Febbraio 28 2018

Patologie correlate all’alimentazione

L’alimentazione è in grado di influenzare profondamente lo stato di salute degli individui e delle comunità. Le patologie correlate all’alimentazione sono molteplici e di diversa natura, comprendono quadri sia di carenza sia da eccesso di nutrienti per squilibrio qualitativo e quantitativo degli apporti alimentari quotidiani.

La malnutrizione per eccesso si associa a molte patologie cronico-degenerative sempre più frequenti nelle popolazioni ad elevato sviluppo economico, quali l’aterosclerosi, le iperlipemie, (colesterolo e trigliceridi alti) le cardiopatie ischemiche, le malattie cerebrovascolari (ictus) il diabete mellito non insulino-dipendente, il soprappeso e l’obesità, alcuni tipi di neoplasie, l’anemia per carenza di ferro, il gozzo, la calcolosi renale e l’osteoporosi.

L’alimentazione rappresenta peraltro uno dei fattori di rischio per le malattie croniche e può pesare in maniera diversa in relazione al grado di esposizione ad altri fattori.

In ambito geriatrico, oltre alle patologie che sono determinate da eccessi alimentari, è facile imbattersi in patologie legate a deficit alimentari qualitativi e quantitativi.

Quando l’alimentazione è prevenzione…

Malattie cardiovascolari

In questo ambito viene messa in evidenza l’importanza di livelli di colesterolo nel sangue da numerosi studi epidemiologici. Si è visto che riducendo la quantità di grassi contenuti nella dieta dal 42% al 35% e riducendo l’apporto di grassi saturi (che si trovano prevalentemente negli alimenti di origine animale) dal 20% al 13% si ha una riduzione della mortalità per accidenti cardiovascolari.

Quindi consumando meno alimenti di origine animale si introducono meno grassi e si ottiene un abbassamento del rischio cardiovascolare.

Nell’adulto il valore della colesterolemia considerato accettabile è di circa 200mg, mentre nell’anziano si accettano valori moderatamente più elevati. Un altro fattore di rischio per le coronaropatie e per gli accidenti cardiovascolari è l’ipertensione arteriosa.

Un approccio dietetico che permetta una riduzione del peso corporeo e una limitata assunzione di sale e di alcol ha effetti riconosciuti nell’abbassare la pressione del sangue. In contemporanea una dieta ricca di potassio, calcio, magnesio e fibra alimentare può contribuire a migliorare i valori pressori.

Un tipo di dieta che assicuri questi alimenti è legata all’assunzione di buone quantità di frutta e verdura.

Neoplasie

Anche per i tumori è stata stimata la percentuale di malattie evitabili considerando l’alimentazione scorretta come fattore di rischio per il 30-40% dei tumori negli uomini e per il 60% per i tumori nelle donne.

In generale un elevato apporto di grassi totali e di grassi saturi è associato ad un aumento del rischio di cancro al colon, alla prostata e al seno.

Inoltre, i regimi alimentari ricchi di cibi di origine vegetale, soprattutto ortaggi gialli e a foglia verde e di agrumi, sono associati ad una minor incidenza di cancro al polmone, all’esofago e allo stomaco.

Patologie dell’intestino

La diverticolosi, le emorroidi, e la stipsi sono spesso legate a un insufficiente apporto di fibra alimentare e ad una ridotta assunzione di liquidi.

Osteoporosi

Nelle popolazioni anziane molto frequente il riscontro di una progressiva perdita di tessuto osseo. Il contenuto di calcio dell’osso è fortemente influenzato dall’alcool, dal fumo, dagli estrogeni (ormoni) dall’immobilità e dall’apporto di calcio con la dieta.

Anche una dieta troppo ricca di proteine e di sale comporta una riduzione della massa ossea perché favorisce la decalcificazione dell’osso.

Malnutrizione per difetto

Negli anziani è possibile che si verifichi una riduzione degli apporti alimentari a causa di anoressia, depressione, demenza, nausea, vomito, disfagia, difficoltà di masticazione e di deglutizione.

Le stesse terapie farmacologiche possono essere causa di malnutrizione. I diuretici per esempio possono portare a deficit di zinco, e di vitamina B6, i lassativi possono comportare carenze di calcio e di vitamine A, D, E e K.

Negli anziani è abbastanza frequente riscontrare patologie legate ad un deficit nell’assunzione di micronutrienti; per esempio la carenza porta ad apatia, facile affaticamento e glossite, la carenza di vitamina B6 comporta la comparsa di ragadi peribuccali e quella di vitamina B12 depressione e perdita di memoria.

Disfagia

La maggior parte di noi dà per scontata la capacità di deglutire, eppure la difficoltà o il disagio nel deglutire, detto disfagia, è un disturbo frequentemente osservato fra i pazienti più anziani.

Il livello di intensità della disfagia varia da un leggero disagio ad una condizione di assoluta incapacità di deglutire. Il problema può avere origine da un’ampia varietà di condizioni strutturali o funzionali.

La disfagia acuta può essere il risultato di condizioni infiammatorie come faringite, tonsillite o ulcere afose della bocca.

Nella maggior parte dei casi la disfagia cronica è provocata da disturbi neurologici come il morbo di Parkinson, disturbi neuromuscolari, sclerosi multipla e morbo di Alzheimer.

Tra i pazienti colpiti da ictus, il 30% soffre di disfagia. Altre cause di disfagia cronica sono anomalie strutturali come tunori della testa e al collo, ingrossamento della tiroide, stenosi benigne, infezioni come candida, herpes, malattie da reflusso gastroesofageo, avvelenamento o ustioni provocati ad esempio dall’ingestione di prodotti per la pulizia.

La disfagia è particolarmente diffusa fra i pazienti anziani perché l’invecchiamento può provocare un rallentamento dello stimolo del riflesso deglutitorio, l’indebolimento della muscolatura della mascella, la perdita dei denti, disfunzioni dell’odorato e del gusto, e ridotta salivazione.

Il 45% delle persone al di sopra dei 75 anni di età presenta sintomi di disfagia (European Journal of Public Health Web Site). La presenza di disfagia è molto fastidiosa e può rappresentare un serio pericolo, sia perché può portare la persona a non mangiare a sufficienza, sia perché il cibo, passando nelle vie aeree invece che in quelle digestive, può causare polmoniti od ostacolare, in casi estremi, la respirazione.

Per ovviare ai problemi legati alla presenza di disfagia è necessario modificare la consistenza dell’alimentazione.

Come capire che qualcosa non va…

Ecco un elenco di segni che se rilevati possono indurre un sospetto di disfagia e la necessità di consultare il medico curante e uno specialista foniatra

  • Comparsa di alcuni colpi di tosse involontaria, anche leggeri, subito dopo o, comunque entro 2-3 minuti dalla deglutizione di un boccone

  • Comparsa di velature nella voce o di raucedine dopo la deglutizione di un boccone

  • Fuoriuscita di liquido o cibo dal naso

  • Presenza di febbre, anche non elevata, (37,5°-38°C) senza cause evidenti.

E’ utile in questi casi tenere un diario dei pasti effettuati con dosi e tempi che potrà essere utile a logopedista e dietista nel caso in cui sia necessario variare il piano di alimentazione.


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Pubblicato 28/02/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Assistenza domiciliare", "Cronicità

Riguardo l’Autore

Psicologo e Psicoterapeuta Tel.: 375.544.1862 (per appuntamento)