Novembre 16 2019

Abduction, abduzione, rapimento alieno

Un rapimento alieno (il termine inglese abduction e il suo corrispondente italiano abduzione sono entrati nella terminologia ufologica) è il presunto sequestro di esseri umani da parte degli UFO, ritenuto un fenomeno reale da alcuni sostenitori dell’ufologia. Numerose persone in tutto il mondo avrebbero espresso la credenza di essere state rapite da esseri alieni e condotte a bordo veicoli spaziali o in luoghi difficilmente accessibili, come basi militari sotterranee, dove affermano di avere subìto esami di tipo medico.

ll fenomeno, detto anche “incontro ravvicinato del IV tipo” secondo la classificazione Hynek, è stato descritto da chi sostiene di averlo vissuto come un’esperienza sovente invasiva e traumatica che ha come incipit il missing time ossia un presunto blocco del tempo (non dimostrato scientificamente).

Gli scettici fanno rilevare che nessun rapimento alieno è stato osservato da testimoni indipendenti; anche nel caso di Travis Walton, che si può definire il più clamoroso, i compagni di lavoro non hanno visto il presunto rapito entrare nell’UFO. Le storie dei rapimenti si basano quindi essenzialmente sulle testimonianze dei cosiddetti “rapiti”. Secondo tali testimonianze, gli esseri di presunta origine extraterrestre cancellerebbero apparentemente la memoria dell’evento nel soggetto “rapito” per un periodo di tempo spesso prolungato.

Secondo alcune correnti dell’ufologia, la stessa memoria dell’evento potrebbe essere recuperata attraverso sedute di ipnosi regressiva, con la programmazione neurolinguistica e l’analisi grafologica– tecniche che tra l’altro non sono considerate scientifiche in ambito psicologico. Tra gli stessi ufologi non mancano però gli scettici, i quali si chiedono come mai una razza progredita di alieni riesca a cancellare il ricordo del rapimento dalla memoria cosciente e non anche dal subconscio.

Secondo alcuni psichiatri, ci sarebbe una spiegazione più semplice e razionale al “vuoto temporale”, ed ai temi tipici raccontati dai presunti “rapiti”: l’esperienza del rapimento potrebbe in realtà ricondursi a un vissuto traumatico del soggetto, a sua volta oggetto di rimozione, che in questo caso prenderebbe la forma dissociativa ed allucinatoria del cosiddetto “vuoto temporale”.

Secondo le tesi pseudoscientifiche di alcuni sostenitori delle teorie ufologiche e contattiste, questo tipo di “rapimenti” avrebbe scopi scientifici; ovvero, secondo loro, esseri di presunta origine extraterrestre avrebbero utilizzato cavie umane (o animali) per condurre esperimenti scientifici di natura non meglio precisata. Secondo David Icke, si tratterebbe di esperimenti genetici condotti con la complicità di militari terrestri. Su tali ipotesi, Carl Sagan ha osservato che esperimenti scientifici condotti nel modo raccontato dai presunti rapiti rivelerebbero una grande arretratezza in biologia, che sarebbe inconcepibile in una razza aliena così avanzata da effettuare lunghi viaggi spaziali.

L’antropologo Thomas Bullard ritiene invece che i rapimenti avrebbero lo scopo di modificare la coscienza dei rapiti attraverso messaggi subliminali, in modo da favorire una positiva evoluzione dell’umanità. Lo psichiatra Richiard Boylan ha anche ipotizzato l’esistenza di falsi rapimenti alieni, condotti sotto la regia dei servizi segreti nell’ambito di esperimenti socio-psicologici.

Il ricercatore ufologo Budd Hopkins negli anni ottanta scrisse alcuni libri che riportano numerose storie di statunitensi legate ad esperienze di abduction. Uno dei casi più noti descritti da Hopkins, riguarda Linda Cortile Napolitano, e vedrebbe come testimone un’importante figura della politica internazionale, che molti identificano in Javier Pérez Cuéllar; sul caso aleggiano però diversi dubbi, tra cui le analogie con il racconto di fantascienza Nighteyes. Durante lo stesso decennio, Whitley Strieber scrive una sua biografia personale riguardante il suo rapimento, da cui è stato tratto il film Communion. Anche in questi casi si sono usate tecniche di ipnosi regressiva.

Indagini sui rapimenti alieni con l’uso della regressione ipnotica sono state effettuate anche da James Harder, docente universitario di ingegneria. David Michael Jacobs, professore di storia alla Temple University, fu il primo a mettere in relazione con i progetti degli alieni le esperienze subite dai rapiti, sostenendo che gli alieni perseguissero un progetto ben preciso, esponendosi così alle critiche della comunità accademica americana.

John Edward Mack, docente di psichiatria ad Harvard, sostenne l’idea di Jacobs sull’autenticità dei rapimenti alieni, ma anche lui si attirò le critiche della comunità accademica, per cui nel 1993 fu insignito del Premio Ig Nobel insieme a Jacobs.

In Italia l’episodio più noto di presunto rapimento alieno, per quanto controverso, è quello dell’ex metronotte genovese Pier Fortunato Zanfretta, che sostiene di aver vissuto undici casi di questo tipo. Piuttosto noti anche i casi di Maurizio Cavallo e del genovese Valerio Lonzi. Il caso di Valerio Lonzi è descritto minuziosamente in un libro di Corrado Malanga, nel quale vengono citati anche i referti dello psicoterapeuta e ipnologo Mauro Moretti, degli psicologi R. Bonomo, P. Concerto, S. Santoro, G.M. Sferrazza, del dermatologo Moreno Vittorio e dello psichiatra forense Marco Lagazzi, dove non si tace l’interesse che il soggetto ha e aveva allo studio dei fenomeni di carattere ufologico, pur negando ogni valore misticheggiante, paranormale o settario in questo ambito.

La comunità scientifica costituisce  il più grande detrattore del fenomeno delle abduction, sostenendo l’impossibilità di verificare se le testimonianze di abduzione abbiano un riscontro reale oppure immaginario. Dal punto di vista scientifico, dunque, non vi è alcuna prova che questi “rapimenti” siano realmente avvenuti. Solitamente la comunità accademica imputa il fenomeno (cioè la convinzione di essere stati rapiti da intelligenze extraterrestri) ad altre cause, generalmente di tipo psicologo e biochimico, e in alcuni casi psicopatologico.

Alcuni “rapimenti” potrebbero essere spiegati con la paralisi nel sonno, altri con la creazione di falsi ricordi in un contesto di credenze già deliranti, altri ancora come illusioni ipnagogiche e allucinazioni ipnopompiche, altri, infine, come elaborate allucinazioni indotte dall’interazione elettromagnetica tra particolari fonti di energia elettrica e il complesso sistema neuro-elettrico del cervello umano.

Effettivamente la difficoltà nell’accettare per reali questi eventi sta tanto nelle tecniche quanto nella metodologia usate per identificarli. L’ipnosi regressiva, che nella teoria dei rapimenti alieni dovrebbe fornire la prova conclusiva dell’esistenza del rapimento stesso, per la quasi totalità degli scienziati non ha validità epistemica, perché può dimostrare, in linea di massima, che il soggetto non mente, ma non può determinare se si è trattato di un’esperienza reale o immaginaria. Anche la programmazione neurolinguistica è attualmente oggetto di molte critiche, sotto il profilo epistemologico, nell’ambito della psicologia ufficiale.

Chris French, psicologo, ha esaminato una ventina di persone convinte di essere state rapite dagli alieni ed ha rilevato in esse una tendenza alla fantasia, alle allucinazioni, alla dissociazione e alla credenza nel paranormale maggiore della norma. French è arrivato alla conclusione che non c’erano motivi per ritenere che quelle persone fossero state realmente rapite da extraterrestri.

Frederick Malmstrom, psicologo, sostiene che le descrizioni delle facce degli alieni riferite dalle persone che sostengono di essere state vittime di rapimenti sono molto simili al modo in cui un neonato vede il volto della madre. Quest’immagine resterebbe fissata nel subconscio e riemergerebbe nella fase di dormiveglia, in cui viene riferita la maggior parte delle esperienze di rapimento alieno, o anche durante la regressione ipnotica.

Sono tra noi …

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