Luglio 17 2018

L’educazione femminile

La morale romana e la parte che aveva la donna nella società, influivano sul tipo di educazione destinato alle ragazze. Nell’antica Roma le ragazze erano abituate a obbedire, a praticare la modestia e a filare la lana.

Questo era considerato sufficiente per farne delle buone spose, ma presto non bastò più e le giovani romane seguirono i metodi educativi usati per i loro fratelli.

Le scuole elementari erano miste e bambine e ragazzi imparavano a leggere sui medesimi banchi e con la medesima disciplina. La storia di Virginia narrata da Tito Livio, mostra la fanciulla, di dodici anni, mentre assiste alle lezioni nella scuola posta a lato del Foro.

La storia si svolge alla metà del V secolo. Le ragazze però non seguivano i loro fratelli fino alla fine degli studi: infatti non frequentavano la scuola di retorica. Le ragazze dell’aristocrazia ricevevano a casa loro delle lezioni private, oppure frequentavano scuole private insieme a parenti e ad amiche.

I maestri erano greci, molto spesso. Le alunne studiavano la letteratura delle due lingue con un particolare riguardo per la poesia. Come nel mondo ellenistico, la musica aveva una grande importanza in questo tipo d’educazione.

Le ragazze si esercitavano a cantare i poemi accompagnandosi con la lyra. Alcune imparavano anche a comporre qualche canzone di stile eolio e, quando nacque la moda delle elegie, ai tempi d’Augusto, si dilettarono a comporre, ed alcune di queste composizioni sono giunte fino a noi. Altre, fornite di una intelligenza più seria e quadrata, presero invece passione per la filosofia.

In ogni modo, a quanto sembra, queste ragazze ricevevano un’educazione molto liberale, a volte anche più di quella dei ragazzi, perché data così privatamente, sfuggiva al controllo dei magistrati.

Questo facilitò l’ingresso dell’ellenismo a Roma e ci si spiega così la parte avuta dalle grandi matrone, dal tempo degli Scipioni in poi, nella società romana, di cui furono le ispiratrici, tenendo salotto.

A volte, certe giovani della buona società che avevano ricevuto questo tipo d’educazione, disdegnavano di sottoporsi ai doveri tradizionali propri delle matrone: preferivano danzare, far musica e ricevevano un po’ troppo la compagnia dei giovani.

I moralisti del tempo se ne lamentvano assai, ma non bisogna dar loro troppo credito. La maggior parte delle giovani romane sono state ottime spose, anche senza essere immerse nell’ignoranza: ai suoi tempi, nessuna donna fu più colta o fu madre migliore di Cornelia di Tiberio e di Caio Gracco.

Logicamente questa educazione aristocratica non poteva essere data che alle ragazze delle grandi famiglie: le altre non ne potevano approfittare. Imparavano i rudimenti di base. Per il resto, erano le loro mamme che davan loro, per esempio, qualche nozione elementare di economia domestica.

A quei tempi non c’era donna che esercitasse libere professioni o commerci. Non c’era nessuna educazione tecnica, dunque, per le ragazze, che dovevano diventare, più tardi, soprattutto delle spose e delle madri.

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Pubblicato 17/07/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Storia

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