Novembre 4 2016

Organizzazione del servizio di assistenza domiciliare (AD)

Nell’organizzazione di un servizio domiciliare la conoscenza dei problemi sanitari e sociali del paziente rappresenta un punto fondamentale da tenere sempre a mente durante il corso della intera assistenza.

Per chiarire questo punto vediamo che cosa avviene ad un paziente quando si ricovera in ospedale: in questa specifica situazione l’aspetto prioritario è sempre quello sanitario in quanto la struttura di ricovero automaticamente si fa carico di qualsiasi servizio necessario, infatti oltre a fornire le cure mediche offre anche tutti i servizi alberghieri dal cibo all’alloggio, etc.

In breve un paziente che arriva in ospedale è soprattutto qualcuno colpito da una particolare malattia e non a caso viene dirottato in un reparto specialistico in base alla patologia. Gli aspetti sociali la presenza o meno di un nucleo familiare, la dinamica all’interno di questo, la situazione economica, il credo religioso etc, assumono un importanza marginale nelle scelte di fondo dell’assistenza ospedaliera.

Non a caso il ruolo dell’assistente sociale in un ospedale diviene nuovamente importante soprattutto nel momento delle dimissioni di un malato quando è necessario contattare i familiari per poter affrontare i problemi inerenti al trasferimento nel domicilio del paziente stesso.

La fase organizzativa per un gruppo di AD è invece notevolmente differente e verte sulla continua interazione tra il medico che deve programmare il miglior tipo di servizio sanitario e l’assistente sociale che deve valutare se esistono le condizioni per poter esplicare i vari atti della assistenza a domicilio del malato.

Nel dimettere un paziente dall’ospedale ci si dimentica troppe volte che la struttura sanitaria durante il ricovero si è fatta carico non solo dei problemi clinici ma anche di tutte le altre esigenze del malato vale a dire vitto, alloggio, socializzazione etc.

Lo stesso malato dimesso nel proprio domicilio ha bisogno degli stessi servizi e troppo spesso si pensa che questi possano essere presi in carico dal solo nucleo familiare.

Per esempio: se si trasferisce un malato da un ospedale all’altro ci si informa prima se la struttura ricevente è fornita dei servizi essenziali necessari al paziente per esempio un cardiologo od un neurologo a seconda della patologia. In genere si dà per scontato la presenza di tutti gli altri servizi cosiddetti alberghieri.

Lo stesso non avviene quando si dimette un malato a domicilio ed invece molto spesso la struttura ricevente, in questo caso il fantomatico nucleo familiare, è carente in quasi tutte le fasi dell’assistenza.

E’ questa la fase di maggiore importanza nel programmare il futuro svolgimento della AD: infatti dalla continua interazione tra personale prettamente sanitario (medici ed infermieri) ed il resto della équipe (assistente sociale, psicologi, volontari, fisiatri, etc) che scaturisce un buon livello di assistenza.

Per esempio, se il nucleo familiare è presente 24 ore al giorno e qualcuno di questi è disponibile a farsi carico della somministrazione della terapia, il personale sanitario potrà prescrivere anche schemi di terapie complesse altrimenti si dovrà arrivare ad alcuni compromessi che permettano comunque il proseguimento della assistenza.

Questa fase interattiva tra i vari componenti della équipe è un aspetto completamente nuovo della preparazione del personale sanitario, di solito abituato a decidere una terapia solo su parametri oggettivi che considerano il solo decorso della patologia e non tutte le possibili correlazioni connesse con la figura del malato.

S.A.


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Pubblicato 04/11/2016 da Fabrizio Artelli nella categoria "Assistenza domiciliare

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Psicologo e Psicoterapeuta Tel.: 375.544.1862 (per appuntamento)