Luglio 14 2018

Una medicina fra scienza e magia

L’antica fedeltà alle pratiche della medicina magica e sacrale non impedì il propagarsi in Roma del culto di Esculapio e il conseguente affermarsi dei medici e dei chirurghi greci, depositari di una solida, positiva tradizione scientifica.

Erano costoro schiavi o liberi, provetti nelle arti diagnostiche e terapeutiche, o, semplicemente, esperti, anche se empirici, preparatori di medicamenti e di aromi.

Ad essi, tra il sospetto e l’ostilità di quanti avevano a cuore gli antichi costumi, cavalieri e senatori affidarono per primi la propria salute. Sorsero in Roma, con larghi privilegi e immunità, i collegi dei medici; già al tempo di Augusto i medici pubblici ebbero l’incarico di curare i cittadini e i poveri gratuitamente; gli eserciti ebbero ospedali e chirurghi.

E in Roma esercitarono la professione e l’insegnamento alcuni tra i maggiori maestri della scienza medica, quali Asclepiade e Galeno. Ma le usanze della tradizione rimasero un po’ dovunque: una sicura separazione fra scienza, magia e pratica empirica non sopravvenne mai.

Alla primitiva “scientia herbarum” all’uso delle erbe a scopo terapeutico, si mescolò, in pratica, la somministrazione indiscriminata delle pozioni e degli unguenti più dubbi, venduti in pubblico da una schiera di ciarlatani per la inesauribile credulità di poveri e di ricchi.

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Pubblicato 14/07/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Storia

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