Gennaio 25 2021

Testimonianza di un esploratore mentale del 1900

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«I funghi alla psilocibina sono allucinogeni primari. Questa sostanza, come le triptammine, ha una somiglianza impressionante con la neurochimica umana. Una sostanza fondamentale per il nostro funzionamento cerebrale e per ogni sistema nervoso è la serotonina, molto simile all’”epena”: allucinogeno usato da gli sciamani amazzonici

“Mi sdraio su un’amaca e penso alle parole di Aldous Huxley che definiva l’esperienza psichedelica “grazia gratuita”. Ad assistermi in questo rito che è stato concesso, come segno di benevolenza a me e a pochi amici, è una sciamana. Il suo volto è vecchio e rugoso come scorza di una pianta centenaria, ma scommetto che potrebbe avere soltanto cinquant’anni.

Da queste parti il tempo non si conta. Sono il fiume, le stagioni, la selvaggina, la caccia, i mulinelli dell’acqua, o gli avvenimenti magici come la pioggia dei pesci, a scandire un tempo senza tempo. Per i fedeli questa sciamana è antica come il dio coccodrillo o il falco pescatore, eterna come il miele e il succo della pianta dei sogni.

Oggi, per sperimentare il mondo perduto dell’Eden, della società di condivisione che ha ancora in quest’ansa una piccola isola felice, mi sono affidato al sapere della donna, che, dicono, conosce gli effetti di oltre duecento erbe “per volare”.

Fra esse esiste la “Virola”, parente della noce moscata, che viene trattata utilizzandone la linfa, oppure i semi tostati dell’Anadenathera peregrina. Ora chiudo gli occhi e sorrido. Mi accingo a ciò che Plotino definì “il volo del solitario verso il Solitario”. Non so ancora come mi verrà somministrato l’indòlo allucinogeno.

Attendo e mentre aspetto premo le dita sulle palpebre, favorendo così una visione eidetica. La mia curiosità aumenta. La foresta è diventata improvvisamente silenziosa, anche le foglie tacciono: o è solo una mia impressione? La sciamana si avvicina; accanto a lei, lo sento, c’è un’altra presenza: senza dubbio il giovane assistente intravisto prima nella capanna. Forse mi faranno fumare il “soma”, che dà allo sguardo cieco una visione dilatata ed esatta sul tempo e sullo spazio, o forse sperimenterò l’epea”.

Continua…

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Novembre 16 2019

Abduction, abduzione, rapimento alieno

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Un rapimento alieno (il termine inglese abduction e il suo corrispondente italiano abduzione sono entrati nella terminologia ufologica) è il presunto sequestro di esseri umani da parte degli UFO, ritenuto un fenomeno reale da alcuni sostenitori dell’ufologia. Numerose persone in tutto il mondo avrebbero espresso la credenza di essere state rapite da esseri alieni e condotte a bordo veicoli spaziali o in luoghi difficilmente accessibili, come basi militari sotterranee, dove affermano di avere subìto esami di tipo medico.

ll fenomeno, detto anche “incontro ravvicinato del IV tipo” secondo la classificazione Hynek, è stato descritto da chi sostiene di averlo vissuto come un’esperienza sovente invasiva e traumatica che ha come incipit il missing time ossia un presunto blocco del tempo (non dimostrato scientificamente).

Gli scettici fanno rilevare che nessun rapimento alieno è stato osservato da testimoni indipendenti; anche nel caso di Travis Walton, che si può definire il più clamoroso, i compagni di lavoro non hanno visto il presunto rapito entrare nell’UFO. Le storie dei rapimenti si basano quindi essenzialmente sulle testimonianze dei cosiddetti “rapiti”. Secondo tali testimonianze, gli esseri di presunta origine extraterrestre cancellerebbero apparentemente la memoria dell’evento nel soggetto “rapito” per un periodo di tempo spesso prolungato.

Secondo alcune correnti dell’ufologia, la stessa memoria dell’evento potrebbe essere recuperata attraverso sedute di ipnosi regressiva, con la programmazione neurolinguistica e l’analisi grafologica– tecniche che tra l’altro non sono considerate scientifiche in ambito psicologico. Tra gli stessi ufologi non mancano però gli scettici, i quali si chiedono come mai una razza progredita di alieni riesca a cancellare il ricordo del rapimento dalla memoria cosciente e non anche dal subconscio.

Secondo alcuni psichiatri, ci sarebbe una spiegazione più semplice e razionale al “vuoto temporale”, ed ai temi tipici raccontati dai presunti “rapiti”: l’esperienza del rapimento potrebbe in realtà ricondursi a un vissuto traumatico del soggetto, a sua volta oggetto di rimozione, che in questo caso prenderebbe la forma dissociativa ed allucinatoria del cosiddetto “vuoto temporale”.

Secondo le tesi pseudoscientifiche di alcuni sostenitori delle teorie ufologiche e contattiste, questo tipo di “rapimenti” avrebbe scopi scientifici; ovvero, secondo loro, esseri di presunta origine extraterrestre avrebbero utilizzato cavie umane (o animali) per condurre esperimenti scientifici di natura non meglio precisata. Secondo David Icke, si tratterebbe di esperimenti genetici condotti con la complicità di militari terrestri. Su tali ipotesi, Carl Sagan ha osservato che esperimenti scientifici condotti nel modo raccontato dai presunti rapiti rivelerebbero una grande arretratezza in biologia, che sarebbe inconcepibile in una razza aliena così avanzata da effettuare lunghi viaggi spaziali.

L’antropologo Thomas Bullard ritiene invece che i rapimenti avrebbero lo scopo di modificare la coscienza dei rapiti attraverso messaggi subliminali, in modo da favorire una positiva evoluzione dell’umanità. Lo psichiatra Richiard Boylan ha anche ipotizzato l’esistenza di falsi rapimenti alieni, condotti sotto la regia dei servizi segreti nell’ambito di esperimenti socio-psicologici.

Il ricercatore ufologo Budd Hopkins negli anni ottanta scrisse alcuni libri che riportano numerose storie di statunitensi legate ad esperienze di abduction. Uno dei casi più noti descritti da Hopkins, riguarda Linda Cortile Napolitano, e vedrebbe come testimone un’importante figura della politica internazionale, che molti identificano in Javier Pérez Cuéllar; sul caso aleggiano però diversi dubbi, tra cui le analogie con il racconto di fantascienza Nighteyes. Durante lo stesso decennio, Whitley Strieber scrive una sua biografia personale riguardante il suo rapimento, da cui è stato tratto il film Communion. Anche in questi casi si sono usate tecniche di ipnosi regressiva.

Indagini sui rapimenti alieni con l’uso della regressione ipnotica sono state effettuate anche da James Harder, docente universitario di ingegneria. David Michael Jacobs, professore di storia alla Temple University, fu il primo a mettere in relazione con i progetti degli alieni le esperienze subite dai rapiti, sostenendo che gli alieni perseguissero un progetto ben preciso, esponendosi così alle critiche della comunità accademica americana.

John Edward Mack, docente di psichiatria ad Harvard, sostenne l’idea di Jacobs sull’autenticità dei rapimenti alieni, ma anche lui si attirò le critiche della comunità accademica, per cui nel 1993 fu insignito del Premio Ig Nobel insieme a Jacobs.

In Italia l’episodio più noto di presunto rapimento alieno, per quanto controverso, è quello dell’ex metronotte genovese Pier Fortunato Zanfretta, che sostiene di aver vissuto undici casi di questo tipo. Piuttosto noti anche i casi di Maurizio Cavallo e del genovese Valerio Lonzi. Il caso di Valerio Lonzi è descritto minuziosamente in un libro di Corrado Malanga, nel quale vengono citati anche i referti dello psicoterapeuta e ipnologo Mauro Moretti, degli psicologi R. Bonomo, P. Concerto, S. Santoro, G.M. Sferrazza, del dermatologo Moreno Vittorio e dello psichiatra forense Marco Lagazzi, dove non si tace l’interesse che il soggetto ha e aveva allo studio dei fenomeni di carattere ufologico, pur negando ogni valore misticheggiante, paranormale o settario in questo ambito.

La comunità scientifica costituisce  il più grande detrattore del fenomeno delle abduction, sostenendo l’impossibilità di verificare se le testimonianze di abduzione abbiano un riscontro reale oppure immaginario. Dal punto di vista scientifico, dunque, non vi è alcuna prova che questi “rapimenti” siano realmente avvenuti. Solitamente la comunità accademica imputa il fenomeno (cioè la convinzione di essere stati rapiti da intelligenze extraterrestri) ad altre cause, generalmente di tipo psicologo e biochimico, e in alcuni casi psicopatologico.

Alcuni “rapimenti” potrebbero essere spiegati con la paralisi nel sonno, altri con la creazione di falsi ricordi in un contesto di credenze già deliranti, altri ancora come illusioni ipnagogiche e allucinazioni ipnopompiche, altri, infine, come elaborate allucinazioni indotte dall’interazione elettromagnetica tra particolari fonti di energia elettrica e il complesso sistema neuro-elettrico del cervello umano.

Effettivamente la difficoltà nell’accettare per reali questi eventi sta tanto nelle tecniche quanto nella metodologia usate per identificarli. L’ipnosi regressiva, che nella teoria dei rapimenti alieni dovrebbe fornire la prova conclusiva dell’esistenza del rapimento stesso, per la quasi totalità degli scienziati non ha validità epistemica, perché può dimostrare, in linea di massima, che il soggetto non mente, ma non può determinare se si è trattato di un’esperienza reale o immaginaria. Anche la programmazione neurolinguistica è attualmente oggetto di molte critiche, sotto il profilo epistemologico, nell’ambito della psicologia ufficiale.

Chris French, psicologo, ha esaminato una ventina di persone convinte di essere state rapite dagli alieni ed ha rilevato in esse una tendenza alla fantasia, alle allucinazioni, alla dissociazione e alla credenza nel paranormale maggiore della norma. French è arrivato alla conclusione che non c’erano motivi per ritenere che quelle persone fossero state realmente rapite da extraterrestri.

Frederick Malmstrom, psicologo, sostiene che le descrizioni delle facce degli alieni riferite dalle persone che sostengono di essere state vittime di rapimenti sono molto simili al modo in cui un neonato vede il volto della madre. Quest’immagine resterebbe fissata nel subconscio e riemergerebbe nella fase di dormiveglia, in cui viene riferita la maggior parte delle esperienze di rapimento alieno, o anche durante la regressione ipnotica.

Sono tra noi …

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Marzo 11 2019

Poltergeist: tra scienza ed immaginazione, tra ragione e suggestione

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Canneto è una frazione di 180 abitanti del comune di Caronia, in provincia di Messina.

Questo piccolo paese è salito alla ribalta della cronaca Italiana dal febbraio del 2004 per via di strani fenomeni di combustione: contatori, televisori, aspirapolvere ed altri oggetti contenenti parti metalliche che prendevano fuoco improvvisamente e spontaneamente.

Inizialmente si è pensato a difetti di fabbricazione o surriscaldamento ma con l’aumentare dei casi e delle esplosioni la situazione si è fatta preoccupante.

Presenza di Poltergeist? Ufo? Elettromagnetismo? Dispersione di energia della ferrovia elettrificata?

Il mistero non è stato svelato per lungo tempo.

La notizia durante gli anni è stata riportata anche da telegiornali all’estero ed il caso è stato ribattezzato con il termine “ x- files di Caronia”.

Una collaborazione tra lo Stato italiano e la Regione Sicilia ha dato vita nel 2005 ad un gruppo interistituzionale per l’osservazione del fenomeno: il 24 giugno del 2008 il caso  fu archiviato dalla procura di Messina e la conclusione dei consulenti fu che si era trattato di atti con responsabilità di natura umana.

Mistero risolto? Forse.

Successivamente a tale conclusione si sono verificati nuovi casi simili a Caronia: esplosioni di lampade, case interamente bruciate e soprattutto avvenimenti inquietanti come le mani bruciate nel momento in cui i testimoni provavano a scattare foto agli oggetti volanti non identificati ( almeno secondo racconti raccolti tra la gente del paese)

Ricorrere a spiegazioni di natura scientifica è assolutamente auspicabile anche per non generare panico o preoccupazioni ingiustificate ma mi chiedo: e se non fosse sempre possibile?

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Ottobre 27 2018

CASTELLO DI LEUCATIA-CATANIA

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Narra di una fanciulla di nome Angelina, di riti simili a liturgie, di rigide regole, di amore negato e di un’intensa malinconia.

Vi è un racconto che parla di fantasmi, misteriose apparizioni e di un grande tempio pagano.

Angelina era figlia di un ricco commerciante di origine ebrea: il suo cuore palpitava per un ragazzo umile e gentile e la sua vita fluiva tranquilla anche se specchio di una visione patriarcale e maschilista.

All’alba dei suoi diciotto anni il padre la promise in sposa ad un ricco avvocato con trenta anni più di lei.

Nel 1911 il padre fece costruire il castello di Leucatia simbolo e dono per le nozze della figlia prediletta.

Quest’ultima si oppose e decise di lanciarsi nel vuoto dal terzo piano del castello, vittima di un doppio tradimento: da parte del padre incapace di ascoltare il grido disperato di una figlia e da parte del suo amato incapace di lottare per rivendicare il suo sentimento.

Angelina scelse di rifiutare una vita che non le apparteneva.

I castelli nell’immaginario collettivo sono sempre stati circondati da aloni misteriosi e sentori di indefinito.

La vicenda di Angelina ha influito significativamente ad alimentare superstizioni, leggende, storie di fantasmi e secondo alcuni frammenti storici si sa che il castello di Leucatia sorge sulle macerie di un tempio pagano.

Durante la seconda guerra mondiale venne requisito e rivestì il ruolo di roccaforte antiaerea tedesca: dopo il conflitto venne acquistato nel 1960 dal comune di Catania.

Oggi è la sede di una biblioteca- centro culturale inaugurata nel 2001.

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