Maggio 3 2018

Disturbi d’ansia

I sintomi relativi al terrore e all’ansia sono stati frequentemente descritti come conseguenze immediate o a breve termine dei bambini violentati. Questi sintomi vennero riconosciuti dai primi ricercatori prima del 1980. Essi segnalarono disturbi del sonno, insonnia e incubi: evitamenti fobici e disturbi somatici.

Porter et al. riferirono reazioni di paura delle vittime violentate, che arrivavano fino ad una evitazione fobica di tutti i maschi. Anderson et al. descrissero “conseguenze psicosociali interiorizzate” (disturbi del sonno e alimentari, paure, fobie, depressione, sensi di colpa, vergogna e rabbia)nel 67% delle adolescenti femmine.

Il progresso più importante fatto in quest’ultimo decennio in questo settore è stata l’applicazione delle teorie psicoanalitiche sulla nevrosi traumatica e sui traumi “cumulativi” continuati in relazione al modo in cui noi consideriamo la violenza sui bambini.

Casi gravi di violenza sessuale sui bambini sono stati messi nel contesto del disturbo post-traumatico da stress (PTSD). Goodwin è stato il primo clinico che ha descritto i sintomi post-traumatici nei bambini vittime di incesto (per es., paura, reazioni di trasalimento, riedizione del trauma, flashbaks, disturbi del sonno e sintomi depressivi) adattando le osservazioni di Kardiner sui veterani in “stato confusionale da combattimento” ai bambini violentati.

Goodwin confrontò anche i bambini violentati con gli adulti vittime di stupri e trovò che i bambini presentavano sintomi più gravi e duraturi degli adulti, perché i bambini sperimentano violenze sessuali più frequenti durante un periodo più prolungato. Questo studio fu seguito da alcune ricerche fatte per identificare i sintomi del PTSD nei bambini che hanno subito violenza secondo i criteri del DSM-III-R.

Kiser et al. osservarono che 9 bambini su 10, dai 2 ai 6 anni di età, che erano stati violentati in ambienti dove erano custoditi e assistiti durante il giorno, manifestarono sintomi di PTSD. I sintomi più frequentemente osservati erano dei tipi particolari di comportamento, come se l’evento traumatico si stesse ripetendo in conseguenza di stimoli ambientali; evitamento di attività, che ricordavano l’evento traumatico e intensificazione dei sintomi dopo l’esposizione ad eventi che avevano una rassomiglianza con la molestia originaria.

McLeer et al. osservarono il PTSD nel 48% dei bambini violentati valutati presso una clinica psichiatrica infantile per pazienti esterni, secondo i criteri del DSM-III-R. I sintomi includevano vissuti di ripetizione del trauma, comportamenti di evitamento ed ipereccitamento del sistema nervoso autonomo. Il 75% dei bambini che erano stati violentati dal padre naturale ed il 25% di quelli violentati da adulti con cui avevano un rapporto di fiducia manifestarono sintomi conclamati di PTSD in contrasto con nessuno dei bambini violentati da un bambino più grande.

Allen et al. riportarono che il 61% di un gruppo di bambini che avevano subito violenza fisica e sessuale soddisfecero i criteri del DSM-III-R per il PTSD usando la Columbia Clinical Interview ed il PTSD Stress Reaction Index. La maggior parte dei bambini riferirono sintomi di penetrazione e sintomi d’ansia in modo consistente e attendibile. Questi bambini manifestarono anche un’alta percentuale di enuresi, di fobie e di comportamenti aggressivi.

Gli studi citati fino ad ora hanno riportato risposte di adattamento contrastanti all’esperienza stressante della violenza sessuale; terrore e evitamento fobico accanto a vissuti di intrusione e ripetizione dell’evento. Le risposte di evitamento possono essere interpretate come una difesa contro le immagini intrusive e ripetitive traumatiche, come è stato suggerito da Horowitz, il quale ha descritto l’alternarsi di risposte intrusive ed evitanti, indifferenti come la caratteristica essenziale della PTSD.

Continua…

McCarty L., Mother-child incest: characteristics of the offender, Child Welfare, 1986


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Pubblicato 03/05/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Età evolutiva

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