Luglio 22 2018

La vita in campagna

Mai una società ha portato nello spirito e nei costumi, come quella romana, le tracce di un così profondo, radicato attaccamento alla terra. La sostanza contadina della civiltà di Roma permea di sé la lingua, le religione e, nei grandi secoli della Repubblica, la stessa struttura organizzativa dello Stato.

Conquistare per vocazione e per necessità, il Romano chiede ai vinti, prima di ogni altra cosa, la terra, sulla quale insediare, da coloni, i reduci delle guerre vittoriose; e la parte migliore di questa terra, l’ager publicus, dovunque essa sia, considera proprietà dello Stato.

La società di piccoli contadini dei primi secoli scompare fatalmente con il crescere della potenza di Roma e con gli scompensi di ordine sociale ed economico che le vicende dell’espansione portano nelle primitive strutture: il podere cede al grande latifondo e la terra si accentra nelle mani della più antica aristocrazia patrizia.

In questo uno dei più grandi motivi di decadenza. Il piccolo contadino si inurba e diviene plebe, i campi si affollano di schiavi stranieri costretti alla terra come una condanna, ma la Roma gelosa delle sue tradizioni, conserva la nostalgia dell’antica estrazione agreste e guarda alle Bucoliche e alle Georgiche come al quadro ideale della sua più esatta dimensione umana.

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Pubblicato 22/07/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Storia

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