Luglio 14 2018

I giochi infantili

In tutti i tempi, i bambini hanno usato per giocare tutto quello che è capitato loro fra le mani, e i bambini romani non hanno certamente fatto eccezione.

Da un bastone facevano un cavallo, come ci racconta Orazio; con qualche noce giocavano a biglie e utilizzavano perfino degli ossicini che lanciavano in aria e ricadendo segnavano dei punti, come oggi coi dadi.

C’erano anche giocattoli fabbricati apposta per loro. Si sono trovate in qualche scavo delle piccole bambole d’argilla: certe non sono altro che rudimentali abbozzi che ricordano soltanto vagamente la figura umana, altre sono più accurate, ma ce n’erano alcune con le membra articolate e che si potevano vestire.

I ragazzi giocavano alla trottola, usando un paleo (turbo) che facevano girare frustandolo. Ai ragazzi e alle bambine piaceva anche il cerchio (orbis o trachus, da una parola greca passata alla lingua familiare): si usavano cerchi, ai quali, a volte, venivano attaccati campanelli o lamine di metallo, per farli brillare e sonare durante la corsa.

I bambini si divertivano inoltre  – una cosa anche questa di tutti i tempi- a condurre piccoli carretti, adatti alla loro statura. Ancora piccoli, attaccavano dei topolini a minuscoli carretti e organizzavano delle corse simili a quelle del circo.

Più grandi, guidavano carretti trainati da cani, da capre o da cavalli nani. Molti sono, si capisce, i giochi da farsi tutti insieme. Le pitture pompeiane rappresentano alcuni Amorini che giocano in questo modo, imitando gli atti dei grandi.

Giocano “al mercante”, ai gladiatori, ai soldati. Le bimbe invece, organizzano delle case immaginarie, cucinano, cullano le bambole. Spesso si dondolano sulle altalene e i ragazzi le sospingono, per dare lo slancio.

Bambine o ragazzi giocano a palla: s’ingegnano di acchiapparla in tutte le posizioni, per esempio stando a cavalluccio di un compagno.  Ci sono poi certi giochi coi bastoni, di cui non conosciamo con esattezza le regole, ma che possiamo vedere riprodotti sui vasi greci: certamente anche i giovani romani li hanno praticati.

Tra i giochi importati dalla Grecia, ma che certamente erano stati inventati di nuovo sulle rive del Tevere dall’ingegno infantile, ci sono l’aquilone e una specie di mosca-cieca chiamata “mosca di rame”.

In questo gioco un bambino si faceva bendare gli occhi e poi cercava d’acchiappare i compagni, dicendo : caccerò la mosca di rame, mentre gli altri lo schivavano, dandogli noia con delle lunghe bacchette.

Poi giocavano a “campana” e forse si divertivano, come i loro fratelli maggiori e i loro padri, con giochi da tavolo, con pedine e dadi, che somigliavano al tric-trac e simili. Gli adolescenti invece preferivano gli sport violenti che li allenavano alle esercitazioni militari e che perciò facevano parte dell’educazione.

Tutto su Roma antica


Tag:, ,
Copyright Afis 2020. All rights reserved.

Pubblicato 14/07/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Storia

Riguardo l’Autore

Psicologo e Psicoterapeuta Tel.: 375.544.1862 (per appuntamento)