Settembre 11 2020

Isolamento sociale

Numerosi studi scientifici evidenziano che l’isolamento sociale prolungato ha una ricaduta importante sulla salute fisica e mentale. La tendenza all’isolamento e la perdita di contatto con il mondo esterno sono manifestazioni che caratterizzano condizioni particolari, quali la depressione, la schizofrenia e l’autismo. L’isolamento è un sintomo alla cui determinazione concorrono sia aspetti di natura “strutturale” (quali, ad esempio, il vivere soli e la scarsità di relazioni sociali), sia “funzionale” (come la mancanza di un supporto emozionale). Nelle persone anziane, l’isolamento sociale è in relazione anche con il declino delle capacità cognitive e, più in generale, con un peggiore stato di salute psichico e fisico. Inoltre, la solitudine e l’isolamento sociale sono risultati essere associati a un maggior ricorso e una maggiore durata delle ospedalizzazioni nonché a una miriade di altre conseguenze sulla salute, incluse la malnutrizione, l’abuso alcolico o il rischio di caduta.

Nell’ultimo ventennio si sono accumulate sempre più evidenze a supporto di un’associazione tra integrazione/isolamento sociale e salute. L’assenza di relazioni sociali o la relativa scarsità delle stesse costituisce uno dei maggiori fattori di rischio per la salute paragonabile, se non superiore, a quello di ben noti fattori di rischio quali ad esempio il fumo di sigarette, l’abuso alcolico e l’obesità.

 Le relazioni sociali possono influenzare lo stato di salute attraverso scambio di informazioni, supporto emozionale così come aiuto materiale, che a loro volta favoriscono comportamenti adattivi in presenza di fonti di stress acute o croniche; ma la rete di relazione può anche agire, direttamente o indirettamente, nel promuovere l’adozione di comportamenti salutari. Infine, esistono anche evidenze a supporto di un’associazione diretta tra l’isolamento sociale e salute. La relazione tra invecchiamento e isolamento sociale riveste una particolare importanza per le sue implicazioni sulla salute. Dopo i 64 anni di età la presenza di sintomatologia depressiva è una condizione frequente e spesso grave, perché associata ad altre forme di patologia e perché causa un disagio clinicamente significativo e socialmente rilevante. Gli ultra sessantaquattrenni  maggiormente a rischio di isolamento sociale sono risultati essere le donne, quelli nella fascia d’età 75 e oltre, con un basso livello di istruzione e con difficoltà economiche. La depressione, assieme alle cadute, all’incontinenza e ai disturbi cognitivi sono considerate dall’Oms delle condizioni “disastrose” per gli ultra sessantaquattrenni.

L’aspetto veramente nocivo, enfatizzato dall’isolamento, è la percezione di solitudine che innesca vissuti di vuoto, abbandono, e desolazione.  L’isolamento è, dunque, potenzialmente un fattore stressogeno che attiva reazioni psico-neuro-endrocrino-immunologiche misurabili con esami clinici di laboratorio. 

Secondo una ricerca di Julianne Holt-Lunstad, professoressa di psicologia e neuroscienze presso la Brigham Young University, la mancanza di connessione sociale aumenta i rischi per la salute quanto il fumo di 15 sigarette al giorno o il consumo di alcol. Ha scoperto, inoltre, che la solitudine e l’isolamento sociale sono due volte più dannosi per la salute fisica e mentale dell’obesità. Esistono solide prove del fatto che l’isolamento sociale e la solitudine aumentano in modo significativo il rischio di mortalità prematura e che l’entità del rischio supera quella di molti importanti indicatori sanitari.

Uno studio del 2016 condotto dall’epidemiologa dell’Università di Newcastle, Nicole Valtorta, ha collegato la solitudine a un aumento del 30% del rischio di infarto o dello sviluppo di malattie coronariche. Valtorta nota che il rischio più elevato di un individuo solo in cattiva salute deriva probabilmente da diversi fattori combinati: comportamentale, biologico e psicologico. In mancanza di incoraggiamento da parte della famiglia o degli amici, coloro che sono soli possono scivolare in abitudini malsane. Inoltre, è stato scoperto che la solitudine aumenta i livelli di stress, impedisce il sonno e, a sua volta, danneggia il corpo. La solitudine può anche aumentare la depressione o l’ansia. La solitudine, a quanto pare, può portare a segnali di stress a lungo termine, innescando reazioni di attacco/fuga, che influiscono negativamente sul funzionamento del sistema immunitario.

Queste reazioni che nel mondo animale sono prevalentemente motorie, nell’Uomo assumono un aspetto psicologico. L’attacco può manifestarsi con la rabbia e la fuga con la paura o la negazione dei fatti che si stanno svolgendo. Inoltre come tutte le situazioni stressanti, l’isolamento sociale, enfatizza le modalità personali di reagire allo stress. Ad esempio chi soffre di depressione tenderà a deprimersi ancora di più, chi ha la fobia delle malattie diventerà ancora più fobico, ecc. Per non essere sopraffatti dall’isolamento sociale si può agire sia sul versante psicologico sia su quello somatico e in entrambi casi è importante mantenere un’attitudine attiva. Un elemento molto importante è mantenersi impegnati in qualche attività fisica o mentale il più possibile coinvolgente.  Ovviamente è molto importante mantenere i contatti con persone affettivamente importanti attraverso chiamate e videochiamate. Anche gli affetti positivi sono un antidoto allo stress negativo.

Altro fattore fondamentale è ridurre al minimo (1/2 volte al giorno) la ricezione di notizie di cronaca come quelle sull’epidemia  in atto e selezionare le fonti facendo riferimento solo a quelle istituzionali o di enti importanti. Va sottolineato   che è importante rivolgersi ad un medico o ad uno psicologo se ci sono difficoltà a reagire allo stress da isolamento sociale per evitare rischi per la salute fisica e mentale.

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