Aprile 28 2016

La formazione psicologica degli operatori in oncologia

La diagnosi ed i trattamenti del tumore sono eventi che agiscono sulla persona determinando una grave situazione di stress a livello somato-psichico. La malattia oncologica coinvolge allo stesso tempo il soma, la sfera emozionale e il sistema delle relazioni sia all’interno dell’ambito familiare che nel sistema di cura. Una diagnosi di tumore rompe sia l’equilibrio interno al paziente sia l’equilibrio familiare.

La modalità di comunicazione della diagnosi può influenzare le reazioni emotive del paziente e dei suoi familiari nella capacità di adattamento alla malattia.

La conoscenza dei fattori bio-psico-sociali del malato è essenziale agli operatori sanitari che intervengono nel processo di cura per promuovere un intervento che renda possibile l’adattamento del paziente alla situazione di crisi.

Una buona relazione con il medico, caratterizzata da una buona competenza comunicativa improntata sull’accoglienza, può permettere al paziente di vivere in modo più agevole la malattia, mentre la mancanza di una adeguata preparazione psicologica può indurre nell’operatore atteggiamenti che influenzano negativamente la relazione con il paziente.

Alcune capacità essenziali nel rapporto operatore-paziente, come la capacità di comunicare e quella di sviluppare e mantenere una relazione, non sono doti innate ma possono essere acquisite attraverso una specifica preparazione.

Per alcuni pazienti la modalità comunicativa utilizzata dal medico ha condizionato il modo di intendere la malattia, di combatterla o di subirla.

La formazione psicologica degli operatori sanitari ha l’obiettivo di proporre nuovi modelli di relazione e più efficaci modalità di comunicazione con i pazienti e con i loro familiari. La nuova preparazione raggiunta arricchisce il professionista migliorando le sue specifiche competenze e la qualità delle cure prestate.

Un ottimale punto di partenza della formazione è un percorso che non crei sovrapposizioni di ruolo e di intervento tra i vari operatori ma che sia in grado di creare condivisione di informazioni e di esperienze e collaborazione tra le differenti figure professionali affinché si realizzi un buon lavoro d’équipe, affinché si crei un clima di ascolto attivo, comprensione empatica e quindi esista uno spazio emotivo di espressione delle proprie paure ed angosce.

Il paziente oncologico spesso deve accettare di vivere a lungo con la propria malattia o con lo spettro di essa. La gestione di comunicazioni ed informazioni soprattutto quando la prognosi è infausta, necessita di elevate competenze relazionali e porta con sé carichi emotivi faticosi da gestire sia per il paziente che per l’operatore.

La formazione professionale degli operatori sanitari dovrebbe presentare informazioni e conoscenze teoriche ma anche approfondire consapevolezza di sé stessi e della propria emozionalità che da sempre viene messa in gioco nella relazione con il paziente. Il rapporto operatore-paziente è un rapporto dinamico in cui l’operatore deve sapere conquistare la fiducia del paziente dimostrandogli ascolto e competenza nella comunicazione. Occorre poter preparare gli operatori a saper stare in relazione con le persone malate ma anche con i colleghi.

I contenuti della formazione non si limiteranno alla trasmissione di conoscenze teoriche sulla patologia ma dovranno affrontare le questioni relazionali ed etiche e l’acquisizione di competenze nella gestione d’équipe, attraverso l’apprendimento di competenze “altre” da quelle tecniche: ascoltare, comunicare, stare in relazione, comprendere e non giudicare il comportamento umano nei suoi differenti aspetti cognitivi ed emozionali.

La formazione è vista quindi, come uno strumento di miglioramento delle performances a tutela della salute del malato, ma non solo. L’aggiornamento professionale e il continuo confronto con altri colleghi, anche dal punto di vista emozionale, diventa strumento di prevenzione di burn-out.

I professionisti che lavorano in oncologia sono soggetti a rischio di burn-out, reazione allo stress lavorativo caratterizzata da una costellazione di sintomi che si manifestano a tutti i livelli, cognitivo, emotivo e relazionale.

Il malato oncologico, per patologia e problematiche emotive ad essa correlate, richiede all’operatore non solo un elevato livello di competenza ed una struttura molto efficiente, ma anche competenze psicologiche e relazionali.

I fattori di stress correlati al lavoro in ambito oncologico sono molteplici e conoscerli è importante per l’operatore anche se non sempre egli è disposto ad approfondire gli aspetti emozionali della relazione con il paziente, implicita in ogni professione d’aiuto. Studi sperimentali longitudinali, condotti dagli anni settanta in poi, hanno dimostrato che seminari e gruppi di supporto, si sono rivelati un valido aiuto nella pratica con i malati di cancro.

Tamburini et al. tra le principali indicazioni per prevenire il burn-out citano: il lavoro in équipe che favorisce il confronto e l’elaborazione collettiva, la partecipazione a momenti di aggiornamento e corsi di formazione psicologica degli operatori sulla relazione con il paziente.


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Pubblicato 28/04/2016 da Fabrizio Artelli nella categoria "Clinica

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