Giugno 26 2018

Una breve riflessione sul suicidio

Sappiamo bene come nella prospettiva tradizionale il suicidio sia sempre stato ritenuto illecito, religiosamente, eticamente e molto spesso anche giuridicamente (l’obiezione frequente, come sia possibile sanzionare giuridicamente chi si sia suicidato è nello stesso tempo molto ingenua e molto indicativa, perché da una parte presuppone una frettolosa e indebita riduzione del sistema giuridico a sistema meramente sanzionatorio e dall’altra mostra come si sia perduta la consapevolezza che uno dei compiti del diritto – indipendentemente dalle sue possibilità sanzionatorie- è quello qualificare pubblicamente alcuni atti come illeciti sotto lo stretto profilo della loro valenza socio-relazionale).

A nessun autore “classico” ovviamente è mai sfuggita l’estrema drammaticità dell’atto suicidario e le correlative attenuanti che di conseguenza non possono non venir prese in esame da chi sia chiamato a qualificare questo atto.

Ma, nella prospettiva tradizionale, si è sempre però mantenuta una ferma coscienza dell’assoluta indisponibilità da parte dell’individuo della propria vita e della propria morte: indisponibilità riferita in ultima analisi al carattere non solipsistico dell’esistenza, al fatto (indiscutibile) che il nostro io dipende sempre e comunque da un altro-da-noi e che sempre e comunque ha responsabilità verso altri alle quali non può unilateralmente sottrarsi.

Nella prospettiva soggettivistica della modernità il fondamento stesso di questo discorso viene invece meno e l’atto suicidario, da cifra della disperazione, acquista una nuova valenza, ontologicamente positiva, sia pure di carattere estremo, quella di negazione di Dio (Dostoevskij) o di negazione del “prossimo” (Nietzsche) o comunque di riaffermazione di una peculiare forma di razionalità, la razionalità calcolante, prediletta dagli utilitaristi, che pretende di avere per oggetto una ponderata gestione di sé.

Il problema del suicidio viene così a perdere –se non a livello di fatto almeno a livello di diritto- di rilevanza etica, ma non di rilevanza teoretica: il paradigma del suicidio, la franca e piena assunzione extramorale della disponibilità del proprio se stesso, diviene così il modello della gestione di molteplici questioni bioetiche.

https://it.wikipedia.org/wiki/Suicidio


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Pubblicato 26/06/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Clinica

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