Ottobre 15 2020

La sindrome di paperino

Anche se può far sorridere, si tratta di una definizione tecnica per indicare quella sorta di “patologia” che sarebbe all’origine della sfortuna: si chiama Sindrome di Paperino.

Il fenomeno è studiato dal punto di vista del comportamento, da quello della medicina ed è anche al centro di attente analisi sul piano terapeutico: quindi si può guarire dalla sfortuna? Potremo finalmente affrancarci dalla certezza che la jella “ci vede benissimo”, mentre la fortuna ha l’handicap di essere cieca? Rispondere direttamente non è possibile, procediamo per ordine.

Dal punto di vista scientifico il destino, e quindi la fortuna e la sfortuna, sono fatti che rientrano nel concetto di probabilità: in pratica tutto sarebbe correlato da un insieme casuale di coincidenze che determinano un certo effetto. Spesso non consideriamo che è l’uomo, con la sua razionalità o irrazionalità e l’emotività, a essere l’evento esterno, in pratica risulta l’artefice della modifica dell’ideale andamento causa-effetto.

Se il detto latino quisque faber fortunae suae (ognuno è l’artefice della sua sorte) è corretto allora si potrebbe pensare che alcuni individui abbiano l’innata capacità di intervenire negativamente nel mare magnum della casualità?

In tale caso, queste persone sarebbero affette da quella Sindrome di Paperino che da qualche anno è oggetto di valutazione da parte degli psicologi e degli psicoanalisti.

La superstizione sarebbe un sintomo necessario, sorta di effetto placebo per portare sul piano delle realtà un’angoscia che tormenta la nostra psiche. Ma c’è di più. Infatti, secondo recenti studi condotti da un gruppo di psichiatri inglesi, non ci sarebbe né amuleto, né scongiuro, né altro sistema per arrestare la scalogna, poiché fenomeno generico, tracciato senza possibilità di appello nel DNA.

Gli psichiatri anglosassoni del gruppo di studio sulla sfortuna e la superstizione, in pratica affermano che c’è chi viene al mondo con la camicia e chi invece sarà un perdente già nell’incubatrice. In sostanza Fantozzi si nasce, non si diventa…

Sul piano scientifico i ricercatori osservano che certe caratteristiche, quelle che più facilmente sono un argine contro la buona sorte, sono ereditarie. L’ineluttabilità della sfortuna dimostra tutta la sua potenzialità, ad esempio nello stretto rapporto esistente tra la depressione e il destino avverso.

Incidenti, danni, problemi di varia natura sembrerebbero colpire con maggiore frequenza chi è depresso; infatti in queste persone può esserci la propensione all’esistenza caotica, che può essere indicata come un elemento importante per favorire lo stato depressivo. Tutto ciò fa si che davanti ad alcuni avvenimenti, la reazione del depresso sia negativa, al punto di percepire i fatti con toni pericolosi e sgradevoli. A questo punto verrebbe da dire che la sfortuna è una creazione della nostra psiche?

Credere nella sfortuna vuol dire considerare la possibilità che qualcosa di esterno a noi abbia un potere sinistro sulla nostra vita, a questo punto prende forma l’idea che sia possibile non considerarsi più responsabili delle nostre azioni, perdendo così ogni contatto con un equilibrato senso di colpa. A tutto ciò si aggiunga il peso del pessimismo, che spesso pare essere una prerogativa del superstizioso, alla quale possono comunque essere correlati effetti fisici anche importanti, quasi sempre legati alla sfera psicosomatica.

Ma se gli scienziati sdrammatizzano e cercano di proporre una lettura razionale del fenomeno, c’è invece chi è giunto al punto di considerare impossibile sottrarsi alla sfortuna, anzi ha imparato a conviverci.

L’uomo vittima di queste paure ha il suo profeta: Murphy e la sua legge, un personaggio che ha creato una sorta di bibbia dello sfortunato, letta da milioni di persone, la cui affermazione tipo è la seguente: “Dopo questa fortuna chissà che cosa mi succederà?”

Chi crede nella sfortuna, parafrasando Murphy, afferma spesso: “La cosa che manca è sempre la più importante.” Quando guarda uno stradario sa che la via cercata sarà nelle pieghe, dove la carta è rovinata e illeggibile. E’ consapevole che quando porta l’ombrello non pioverà….

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