Settembre 17 2018

Moto, attività, sonno: i migliori rimedi per vivere a lungo

Reading Time: 2 minutes

Da studi recenti è emerso che le popolazioni più longeve vivono a grandi altezze dove l’apporto di ossigeno è minore. Vi chiederete allora perché si insiste tanto su una corretta respirazione e su una buona ossigenazione.

Secondo ricerche recenti, se l’ossigeno che viene assorbito dai tessuti non viene completamente utilizzato per produrre energia, vi rimane in forma di “radicali liberi” che, legandosi con altre molecole presenti all’interno delle cellule, formano dei composti i quali, con l’andar degli anni, provocano l’invecchiamento dei tessuti. Pare che la vitamina E, se assunte regolarmente per lungo tempo, si leghi a sua volta a questi composti e li rimuove dai tessuti.

Ma questo può essere un rimedio dopo che il danno è avvenuto: per invecchiare bene ed evitare i fenomeni della senescenza, è necessario prevenire il formarsi di radicali liberi. Poiché non possiamo andare tutti a vivere al di sopra dei mille metri di altezza, sarà necessario bruciare tutto l’ossigeno assunto, e la natura ci offre due modi di farlo.

Il primo è il moto, l’attività fisica e mentale, costanti ed equilibrate. Molti oggi, specie se vivono in città, mentre di norma fanno vita sedentaria oppure compiono dei lavori manuali ripetitivi in posizione obbligate, fanno poche ore o pochi giorni di esercizio fisico molto intenso una volta ogni tanto, durante le vacanze o i fine settimana, pensando così di prevenire i danni che il tipo di vita e di lavoro cui sono obbligati potrebbe arrecare loro.

Niente di più falso! Il secondo, importantissimo, modo per assicurare ai tessuti una giusta ossigenazione è il sonno. Durante il sonno profondo alcuni parametri vitali rallentano: il cuore batte più lentamente, il respiro rallenta e si approfonda, la quantità di sangue circolante diminuisce, molti capillari si chiudono cosicché i tessuti sono meno ossigenati, le onde elettriche del cervello divengono più ampie e lente, mostrandoci così che anche le cellule cerebrali  si “addormentano”, ossia si ricaricano con un giusto riposo.

Accade così che una quantità minore di ossigeno venga immessa nell’organismo attraverso la respirazione e che l’apporto di ossigeno ai tessuti sia inferiore, circolando meno sangue e circolando più lentamente.

L’insieme di questi fenomeni permette alle cellule di bruciare l’ossigeno che abbiano eventualmente trattenuto sotto forma di radicali liberi e previene la formazione di composti nocivi. Possiamo constatare ancora una volta che la natura ci fornisce dei semplici mezzi per prevenire e curare anche quella malattia non necessaria che è la senescenza.

Medicina e natura

Categoria: Medicina Naturale | Commenti disabilitati su Moto, attività, sonno: i migliori rimedi per vivere a lungo
Settembre 10 2018

Il medico cura, ma è il malato che guarisce

Reading Time: 3 minutes

La medicina cinese e quella indiana hanno molto in comune, ma si distinguono per una fondamentale differenza: la medicina indù è considerata di origine divina e resta strettamente legata alla religione, tanto che i primi scritti di terapia sono contenuti appunto nei Veda, i testi sacri; la medicina cinese ha invece origini umane, è laica e scientifica nel senso moderno della parola.

Essa, infatti, ricerca le leggi che governano la salute e la malattia all’interno di una concezione razionale dell’universo e sostiene che la terapia varia in dipendenza dalle cause che hanno provocato la malattia stessa, cause che sono sempre ritenute naturali e spiegabili razionalmente.

La medicina indiana, al contrario, elenca tra le cause di malattia anche l’influenza di demoni o spiriti maligni. L’uno o l’altro di questi due atteggiamenti, teurgico o razionale, caratterizzano non solo tutti i tipi di credenze mediche che l’uomo abbia sperimentato dalla preistoria a oggi, ma anche l’atteggiamento che ogni singolo paziente assume sia di fronte al medico sia nei confronti della propria salute.

L’uomo malato tende a “deizzare” il medico o la cura cui si sottopone perché, fondamentalmente, non vuole sapere, forse per un inespresso timore di riconoscersi in qualche modo responsabile della malattia che lo ha colpito, quasi maledizione o punizione per ignote colpe.

Altre volte, invece, il malato considera il medico e la cura razionalmente, chiede spiegazioni logiche e convincenti, proporzionate alle proprie conoscenze o comunque tali che una sorta di intuito o d’istinto lo portino a riconoscerne la veridicità.

E’ forse superfluo dire che quest’ultimo è l’atteggiamento corretto, attraverso cui ognuno di noi può divenire l’arbitro della propria salute.

Per Ippocrate, dovere del medico è far capire al malato il più possibile della propria malattia e del ragionare che porta il medico alla diagnosi, alla prognosi, a stabilire il regime terapeutico, e precisa: “… si opponga al male il malato insieme con il medico”. L’antica medicina cinese, per parte sua, ha un assioma: “il medico cura ma è il malato che guarisce”.

Il medico non deve mai stancarsi di ripeterla ai suoi pazienti, come incitamento a prendere coscienza di sé e della vis sanatrix, forza sanatrice, contenuta nella stessa natura umana. La consapevolezza di sé e la volontà di combattere e sconfiggere la malattia sono le forze naturali indispensabili per riconquistare o mantenere la salute.

Non illudiamoci che il farmaco combatta le nostre battaglie mentre passivamente attendiamo il miracolo come spettatori di un dramma che non ci riguarda. Talvolta il medico si trova di fronte a un malato che deperisce e muore senza una causa apparente, nonostante tutte le cure praticategli e quantunque gli esami non rivelino nulla di particolarmente grave.

E benché nessun testo accademico di medicina ne parli, il medico sa che sono mancati da parte del paziente la volontà o il desiderio di lottare per vivere, quasi avesse esaurito la propria energia vitale. Si ricordi sempre che “è il malato che guarisce”.

Il medico non è un moderno stregone o sciamano, non può offrire guarigione miracolose, né può, come gli scienziati, ripetere lo stesso riuscito esperimento all’infinito, ché la pratica medica è ben lontana dalle ideali e protette condizioni di un laboratorio.

Il suo compito è curare: dare conforto, comprensione, assistenza. Nel guidare il paziente, colui che patisce, che soffre, verso la guarigione, egli farà ricorso alla propria scienza, in piena coscienza dei propri limiti e dell’inalienabile diritto del paziente a decidere di sé e per sé, sancito anche dalla legge.

Il buon medico non perderà mai di vista il rispetto del malato, si asterrà dal suggerire esami inutili e dal prescrivere terapie dubbie; facendo proprio il grande precetto della Scuola Salernitana primum non nocere (prima di tutto non nuocere), egli si chiederà sempre, prima di qualsiasi esame o intervento, non solo se possa essere di danno al paziente, ma anche se gli gioverà, se non sia presuntuosa pretesa di dimostrare la conoscenza dei più moderni mezzi diagnostici, di arrivare a una diagnosi non attraverso una paziente anamnesi e l’umana comprensione dell’uomo malato, ma quantificando e registrando dei numeri e delle immagini che dell’uomo non sanno cogliere che una minima parte, un riflesso, la conseguenza della malattia e non la malattia stessa: questi igrandi precetti della medicina.

Possiamo dire che il medico cura se ha umiltà. Se agisce in scienza e coscienza, e il malato guarisce se conosce sé stesso e le forze molteplici che la natura gli ha messo a disposizione.

Medicina e natura

Categoria: Medicina Naturale | Commenti disabilitati su Il medico cura, ma è il malato che guarisce
Settembre 3 2018

L’alchimia e gli alchimisti

Reading Time: 2 minutes

L’alchimia nacque in Cina attorno al I secolo a.C. e raggiunse l’Europa, attraverso la “via della seta”, all’incirca all’epoca di Marco Polo. Sugli alchimisti esistono molti preconcetti, tanto che questi precursori della scienza moderna sono stati, a torto, considerati ciarlatani.

Gli alchimisti occidentali ricercavano la pietra filosofale, o lapis, che corrispondeva al cinese “oro potabile”. Con questi termini si intendeva non un oggetto preciso, ma una forza o qualità, incorrutibile come l’oro, capace di donare l’eterna giovinezza in quanto rappresentava la vis naturae, la forza capace di mantenere la vita.

Come è ovvio, la Chiesa non poteva certo ammettere l’esistenza di una forza naturale capace di intervenire sulla vita e sulla morte; quindi, chi aveva trattenuto simili idee correva il rischio di cedere sotto le torture della Santa Inquisizione.

Per questo gli alchimisti usarono simboli e numeri per indicare i loro esperimenti, inventando così un linguaggio figurato che appare non meno misterioso di quelli usati dalla fisica moderna, solo molto più bello e fantasioso.

La ricerca alchemica della forza prima della natura e le domande che gli alchimisti si ponevano sulla natura stessa dell’uomo sono identiche a quelle della fisica moderna e dei nuovi scienziati-filosofi.

La medicina fu profondamente influenzata dall’alchimia, specie per opera del medico-alchimista svizzero Paracelso (secolo XVI). Questi, però, se da un lato riprese il grande concetto ippocratico che la medicina si impara e si pratica presso il letto del malato e non sui libri, opponendosi così a Galeno, dall’altro mancava completamente della chirezza e dell’acume del grande maestro di Cos.

Egli fu un innovatore nel senso che contestò la teoria dei quattro umori e dei quattro elementi, che ormai da secoli si era dogmaticamente cristallizate, opponendole la convinzione che il mondo fosse formato di sale, zolfo e mercurio, cioè con dei prodotti della chimica.

Da questo momento prende l’avvio quel processo di verifica e di ricerca che porterà alla scoperta della biochimica e alla ricerca del farmaco chimico, considerato da molti dopo Paracelso l’unico in grado di divenire panacea universale. In questa luce, la ricerca della “pallottola magica”, che fosse in grado di colpire e distruggere gli agenti patogeni senza danneggiare il malato, intrapresa da un grande scienziato come Ehrlich tanti secoli dopo, ci appare molto vicina alle ricerche dei medici alchimisti del passato.

Medicina e natura

Categoria: Medicina Naturale | Commenti disabilitati su L’alchimia e gli alchimisti
Settembre 1 2018

La medicina romana

Reading Time: 1 minute

La società romana dei primi secoli della fondazione della città era semplice, basta soprattutto sulla famiglia e sull’osservanza della religione.

Anche la medicina, per più di sei secoli, fu essenzialmente una medicina teurgica, cioè tesa a realizzare un’unione con la divinità, e familiare. Gli déi erano protettori della salute e cause delle malattie, la cura era compito del pater familias, ossia del capo della famiglia.

I semplici rimedi usati erano preparati e conservati in casa dal capo della famiglia che all’occorrenza, li dispensava ai familiari, ai servi e agli schiavi. L’uso dei rimedi era tramandato all’interno della famiglia e scambiato tra famiglie amiche. Poiché i Romani erano un popolo guerriero, particolare importanza aveva la cura delle ferite e delle contusioni, mentre la malattia andava soprattutto prevenuta con gli esercizi fisici, la vita tranquilla e l’impiego di acque.

Dovunque giunse la conquista romana, si cercarono le acque minerali, furono costruiti monumentali acquedotti, che ancora oggi restano a testimonianza della grande civiltà di quel popolo.

Le maggiori stazioni termali europee furono scoperte e valorizzate dai Romani: per citarne solo alcune, Bath in Inghilterra, Baden-Baden in Germania, Aix-les-Bains in Francia.

Con la conquista della Grecia da parte di Roma, questa divenne il centro della cultura del tempo e tra gli scienziati che vi confluivano da tutto l’Impero non mancarono i medici: da allora e per più di mille anni la medicina divenne romana, poi italiana.

Quando i primi medici greci giunsero a Roma, molti li accolsero con timore e diffidenza, non riconoscendo la superiorità della loro conoscenza e non ravvisando la necessità di una competenza professionale. E nemmeno in seguito, anche se col tempo i medici acquistarono maggior considerazione, la medicina romana non raggiunse mai la grandezza di quella greca, dalla quale pur derivò la maggior parte delle proprie conoscenze.

Medicina e natura

Categoria: Medicina Naturale | Commenti disabilitati su La medicina romana