dimensione reale dell’esperienza, attribuendo un ulteriore elemento di novità all’attività e producendo benefici psicologici. La maestosità, l’immensità di uno scenario naturale restituisce all’individuo un senso di umiltà e di ridimensionamento del proprio vissuto quotidiano.

 La natura diviene la nuova stanza del terapeuta, dove i colori, i suoni, i profumi e i ritmi favoriscono un rilassamento progressivo ed una condizione di armonia e benessere interiore.

I benefici del camminare

·         può farlo chiunque

·         migliora l’umore e riduce lo stress

·         è il modo più semplice per tenersi in forma

·         abbassa la possibilità di infortuni

·         riduce il rischio di infarto

·         abbassa il colesterolo

·         riduce l’ansia e la depressione

·         migliora il controllo del diabete

·         ti fa stare davvero bene

·         ti fa vivere nel qui ed ora

·         vivi il mondo più lentamente

·         vedi cose che non hai mai visto prima

·         puoi farlo dove vuoi

La maggior parte di noi impara a camminare tra i 12 e i 18 mesi; una volta conquistati la stabilità e l’equilibrio cominciamo ad acquisire uno stile particolare nel muoverci. Non si tratta solo di spostarci nello spazio, infatti, la nostra andatura, la lunghezza del passo, l’intensità con cui appoggiamo o pestiamo i piedi per terra tradisce la nostra personalità, l’emozione che proviamo e tanti altri messaggi.

Quando siamo nervosi, sotto pressione o parliamo al cellulare, capita facilmente che camminiamo in modo spedito e in spazi ristretti per scaricare la tensione. Anche il nostro carattere si riflette nella nostra camminata. Per esempio, ci sono individui che appaiono sgraziati e scomposti, incappano nei lampioni o nelle paline dei segnali stradali e incespicano perfino nelle proprie gambe. Si tratta di persone che definiremmo “con la testa fra le nuvole” o, in base a uno dei profili di personalità più scientifici, l’MBTI ( Myers-Briggs Type INdicator), tipi “intuitivi”, cioè persone fantasiose, estrose o distratte. Nel muoversi è facile osservarli guardare verso l’alto o tenere la testa in su con lo sguardo trasognato.

Naturalmente, non è sufficiente che qualcuno si faccia lo sgambetto da sé perché si possa incasellarlo in questa tipologia. Lo stesso può capitare a chi teme il giudizio altrui, specie se è o si sente osservato; e poi a chiunque può succedere di inciampare se è stanco oppure si trova in quei frangenti della giornata in cui forze, attenzione, lucidità e destrezza vengono meno.

Un altro tipo di personalità riconoscibile dal suo modo di camminare è il cosiddetto tipo “A”, prepotente, dispotico, collerico, permaloso, pignolo e perennemente in corsa contro il tempo (non a caso è anche particolarmente a rischio di problemi cardiaci). Cammina come se fosse impegnato in una marcia o una maratona; le sue falcate sono ampie, veloci e decise.

Anche chi è depresso ha uno stile caratteristico nel camminare: il suo passo è lento, strascicato, con passi corti; inoltre muove poco le braccia mentre avanza, ha un’oscillazione laterale piuttosto marcata e, nell’insieme, appare rigido e legnoso.

Chi è schivo, timido e insicuro si muove in modo frettoloso (i suoi passi sono corti e rapidi) e spesso rasenta i muri.

Gli individui inibiti si mostrano particolarmente rigidi nel passo, appaiono un po’ come dei robot; inoltre, possono tenere la testa incassata fra le spalle.

Pure il nostro stato emotivo può riflettersi nella camminata. Chi è arrabbiato, per esempio, ha un passo piuttosto scattante, pesta di più i piedi e flette parecchio i gomiti. Caratteristiche che assomigliano, peraltro, a quelle di chi è felice: in questo caso il passo è spedito, ma non marziale come nella collera e anche qui i gomiti vengono piegati molto, ma in modo più armonioso.

Chi è triste ha invece una camminata simile a chi è depresso: più che camminare, arranca, trascina i piedi e le sue braccia sono quasi incollate al corpo.

Naturalmente, queste indicazioni valgono in relazione al modo di camminare abituale di una certa persona: per esempio, chi sta per perdere il treno avrà una falcata simile a quella dei tipi A; se un timido incrocia delle persone che lo mettono in imbarazzo può accelerare il passo e cambiare direzione; uno che sia stato appena licenziato può incedere con passo lento, strascicato e radente ai muri non perché sia depresso, ma perché è avvilito e frastornato.