Febbraio 23 2018

Qualità della vita in Istituto

Uno dei fattori che migliorano la qualità della vita dell’anziano istituzionalizzato è la disposizione degli ambienti in cui vive, la scansione dei tempi secondo ritmi fisiologici e non invasivi, la presenza di operatori qualificati e motivati.

Ambienti

La struttura può essere progettata in vari modi, a seconda del luogo e della cultura della popolazione. Possibilmente dovrebbe essere simile a una casa-alloggio, con ambienti collettivi e altri privati destinati a proteggere l’individualità e l’indipendenza dell’anziano.

Unica sala da pranzo o più salette. Cucina centrale unica per i pasti principali e diverse cucinette o angoli cottura nei diversi alloggi per chi desidera far colazione in tranquillità per conto proprio. Ambienti luminosi, personalizzati, allegri. Le barriere architettoniche devono essere eliminate.

Occorre dividere logisticamente la struttura in settori (salette, salone centrale, alloggi ..) ogni settore deve essere vigilato e controllato da personale, con discrezione e senza invasività.

Le pulizie degli alloggi e delle camere, il cambio biancheria, devono avvenire in funzione delle abitudini dell’anziano con un poco di elasticità. Alloggi o sale e stanzette singole: deve essere permessa la personalizzazione dell’ambiente (quadri, fotografie, libri, soprammobili, mobili). Elettrodomestici personali in camera: TV, radio, giradischi, lettori CD per musica, e tutto ciò che può tener desta l’attenzione, l’interesse per il mondo, la memoria.

Permettere (nel rispetto dell’igiene e senza recare disturbo ai vicini) la tenuta in camera di piccoli animali per aggiungere all’anziano solo ulteriori motivi affettivi di sopravvivenza. Favorire le amicizie (spostare i conoscenti in stanze o alloggi attigui). Piccoli salottini che servono 3-4 camere per favorire le riunioni in piccoli gruppi.

Palestra per attività fisica con attrezzi idonei ed adeguati all’età di chi vi accede. Ambulatori per visite mediche (nel quale ogni medico di base dovrebbe dedicare alcune ore settimanali ai propri mutuati alloggiati in struttura, per ricettazione, visite, -come appuntamento fisso, indipendentemente da urgenze o patologie che richiedano un intervento).

Mensa e cucina organizzati rigorosamente secondo le norme igenico sanitarie vigenti e norme HACCP (l’Haccp è un sistema di autocontrollo nelle cucine e mense, previsto per legge, per evitare o ridurre i rischi di inquinamento batterico, chimico o fisico degli alimenti).

Tempi

Orari dei pasti e delle attività il più possibile “fisiologici” imitazione dei tempi casalinghi abbinati a tolleranza ed elasticità tipiche delle strutture alberghiere (specialmente sulla colazione: dalle ore … fino alle ore…, per permettere risvegli differenziati, non da caserma)

Operatori

Operatori specializzati che sarebbe opportuno avere a disposizione fissa (settimanale o giornaliera) nella struttura:

  • Geriatra o internista. Impostazione e discussione di terapie, visite di casi particolari, gestione e indicazioni sui decubiti, impostazioni di diete per malnutrizione (con dietista), gestione alimentazione parenterale.

  • Dietologo e dietista. Impostazione di diete personalizzate con grammature per varie patologie (obesità, malnutrizione, diabete, nefropatie). Filo diretto con nutrizionista per monitoraggio mensa e per eventuali problemi sui menù collettivi adottati (scarso gradimento dei pasti, alcune pietanze che proprio non vengono mangiate, valutazione dei resi). Filo diretto con geriatra o internista per alimentazione parenterale o altro.

  • Psicologo. Per discussione di casi col personale, incontri fissi per colloqui individuali o con piccoli gruppi omogenei di anziani, in modo da stimolare e favorire il confronto e la comunicazione, smussare l’auto e l’etero aggressività. (gestione del disagio e dell’aggressività non patologica).

  • Psichiatra. Terapie psichiatriche, gestione della depressione, delle demenze, e di ogni altro stato psicopatologico.

  • Fisiatra e Fisioterapista. Gestione delle disabilità motorie. Prevenzione delle patologie motorie. Ginnastica riabilitativa sul singolo o sul gruppo.

  • Istruttori ISEF. Corsi di ginnastica (più ore alla settimana). Consulenza individuale e presenza periodica in palestra. Programmi di promozione di attività fisica nella struttura.

  • Animatore. Per iniziative quali per es.: lettura ad alta voce dei giornali con stimolo alla discussione; proiezione di film in struttura; spettacoli teatrali; gite; ballo; passeggiate; gemellaggi con strutture (soggiorni marini o montani).

Caratterizzazione e personalizzazione della struttura

  • Strutture con numero di personale adeguato al numero di ospiti

  • Posate e bicchieri in una busta personale. Scegliere le tovaglie secondo i gusti degli anziani (discussioni, proposte collettive: non prendere mai decisioni sulla testa dell’anziano, se possibile)

  • Giardini (con possibilità di coltivare e piantare fiori), ampi spazi verdi dove gli anziani possano passeggiare, orto con riquadri o spazi personali dove l’anziano pianta ciò che vuole senza litigare)

  • Piccoli laboratori artigianali (sfruttare le conoscenze e l’esperienza lavorativa degli ospiti), piccoli commerci (lavori a maglia, piccolo artigianato, fiori, prodotti dell’orto)

  • Uscite serali di gruppo per occasioni culturali, per mostre, o solo per mangiarsi una pizza o andare a ballare.

  • Bar interno – aperto agli esterni e gestito dagli anziani. (tornei di carte, bocce)

  • Fare piccole attività di trasformazione agro alimentare se la struttura è sita in luogo idoneo e possiede attrezzature (farsi il pane- forno a legna; farsi il vino-piccola cantina)

  • Attività fisica (corsi di ginnastica – almeno 2/3 volte a settimana) aperti agli anziani esterni o a tutti.

  • Corsi di ballo aperti agli esterni.

  • Animazione giornaliera (spazi e orari per animazione che devono diventare appuntamenti fissi)

  • Favorire la discussione e gli incontri, anche con gli esterni: esponenti politici locali, figure culturali, amministratori comunali (sindaco, assessori), che vengano in struttura a presentare o a discutere problemi concreti, in modo che l’anziano si senta ancora di far parte della comunità.

La struttura non dovrebbe imporsi all’anziano ma plasticamente e comodamente modellarsi su di esso in modo da ridurre al minimo il trauma dell’ingresso.

La struttura non è un qualcosa che rende tutti uguali coloro che in essa vengono accolti, ma una coperta estensibile che si adatta a un corpo.

L’anziano non è un bambino (se pure in alcuni casi può comportarsi da tale), ma un adulto che va responsabilizzato. Responsabilizzazione significa che esso deve avere libertà e indipendenza: ciò comporta dei rischi che la struttura deve valutare e lucidamente assumere.

Occorre favorire l’indipendenza nel rispetto del gruppo. Creare un senso di “casa accogliente” nell’anziano. Far crescere la confidenza e la fiducia.


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Pubblicato 23/02/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Assistenza domiciliare", "Cronicità

Riguardo l’Autore

Psicologo e Psicoterapeuta Tel.: 375.544.1862 (per appuntamento)