Maggio 2 2021

Il primo astrologo professionista

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Nostradamus iniziò la sua fortunata attività di indovino nel 1550, quando aveva ormai cinquant’anni. I suoi poteri erano già consolidati da tempo. Ma la sua fortuna economica si accrebbe notevolmente, a partire da quel momento.

Egli fu uno dei primi astrologi di massa della storia. Prima di dedicarsi alle Centurie pubblicò, a grande tiratura, degli Almanacchi, dei Grandi pronostici e dei Presagi meravigliosi che ebbero un enorme successo di mercato.

Gli almanacchi erano di moda: tutti li compravano non solo per conoscere l’avvenire, ma per sapere quando raccogliere l’uva, imbottigliare il vino, uccidere il maiale o bastonare (di tanto in tanto) la moglie. In seguito agli almanacchi, best seller della sua produzione gutemberghiana, il Saggio di Salon, che aveva un fiuto non comune per gli affari, editò un ricettario di cosmesi, che pare andasse a ruba tra le signore attempate, alla ricerca di miracolosi rimedi contro il tempo.

Il Traité fardements et senteurs fu un colpo di genio poiché, entrando nel campo magico della bellezza, il veggente divenne un precursore della moderna industria cosmetica che vende, oltre al prodotto, l’illusione dell’eterna giovinezza. Per completare la sua opera di mago dell’editoria Nostradamus scrisse anche un opuscolo, molto apprezzato, sulle marmellate: sapori e dolcezza squisite, ottenute ovviamente con procedimenti segreti.

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Aprile 30 2021

A World at Risk

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Tra il 2003 e il 2016 abbiamo avuto l’influenza aviaria, la SARS (severe acute respiratory syndrome, sindrome respiratoria acuta grave), la MERS (Middle Est respiratory syndrome, sindrome respiratoria mediorientale), la febbre emorragica di Marburgo e l’Ebola.

Purtroppo, queste epidemie sono state accompagnate da uno schema ricorrente di amnesia sociale. Ciascuna di esse è stata seguita da un periodo di frenetica attività a ogni livello, nazionale e internazionale, che ha portato a dimenticare l’accaduto.

L’intervallo tra l’emergenza SARS nel 2003 e l’epidemia di Ebola è illuminante. Subito dopo l’esperienza SARS, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) pubblicò un Piano di preparazione e risposta alla pandemia influenzale (Global influenza Preparedness Plan, 2005) per fornire linee guida ai singoli Paesi; il testo rivedeva il Regolamento sanitario internazionale, inserendo le potenziali malattie emergenti come casi da denunciare all’autorità sanitaria, e stabiliva le modalità di reazione rapida.

Quello stesso anno, il governo degli Stati Uniti presentò il National Strategy for Pandemic Influenza, stanziando fondi per la sua applicazione. Piani simili furono elaborati dal dipartimento della Difesa, dal dipartimento degli Affari dei Veterani, dai vari Stati e da una serie di importanti compagnie del settore privato.

Ma quando l’emergenza finì e la paura si attenuò, cittadini e governi tornarono alla solita routine. I fondi stanziati per la risposta alla crisi attraverso l’OMS, i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) negli Stati Uniti e gli istituti analoghi nel resto del mondo, i Servizi sanitari nazionali e i laboratori privati furono ridotti drasticamente. Gli enti preposti al coordinamento della risposta a livello internazionale, federale e statale vennero sciolti e i loro direttori rimossi.

Com’era prevedibile, lo schema si è ripeto dopo l’emergenza di Ebola nell’Africa occidentale. Nel 2018, lo stesso giorno in cui una nuova epidemia scoppiava nella Repubblica democratica del Congo, il presidente Trump destituiva il presidente dell’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria e scioglieva l’organizzazione.

Come ha osservato il direttore generale dell’OMS, il mondo ha alternato abbondanza e carestia per quanto riguarda le malattie epidemiche, accontentandosi di pensare che per vincere siano sufficienti periodiche improvvisazioni e dichiarazioni di buone intenzioni. In questo caso, l’OMS è particolarmente importante, perché è l’organo incaricato di coordinare la risposta internazionale alle emergenze sanitarie.

Nel 2018, essa nominò una commissione per valutare la preparazione globale a future minacce microbiche dopo il rilassamento seguito alla SARS. Il rapporto, pubblicato nel 2019, considerava il mondo e i singoli Paesi complessivamente impreparati per un evento da tempo annunciato. Il preoccupante titolo del documento era A World at Risk (Un mondo a rischio).

Quando il COVID-19 ha cominciato a diffondersi, il suo successo è stato dovuto almeno in parte al fatto che le sentinelle erano state tolte e il mondo dormiva. Qui la posizione assunta dagli Stati Uniti è critica: sono l’ultima superpotenza e l’ultimo vero gigante economico, forniscono i maggiori fondi per l’attività dell’OMS, e i CDC sono l’agenzia che stabilisce gli standard per la risposta internazionale.

Nonostante i ripetuti avvertimenti fin dal 1997, un fattore determinante delle attuali sofferenze è stata la posizione del presidente americano, il quale, mentre l’epidemia si stava diffondendo in maniera incontrollabile in tre continenti, ha commentato: “Chi lo avrebbe mai immaginato?”.

Sarebbe più appropriato chiedersi se, una volta cessata l’emergenza coronavirus, il mondo tornerà ad assumere un atteggiamento di autocompiacimento o deciderà per una valutazione sostenibile nel lungo termine delle potenziali crisi future, organizzando i mezzi per affrontarle. Ricerca scientifica, infrastrutture sanitarie avanzate, stretta collaborazione internazionale, informazione sanitaria, tutela della biodiversità e sovvenzioni adeguate saranno tutti elementi necessari da utilizzare a livello globale per mettere al sicuro la nostra civiltà.

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Aprile 27 2021

Uno scettico surrealista

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Alessandro Jodorowsky, studioso fra l’altro di sette occulte, sostiene che la “nostradamologia” non può esistere, poiché il futuro non esiste. Il futuro sarebbe solo la proiezione e la ripetizione di ciò che già è successo nel passato. Perciò è facile, da un lato, predire avvenimenti che sono avvenuti molte volte nella storia dell’umanità, specie quando si evocano guerre, malattie, siccità, disastri e caos.

L’Apocalisse, in questo senso, è un testo magistrale di azzeramento del futuro. D’altro canto le profezie possono avere una indubbia influenza sulla coscienza collettiva, specie quando sono formulate in modo poetico e suggestivo.

Poesia pura e surrealismo, così definisce Jodorowsky le profezie più riuscite. Ma poiché le predizioni sono quasi tutte negative, lo scrittore-regista dice: “Mettiamo l’accento sulle predizioni positive e forse il futuro, che è solo la continuità del passato, potrà diventare tale, mediante il cambiamento che vogliamo imprimergli”.

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Aprile 22 2021

Un “ucronauta” figlio del suo tempo

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Tra i più noti critici dell’indovino, R. Prévost contesta che l’astrologo di Salon avesse il dono della profezia. Egli fu, sostiene, soprattutto uno storico che raccontava in stile poetico e simbolico fatti e avvenimenti del suo tempo, o dell’epoca medievale, elaborando le quartine in modo che il lettore avesse l’impressione di leggere eventi non ancora accaduti. L’ucronauta non sarebbe stato, dunque, che un abile cronista ermetico. Una prova?

I famosi versi sulla morte di Enrico II, avvenuta nel 1559, rappresentano – secondo Prévost – un’interpretazione falsa e tendenziosa di fatti reali. Piuttosto che guardare al futuro, sia pure prossimo, Nostradamus amava immergersi nel passato remoto. Il vecchio leone morto con gli occhi sbuzzati sarebbe stato l’imperatore di Costantinopoli, ucciso durante l’assedio della città ed accecato, secondo la tradizione, dai vincitori.

Anche la quartina che ha terrificato non pochi contemporanei, viene letta da Prévost in modo altrettanto “decronologico”. Il 1999 rappresenta, in realtà, il 1559, poiché come i cabalisti dell’epoca Nostradamus amava utilizzare i numeri magici, di cui il nove è uno dei più importanti.

Rimescolata nel bussolotto del tempo, la profezia sulla fine del nostro mondo si trasforma nella morte preannunciata di Enrico II, per cui “il grande re distruttore venuto dal cielo”, che tanto ha fatto discutere, è semplicemente una delle molte metafore della morte.

Storico o profeta, Nostradamus non smette di intrigare i suoi studiosi. Chevignard, un altro autore che contesta la presunta preveggenza di Nostradamus, sostiene che l’indovino fu sostanzialmente un affabulatore, inventore di un genere fantastico, che potremmo definire “fantastorico”.

Gli originali dei suoi testi, copiati diligentemente dall’allievo Chavigny, dimostrerebbero che le Centurie seguono uno stile letterario e uno “schema” estremamente razionale e sistemico. Nostradamus non inventa nulla, non divina il futuro, ma crea storie ambientate in un tempo senza tempo, probabilmente ispirategli dalle rêveries notturne e dalla fertile immaginazione.

Se si aggiungono a questo “genere” originale uno stile fantasioso e la contaminazione fra linguaggi e codici diversi, si ottiene la ricetta magica da molti considerata “profezia pura”. Insomma: Nostradamus fu il Jules Verne della sua epoca. Ma questa facoltà di anticipare avvenimenti, tecnologie e realizzazioni del futuro remoto non è anche il segno distintivo dei Maestri invisibili?

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