Luglio 18 2018

L’educazione fisica

L’educazione fisica era considerata parte non trascurabile nella preparazione dei giovani romani, anche se non raggiungeva, normalmente, quel tono agonistico ch’era proprio della tradizione greca e se lo sport professionale era, di preferenza, riservato ad una categoria sociale inferiore, così come avveniva per il teatro.

La preparazione che i giovani romani ricevevano sul Campo Marzio aveva una finalità prevalentemente militare: il lancio del disco, la scherma praticata con una spada di legno contro un palo, la corsa con le armi indosso, la lotta, l’equitazione servivano a preparare il giovane alla guerra.

Sappiamo da Plutarco che il vecchio Catone faceva imparare a suo figlio tutti questi esercizi e lo educava a sopportora il freddo e il caldo, ad attraversare a nuoto la gelida e impetuosa corrente del Tevere, a destreggiarsi bene con i pugni.

Orazio e Virgilio ricordano più di una volta gli esercizi militari della gioventù, e Orazio rimprovera a Lidia di aver distolto col suo amore il giovane Sibari dall’attività sportiva del Campo Marzio, dove un tempo egli passava le sue giornate sopportando il sole e la polvere, cavalcando i focosi e veloci cavalli della Gallia, tuffandosi nel biondo Tevere, lanciando con successo oltre il segno il disco e il giavellotto.

La pratica degli esercizi ginnici fu adottata dalla maggior parte dei Romani: servivano a fare del moto e offrivano nello stesso tempo una piacevole distrazione. Le palestre romane furono sempre un’appendice delle terme in quanto offrivano la possibilità di rilassare i muscoli con esercizi fisici prima e dopo il bagno; le terme di Caracalla, ad esempio, disponevano di appositi ambienti: un ephebeum, grande sala destinata alla ginnastica, un conisterium, cioè la sala dove i lottatori, dopo essersi unti, si strofinavano con la polvere, e vari luoghi nei quali prendevano posto gli spettatori delle lotte.

Giovani e uomini maturi in buona salute dedicavano quasi ogni giorno una parte del loro tempo alla ginnastica, tanto più che anche nelle case signorili vi erano viali e portici adibiti all’educazione fisica e non mancava mai lo sphaeristerium, una grande piazza per il diffusissimo gioco della palla.

Nel campo dello sport, quindi, lo spirito romano reagì in maniera originale alla tendenza ad adottare integralmente l’educazione ellenistica. Mentre il fondamento dell’educazione fisica dei Greci era, come si è accennato, il puro atletismo della palestra e dello stadio, i Romani preferirono sempre, alla pratica attiva dello sport, il circo e l’anfiteatro, cioè lo spettacolo.

Caduta la repubblica e con il progressivo affermarsi dell’influenza greca, l’impero romano si assunse il compito dell’educazione che fino allora era stata affidata ai privati. Così Augusto fondò i “collegi dei giovani” (collegia invenum) a carattere religioso ma la cui attività era essenzialmente sportiva con giuochi come la scherma, l’equitazione, le venazioni.

E’ certo d’altra parte che nei confronti dell’educazione fisica c’è per la mentalità romana un implicito senso di inferiorità rispetto all’educazione della mente: mentre Platone e i filosofi greci avevano celebrato l’ideale di uno spirito maturato nella bellezza fisica di un corpo armoniosamente sviluppato, un filosofo romano come Seneca lamenta la degenerazione dell’atletismo e scrive a Lucilio queste parole: “Che stolta e sconveniente occupazione è per un uomo colto esercitare i muscoli, rinforzare la nuca, allenare i fianchi: quand’anche si giunga ad ingrassare quanto si voglia e i muscoli siano cresciuti, non si raggiungerà di certo né la forza né il peso di un pingue bove”.

L’affermazione di Seneca non vuol significare che la pedagogia romana rinunciasse al principio “mens sana in corpore sano”; ma, nel ricordare come ogni eccesso sia un errore, esprime la tradizionale saggezza romana nell’equilibrio delle fcoltà e dei propositi.

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Pubblicato 18/07/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Storia

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