Giugno 22 2016

L’odierno concetto di pedofilia.

Dal punto di vista clinico, la scienza psichiatrica definisce la pedofilia come una parafilia e cioè una perversione legata alla sfera sessuale in cui è evidente una devianza rispetto ai comportamenti generalmente accettati, data la necessità di particolari condizioni per suscitare l’eccitazione sessuale.

Secondo il DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), la focalizzazione parafiliaca della pedofilia comporta attività sessuale con bambini prepuberi; inoltre, il soggetto pedofilo deve avere almeno sedici o più anni e deve essere di almeno cinque anni maggiore del bambino.

Il DSM-IV distingue tra soggetti sessualmente attratti soltanto da bambini (pedofili di tipo esclusivo) ed altri almeno occasionalmente attratti anche da adulti (pedofili di tipo non esclusivo); si tende, inoltre, a distinguere tra pedofili situazionali – che non vedono il minore come obiettivo primario delle loro fantasie sessuali, ma sono tentati dal molestarlo avendone l’occasione- e pedofili cosiddetti preferenziali, che pongono i bambini come oggetto elettivo del proprio desiderio sessuale.

Il descritto inquadramento psichiatrico della pedofilia non contempla una incapacità di intendere e volere del pedofilo, tale da determinare il venir meno o la significativa diminuzione della sua imputabilità al tempus commissi delicti.

Il pedofilo, infatti, nel momento in cui decide di mettere in pratica il suo desiderio sessuale, nella maggior parte dei casi, è lucidamente consapevole del disvalore e della natura criminale delle proprie azioni. In tali soggetti, l’alterazione psicopatologica è limitata all’interesse sessuale per i bambini, ma la capacità di intendere e di volere non viene compromessa dalla pulsione parafiliaca ed è per questo che si parla di “psicopatologia lucida”.

In proposito, una simile considerazione è stata pienamente condivisa dalla Corte Suprema di Cassazione, nella decisione nella quale ha stabilito che “la pedofilia, intesa come modifica dell’oggetto sessuale in direzione dei minori, pur presentando ordinariamente carattere di abitualità, ai fini penali non esclude né attenua la capacità di intendere e volere e, di conseguenza, la penale responsabilità per abusi contro i minori”.

L’originaria pulsione sessuale parafiliaca viene interiormente elaborata dal soggetto fino a giungere alla consapevolezza del proprio orientamento sessuale: solamente a questo punto, l’agente si trova ad affrontare la scelta tra una soddisfazione meramente interiore, realizzata attraverso le cosiddette fantasie intrapsichiche e, in quanto tale, penalmente irrilevante, ed una criminosa soddisfazione reale, ottenuta attraverso veri e propri abusi su bambini, per così dire, in carne ed ossa.

Come ricordato, la pedofilia in senso stretto consiste in una mera attrazione sessuale rivolta ai bambini e, finché tale, non può – non deve- essere perseguita penalmente.

L’incriminazione penale, infatti, nei moderni ordinamenti di ispirazione liberal-democratica, non può fondarsi su un mero giudizio o sentimento di disprezzo morale nei confronti della perversione sessuale, bensì sulla dannosità nei confronti di veri e propri soggetti di diritto.

In ogni ordinamento giurisdico civile, la repressione della devianza sessuale in quanto tale non può essere considerata legittima, in quanto anche l’atto perverso deve essere ritenuto manifestazione della personalità umana, il cui svolgimento deve essere garantito e tutelato dallo Stato.

In uno Stato liberale, laico e garantista, la condotta sessualmente deviata è legittimamente incriminabile solo nei limiti in cui cagioni un danno ad altri e cioè soltanto quando lede dei beni giuridici concreti e tangibili, diversi dalla morale pubblica e dal buon costume.

Ogni tipo di atto sessuale, da considerare o meno perverso, esula dalla rilevanza penale nel momento in cui è rivolto nei confronti di persone che manifestano il proprio consenso; ed è proprio tale ultimo elemento, vale a dire il consenso, a mancare nel caso in cui simili condotte riguardino un minore.

La repressione degli atti sessuali tra adulti e mnori, anche formalmente consenzienti, è giustificabile sulla base di considerazioni relative alla dannosità e alla traumaticità che il bambino subisce a causa di un qualsiasi rapporto sessuale con un adulto. Lo sviluppo armonico della sua personalità viene ad essere fortemente pregiudicato in ogni caso, anche in presenza di un suo formale assenso, in cui il consenso venga sostanzialmente “coartato”, non essendo il minore capace di autodeterminarsi e dipendendo psicologicamente dall’adulto.

Esiste una asimmetria nel rapporto tra l’adulto e il minore data dal diverso grado di maturità e di sapere che rende dannoso per il più giovane qualsiasi tipo di relazione sessuale. Tale asimmetria si costituisce in ogni caso come cardine di una relazione di abuso, al cui interno si determina un divrio di potere che nessuna passiva acquiescenza, scambiata o contrabbandata per consenso, potrà annullare o ridurre.

L’incriminazione è, dunque, legittimata dal rilievo che il bambino è incapace di comprendere il significato degli atti sessuali e, data la posizione di preminenza in cui viene a trovarsi l’adulto, qualsiasi tipo di rapporto in tal senso viene configurato come abusivo o violento.

In conclusione risulta evidente come ad acquisire rilevanza penale sia ogni forma di abuso sul minore e non la pedofilia in senso stretto, in quanto questa, finché non si esteriorizza e, cioè, fino a quando non si concretizza in un comportamento esterno (c.d. principio di materialità), è da considerarsi una mera attrazione sessuale verso i bambini e quindi un semplice desiderio, di per sé penalmente irrilevante.

 

Lupo M., I reati sui minori a seguito delle leggi di riforma in materia. La nuova disciplina sulla pedopornografia alla luce della Legge 38/2006, in L’abuso sessuale sui minori: prassi giudiziarie e novità normative introdotte dalla legge 38/2006 sulla pedopornografia, a cura di Lorusso S., Manna A., Milano.


Tag:, ,
Copyright Afis 2020. All rights reserved.

Pubblicato 22/06/2016 da Fabrizio Artelli nella categoria "Clinica

Riguardo l’Autore

Psicologo e Psicoterapeuta Tel.: 375.544.1862 (per appuntamento)