Giugno 26 2018

Fecondazione assistita, manipolazione e depersonalizzazione

Per quanto sia considerato da molti ormai definitivamente acquisito e consolidato sul piano della pratica sociale, il nuovo paradigma dell’assistenza tecnologica alla procreazione umana, o, come è ormai usuale dire, della Fecondazione assistita non cessa di essere altamente controverso sul piano bioetico.

La cosa non deve stupire, ove si consideri come al riguardo vengano ad intrecciarsi non solo ardue questioni morali, ma anche problemi psicologici e sociologici, medici e giuridici, in nodi tematici di estrema complessità, la cui stessa focalizzazione appare estremamente ardua e la cui gestione concettuale è apertissima non solo all’onnipresente rischio della banalizzazione e della contraddizione, ma anche alla tentazione, forse ancora più grave, della rimozione epistemologica-dialettica, quasi che l’intera questione fosse riducibile a un mero problema di coscienza individuale, afferente all’intimità personale di ciascuno e suscettibile, al più, di analisi esclusivamente casistiche.

Quali che siano infatti le visioni del mondo proprie di ciascun individuo, quali che siano le gerarchie di valori cui ciascuno aderisce, è indubbio che i problemi bioetici non trovano il loro luogo specifico solo nell’intimo delle coscienze, non possono cioè ridursi a fatto o a problematica strettamente privata: essi afferiscono alla dimensione pubblica della coesistenza sociale.

Se le pratiche di Fecondazione assistita vengono comprese in questo nuovo orizzonte epistemologico dominato dal primato della tecnologia acquistano immediatamente una nuova e specifica valenza bioetica. Appare infatti chiaro che esse si differenziano radicalmente da qualsiasi prassi terapeutica in senso stretto: non hanno alcun carattere propriamente curativo (dato che non ridonano ai corpi la loro fecondità naturale), ma operano una manipolazione tecnologica dei soggetti chiamati alla generazione. Le conseguenze bioetiche di questo dato sono di estremo rilievo.

Nella Fecondazione assistita, la scissione della dimensione unitiva dalla dimensione procreativa non crea problemi etici in quanto corrisponderebbe ad una violazione di supreme leggi divine o di leggi naturali che presiedono alla procreazione, ma in quanto depersonalizza la generazione umana: da effetto di un incontro diretto e immediato tra due persone, questa diviene l’effetto di una raffinata procedura tecnologica, ammirevole scientificamente, quanto esistenzialmente impersonale e per questo solo motivo eticamente problematica.

Nella Fecondazione assistita, per quanto grande sia il desiderio psicologico di una coppia sterile di avere comunque un figlio, la depersonalizzazione della procedura impoverisce il significato stesso della generazione (come si rende evidente nella frequente richiesta della coppia di mantenere la massima privacy in ordine all’avvenuta Fecondazione assistita) e altera in modo significativo quella valenza personale dei ruoli generazionali, ai quali è affidata la costruzione della stessa identità personale profonda dell’uomo.

j.M. Finnis, Legge naturale e diritti naturali, a cura di Francesco Viola,1996

Palazzani, Il concetto di persona tra bioetica e diritto, 1996


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Pubblicato 26/06/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Clinica

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