Giugno 22 2017

Psicologia e salute: il primo soccorso psicologico (PFA)

Creato dall’esperienza di importantissime organizzazioni internazionali, il Primo Soccorso Psicologico (Psychological First Aid o PFA) è una procedura ancora giovane ma già supportata e riconosciuta quasi universalmente, sia in ambito civile che militare.
Consiste in un approccio empatico al superstite, per aiutarlo a ridurre lo stress conseguente ad un evento traumatico ripristinando il più velocemente possibile le sue capacità di adattamento a breve e a lungo termine.
I protocolli di alcuni centri di studio per il PFA più conosciuti, come la NCTSN e l’istituto Johns Hopkins, convergono nel suggerire le seguenti linee guida di intervento:
  1. Agire in sicurezza. Protocollo comune anche ai soccorritori e ai paramedici, il nostro intervento, specie se in una zona ancora a rischio, deve essere intrapreso solo ed esclusivamente con il presupposto di base che non stiamo correndo dei pericoli gravi.
  2. Stabilire una priorità dell’intervento (Triage) per capire subito chi ha bisogno con più urgenza del nostro aiuto. Può essere basato sull’evidenza o sui fattori di rischio. Se è basato sull’evidenza, stabiliremo con chi intervenire per primo in base al suo comportamento manifesto. Nel triage basato sul rischio valuteremo in una sorta di anamnesi del paziente, tre parametri fondamentali: se ha visto dei cadaveri umani o se pensava che sarebbe potuto morire, se è stato separato dai familiari, se ha subito dei traumi fisici e lo shock conseguente. E’ possibile ovviamente integrare i dati di un approccio con quelli dell’altro.
  3. Creare empatia e stabilire un rapporto umano immediato. E’ fondamentale per permettere alla persona di aprirsi, sentirsi al sicuro e accettare di essere aiutata.
  4. Ascoltare attivamente il sopravvissuto. Ogni esperienza è diversa ed ogni individuo è unico, ma essere ascoltati da una persona che si interessa alle proprie condizioni ed esperienze vissute è di fondamentale importanza per il sopravvissuto. Capire che c’è qualcuno che si sta prendendo cura di noi ci fa sentire accettati e compresi e quindi è più facile aprirsi e collaborare attivamente per ottenere l’aiuto offerto da un soccorritore.
  5. Cercare di capire le sue esigenze pratiche immediate. Anche osservando la famosa piramide di Maslow, alla sua base troviamo le esigenze fisiologiche, come il cibo, l’acqua, il riposo. Una volta che queste esigenze di base sono state soddisfatte, la persona soccorsa potrà essere più disposta a ricevere il nostro aiuto.
  6. Valutazione della risposta psicologica all’evento. Capire le condizioni psicologiche del soggetto, cercando di valutare la portata dell’impatto dell’evento ed il modo migliore per potere intervenire.
  7. Stabilizzare le risposte emotive più acute, aiutando il soggetto con tecniche di respirazione e rilassamento o derivate dalla mindfulness o dalla terapia cognitivo comportamentale.
Le regole generali sono: ascoltare, creare empatia e dimostrare attenzione ai problemi del soggetto aiutato, non effettuare per nessuna ragione diagnosi, nei casi di comportamenti più estremi o tendenzialmente pericolosi per sé o per gli altri, suggerire e facilitare l’aiuto di uno psicologo.
Ma soprattutto non esaurire le nostre risorse, prenderci delle pause di riposo necessarie: il nostro aiuto può essere prezioso, ma per aiutare adeguatamente anche le nostre esigenze fisiologiche hanno un peso, ed il riposo è tra le più importanti.

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Pubblicato 22/06/2017 da Fabrizio Artelli nella categoria "Psicologia e Salute

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