Gennaio 20 2015

Paziente con tendenze suicide

Pochi eventi nella vita professionale di uno psicologo/psichiatra sono più disturbanti del suicidio di un paziente. Da uno studio è emerso che circa la metà degli psicologi/psichiatri che avevano perso un paziente per suicidio aveva vissuto livelli di stress paragonabili a quelli di persone che si stavano riprendendo dalla morte di un genitore.

Per i clinici la tendenza naturale, sia nella pratica ospedaliera che in psicoterapia, è quella di lavorare intensamente per prevenire il suicidio.

Adottare misure cautelative ragionevoli per impedire che i pazienti si tolgano la vita è sicuramente giusto dal punto di vista clinico, oltre a essere un comportamento responsabile da un punto di vista etico e un efficace presidio difensivo da un punto di vista medico legale. Ciò nonostante, quando il ruolo del salvatore diventa eccessivamente coinvolgente, i risultati possono essere antiterapeutici.

Innanzi tutto, i clinici devono tenere sempre a mente un fatto inoppugnabile: i pazienti che sono veramente intenzionati a uccidersi finiranno col farlo. Nessuna misura di contenzione fisica, attenta osservazione e capacità clinica può fermare il paziente realmente determinato al suicidio.

Nonostante una corposa mole di letteratura sui fattori di rischio per il suicidio a breve e lungo termine, la nostra capacità di prevedere il suicidio di un paziente è però ancora notevolmente limitata.

Il mezzo principale per valutare un rischio di suicidio in un setting clinico è la comunicazione verbale del paziente rispetto alle sue intenzioni, o un’azione chiaramente suicidaria nei suoi intenti.

I clinici non possono leggere nella mente e non devono rimproverarsi per i loro fallimenti quando non sono presenti indicazioni chiare, verbali e non, di rischio suicidio.

Alcuni terapeuti riconoscono apertamente che non possono trattenere il paziente dal commettere un suicidio e offrono invece l’opportunità di comprendere perché il paziente pensi che il suicidio rappresenti l’unica scelta. Spesso questa ammissione ha un effetto calmante e può portare a una maggiore collaborazione nel lavoro psicoterapeutico.

Per trattare efficacemente i pazienti con tendenze suicide, i clinici devono distinguere la responsabilità del paziente dalla responsabilità del terapeuta.


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Pubblicato 20/01/2015 da Fabrizio Artelli nella categoria "Clinica

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