Maggio 5 2018

Dissociazione e sintomi isterici

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Le reazioni dissociative ed i sintomi isterici possono essere visti come difese primitive contro tipi di trauma psicologico potenzialmente disorganizzati. Una dissociazione o un’alterazione della coscienza che conduce ad una compromissione della memoria o dell’identità, è stata riscontrata per la prima volta in bambini traumatizzati da una violenza sessuale.

Segni di una precoce dissociazione nei bambini sono i vuoti di memoria con periodi di amnesia, un fantasticare eccessivo e sognare ad occhi aperti, stati simili a trance, sonnambulismo, la presenza di un compagno immaginario, il camminare nel sonno e perdite di coscienza. Il disturbo di personalità multipla, la forma più intensa di dissociazione, è stata osservata per la prima volta in bambini durante questo decennio.

I bambini che presentano questo disturbo sono quasi esclusivamente vittime di una grave violenza fisica o sessuale. Secondo Braun e Sachs i due principali fattori predisponenti alla comparsa di un disturbo di personalità multipla sono una naturale capacità congenita di dissociazione e l’esposizione ad un trauma grave e sconvolgente.

Liner osservò che bambini violentati fisicamente e sessualmente e inviati in trattamento come pazienti esterni mostravano un grado di dissociazione significativamente maggiori di un gruppo di controllo di bambini che non avevano subito violenza, che frequentavano una clinica psichiatrica per pazienti esterni. Diciannove di questi bambini erano stati violentati sessualmente.

Liner fece uso della Sceening Scale for Incipient Multiple Personality Disorder (vasata sulle osservazioni dei genitori) e di un’intervista strutturata del bambino come strumenti di misura del grado di dissociazione. I bambini violentati mostrarono anche un grado un po’ più alto di ipnotizzabilità di quello evidenziato dai soggetti di controllo che non avevano subito violenza.

Briere e Runtz riportarono che donne adulte, che avevano subito una violenza sessuale infantile e avevano chiesto un trattamento presso un centro di intervento sulla crisi, ottennero un punteggio più alto, in una scala di dissociazione, di altre donne senza una storia di violenza sessuale.

I sintomi isterici sembrano essere strettamente correlati alla dissociazione. Freud considerava i sintomi isterici come simboli di ricordi repressi di seduzione infantile emergenti dall’inconscio, che vengono provocati da situazioni che possono essere collegate col trauma originario.

Nella letteratura recente, Gross e Goodwin et al. osservarono degli attacchi isterici in adolescenti che avevano vissuto un incesto. I sintomi isterici vennero interpretati come un tentativo del bambino di circoscrivere le impressioni traumatiche dell’incesto attraverso difese primitive di negazione, isolamento affettivo e scissione.

Passando in rassegna le risposte connesse ad ansia dei bambini che hanno subito violenza sessuale, sembra esserci una sequela di reazioni difensive che inizia con l’ipervigilanza e l’evitamento fobico come risposte consapevoli per proteggersi da una ripetizione del trauma, seguiti da sintomi isterici dominati dalla repressione e dall’isolamento affettivo, che possono alla fine portare a stati dissociativi; questi comportano alterazioni della memoria e dell’identità, le ultime due difese che operano ad un livello inconscio. Nella PTSD queste difese non sono efficaci per via della gravità del trauma e non riescono a prevenire un irrompere di ricordi intrusivi della violenza sessuale.

La ripetizione del vissuto del trauma viene accompagnata da sintomi di intorpidimento, di evitamento e di ipereccitamento del sistema nervoso autonomo. La predilezione delle donne per sintomi isterici e dissociativi, inclusa la personalità multipla, potrebbe essere un risultato dell’incidenza maggiore di violenze sessuali nelle ragazze.

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Coons P.M., Milstein V., “Psychosexual disturbances in multiple personality: characteristics, etiology and treatment”, J. Clin. Psychiatry, 1986

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Maggio 3 2018

Disturbi d’ansia

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I sintomi relativi al terrore e all’ansia sono stati frequentemente descritti come conseguenze immediate o a breve termine dei bambini violentati. Questi sintomi vennero riconosciuti dai primi ricercatori prima del 1980. Essi segnalarono disturbi del sonno, insonnia e incubi: evitamenti fobici e disturbi somatici.

Porter et al. riferirono reazioni di paura delle vittime violentate, che arrivavano fino ad una evitazione fobica di tutti i maschi. Anderson et al. descrissero “conseguenze psicosociali interiorizzate” (disturbi del sonno e alimentari, paure, fobie, depressione, sensi di colpa, vergogna e rabbia)nel 67% delle adolescenti femmine.

Il progresso più importante fatto in quest’ultimo decennio in questo settore è stata l’applicazione delle teorie psicoanalitiche sulla nevrosi traumatica e sui traumi “cumulativi” continuati in relazione al modo in cui noi consideriamo la violenza sui bambini.

Casi gravi di violenza sessuale sui bambini sono stati messi nel contesto del disturbo post-traumatico da stress (PTSD). Goodwin è stato il primo clinico che ha descritto i sintomi post-traumatici nei bambini vittime di incesto (per es., paura, reazioni di trasalimento, riedizione del trauma, flashbaks, disturbi del sonno e sintomi depressivi) adattando le osservazioni di Kardiner sui veterani in “stato confusionale da combattimento” ai bambini violentati.

Goodwin confrontò anche i bambini violentati con gli adulti vittime di stupri e trovò che i bambini presentavano sintomi più gravi e duraturi degli adulti, perché i bambini sperimentano violenze sessuali più frequenti durante un periodo più prolungato. Questo studio fu seguito da alcune ricerche fatte per identificare i sintomi del PTSD nei bambini che hanno subito violenza secondo i criteri del DSM-III-R.

Kiser et al. osservarono che 9 bambini su 10, dai 2 ai 6 anni di età, che erano stati violentati in ambienti dove erano custoditi e assistiti durante il giorno, manifestarono sintomi di PTSD. I sintomi più frequentemente osservati erano dei tipi particolari di comportamento, come se l’evento traumatico si stesse ripetendo in conseguenza di stimoli ambientali; evitamento di attività, che ricordavano l’evento traumatico e intensificazione dei sintomi dopo l’esposizione ad eventi che avevano una rassomiglianza con la molestia originaria.

McLeer et al. osservarono il PTSD nel 48% dei bambini violentati valutati presso una clinica psichiatrica infantile per pazienti esterni, secondo i criteri del DSM-III-R. I sintomi includevano vissuti di ripetizione del trauma, comportamenti di evitamento ed ipereccitamento del sistema nervoso autonomo. Il 75% dei bambini che erano stati violentati dal padre naturale ed il 25% di quelli violentati da adulti con cui avevano un rapporto di fiducia manifestarono sintomi conclamati di PTSD in contrasto con nessuno dei bambini violentati da un bambino più grande.

Allen et al. riportarono che il 61% di un gruppo di bambini che avevano subito violenza fisica e sessuale soddisfecero i criteri del DSM-III-R per il PTSD usando la Columbia Clinical Interview ed il PTSD Stress Reaction Index. La maggior parte dei bambini riferirono sintomi di penetrazione e sintomi d’ansia in modo consistente e attendibile. Questi bambini manifestarono anche un’alta percentuale di enuresi, di fobie e di comportamenti aggressivi.

Gli studi citati fino ad ora hanno riportato risposte di adattamento contrastanti all’esperienza stressante della violenza sessuale; terrore e evitamento fobico accanto a vissuti di intrusione e ripetizione dell’evento. Le risposte di evitamento possono essere interpretate come una difesa contro le immagini intrusive e ripetitive traumatiche, come è stato suggerito da Horowitz, il quale ha descritto l’alternarsi di risposte intrusive ed evitanti, indifferenti come la caratteristica essenziale della PTSD.

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McCarty L., Mother-child incest: characteristics of the offender, Child Welfare, 1986

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Maggio 1 2018

Le conseguenze psicologiche delle violenze sessuali

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Il primo studio approfondito sull’impatto delle violenze sessuali sui bambini, usando uno strumento standardizzato, viene eseguito da Gomes-Schwartz et al. Queste indagini valutarono i livelli di turbamento emotivo di 156 bambini violentati, osservati e trattati in una clinica per pazienti esterni per un periodo di due anni usando la Louisville Behavior Checklist.

I bambini violentati vennero suddivisi in gruppi prescolastici (dai 4 ai 6 anni), scolastici (dai 7 ai 13 anni), e di adolescenti (dai 14 ai 18 anni). Il campione era composto per il 78% di ragazze e per il 22% di ragazzi. Soltanto il 17% dei soggetti in età prescolastica soddisfacevano i criteri corrispondenti ad una psicopatologia clinicamente significativa, mentre il 40% dei bambini di età scolastica e il 24% degli adolescenti mostravano di avere delle compromissioni significative.

I sintomi comuni di questi bambini comprendevano ansie, paure, depressione, comportamento distruttivo rabbioso, reazioni fobiche e deficit dello sviluppo intellettivo, fisico e sociale.

Ogni gruppo di bambini violentati mostrò maggiori problemi di comportamento dei bambini normali di pari età, però minori problemi dei bambini che frequentavano una clinica psichiatrica per pazienti esterni. Il significativo aumento della psicopatologia, mostrato dal gruppo in età scolastica, venne attribuito alla loro maggiore consapevolezza della natura deviante della violenza sessuale paragonato al gruppo dei soggetti in età prescolastica.

La percentuale sorprendentemente bassa di psicopatologia fra gli adolescenti può essere stata la conseguenza di un errore di campionamento, in quanto i minorenni più disturbati potevano essere scappati di casa o essere entrati in affidamento presso famiglie o presso strutture psichiatriche o correzionali.

I difetti di questo studio sono la mancanza di un vero gruppo di controllo e di informazioni attendibili ricavate da un genitore piuttosto che dai bambini direttamente. La misura del grado di psicopatologia era basata su norme riferite a gruppi di bambini sani e pazienti esterni di un centro di psichiatria infantile.

A questo studio seguì una ricerca controllata più rigorosamente volta ad identificare le conseguenze immediate e quelle a lungo termine di una violenza sessuale. Le espressioni più significative di danno psicologico, che sono state rilevate nei bambini violentati, sono ansia e reazioni fobiche, depressione, aumento dell’aggressività e disturbi nel comportamento sessuale e nel ruolo sessuale.

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Carozza P.M., Heirsteiner C.L., “Young female incest victims in treatment: stages of growth seen with a group art therapy model”, Clinical Social Work Journal, 1993

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Aprile 30 2018

Conoscenza attuale sulla violenza sessuale

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L’ultimo decennio è stato testimone dei primi studi metodologicamente rigorosi riguardanti la diffusione delle violenze sessuali sui bambini, i sintomi immediati e quelli a lungo termine e la psicopatologia dei bambini violentati e le caratteristiche dei violentatori. Gli studi catamnestici di adulti, che hanno subito incesto, ci hanno fornito informazioni sulle conseguenze durature di una violenza sessuale.

In questo periodo si sono avuti anche notevoli progressi nella valutazione clinica dei bambini indirizzati a professionisti operanti nel campo della salute mentale per una potenziale violenza sessuale ed anche una potenziale diagnosi fisica della violenza sessuale del bambino.

La maggiore conoscenza sulle conseguenze di una violenza sessuale infantile ha portato allo sviluppo di una varietà di strategie d’intervento elaborate per proteggere il bambino da un maggior danno e per recuperare o attenuare il danno psicologico.

Durante questo decennio anche il ruolo dei testimoni nei procedimenti legali del bambino violentato e dei professionisti operanti nel campo della salute mentale, sono stati argomenti di una seria indagine. Anche se i dati sull’aumento della violenza sessuale sui bambini sono stati impressionanti in questo periodo, esiste lo stesso molto che non sappiamo su questo problema. Alcune delle principali domande irrisolte in quest’area sono:

  • La violenza sessuale sui bambini è inevitabilmente dannosa per la vittima e gli effetti sono reversibili?

  • C’è una sindrome specifica della violenza sessuale sui bambini con conseguenze prevedibili? Questo è importante per la valutazione e la diagnosi.

  • Gli effetti patologici della violenza sessuale possono essere differenziati in se stessi dall’impatto dannoso dei rapporti interpersonali disfunzionali, che sono stati osservati nelle famiglie incestuose?

  • Come si differenziano i sintomi dei bambini che sono stati violentati da quelli degli adulti che hanno subito una violenza sessuale durante l’infanzia e può questo informarci sull’influenza dello sviluppo sulle strategie di sopravvivenza e di difesa della vittima?

  • Come influenza la nostra strategia terapeutica la nostra maggiore conoscenza degli effetti della violenza sessuale sui bambini? Quali tipi di trattamento sembrano essere i più efficaci?

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American Humane Association, National study on child neglect and abuse reporting, Denver, Colorado,1990.

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