Luglio 24 2018

La religione, i riti e i sacerdoti

Astrattamente antropomorfica, la primitiva religione di Roma diviene nei secoli il grande Pantheon mediatore delle religioni mediterranee.

Nata da un popolo vòlto soprattutto alla concretezza del vivere quotidiano, la religione romana crea originariamente, oltre il limite delle possibilità umane, una varia folla di dèi, i cui poteri si esplicano nell’ambito della casa e dei campi e la cui sfera di influenza è esattamente delimitata.

Una religione familiare e domestica, insomma, presto sviluppatasi in religione politica, per la concezione stessa che il Romano ha della società. Roma che, per usare le parole di Cicerone, “usa accogliere i popoli nel suo seno ed ha in questo la forza del suo impero” accoglie, con lo stesso spirito, nel suo Pantheon, dèi di ogni nazione, li romanizza o li venera secondo il loro culto d’origine.

Si oppone soltanto alle religioni che possono scardinare un equilibrio politico-religioso già costituito e divenuto di fatto o di diritto religione di Stato.

Vede quindi, talvolta con sospetto, le religioni orientali e considererà per secoli la luce del Cristianesimo come un messaggio di sovversione politica e sociale. Astratta e poco sentita nella sua stuttura ufficiale, la religione romana vive schietta nelle campagne, finché Roma vive, con il culto delle divinità più congeniali al popolo che le aveva create: quelle della famiglia e dei campi.

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Pubblicato 24/07/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Storia

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