Luglio 9 2018

Fecondazione assistita in donne in menopausa

Consideriamo il problema dell’eticità della fecondazione assistita a carico di una donna in menopausa. Uno degli argomenti più frequentemente, e più ragionevolmente, presentati da chi critica questa pratica è il grave dislivello di età che si viene a determinare tra la madre e il figlio, con tutti i conseguenti e immaginabili problemi psicologici e sociali che l’una e l’altro dovranno inevitabilmente prima o poi affrontare.

Tanto potrebbe bastare per ritenere molto problematica, da un punto di vista bioetico, questa possibilità. Ma è opportuno aggiungere, che anche nel caso in cui si avesse una ragionavole certezza  –scientifica– su possibili danni socio-psicologici a carico del nascituro, resterebbe pur sempre aperta la possibilità di valutare questo caso in chiave strettamente etica.

Il vero problema etico che nasce in questa ipotesi non è collegato infatti a una mera, per quanto rilevante, questione anagrafica, ma a quello della riduzione tecnologica del significato della gestazione.

La donna anziana vuol ostentatamente negare, tramite la fecondazione assistita, non solo i limiti connessi alla propria età anagrafica, ma quelli generalmente connessi ad ogni gestazione in generale: l’artificialità entra nella sua gravidanza non solo come mero momento di avvio di un processo “naturale”, ma come necessario e ineludibile momento di continuo supporto.

Sotto questo profilo, la fecondazione assistita a carico di donne in menopausa realizza nel modo compiuto l’artificializzazione del nascere.

Campagna, Famiglia legittima e famiglia adottiva, Giuffrè, Milano


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Pubblicato 09/07/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Clinica

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