Luglio 29 2018

I viaggi per mare

“Navigare necesse est”: navigare fu per i Romani necessità, non vocazione. Contadini per tradizione, furono costretti, dal graduale espandersi del loro dominio e della loro influenza sulle coste del Mediterraneo, ad apprendere la tecnica delle costruzioni navali e l’arte del marinaio da altri popoli: in particolare dagli Etruschi del litorale, dai Greci e dai Cartaginesi.

I Romani elaborarono e perfezionarono, come sempre, gli insegnamenti altrui e, come sempre, eguagliarono e, in certi casi, superarono i loro stessi maestri. Sconfitte e scomparse dalla scena politica le grandi potenze navali del Mediterraneo, dovettero assumersi, fra l’altro, il non lieve compito della sicurezza dei traffici, impegnandosi in onerose operazioni di polizia marittima e creando una efficiente organizzazione portuale collegata alle grandi strade consolari e alle vie d’acqua dell’entroterra.

Sulle vie del mare, non meno che sulle grandi arterie che si dipanavano dal “Miglio d’oro”, fu creata e mantenuta, attraverso una fitta rete di scambi fra Roma e le province, l’unità materiale e spirituale dello Stato e del mondo romano.

Sì che l’espressione “Mare Nostrum” nasce e deriva, al di là di ogni sapore retorico, da una esigenza di vita. Quella stessa esigenza che impose la legge del “navigare necesse est” ai posteri e ai contadini del Lazio.

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Pubblicato 29/07/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Storia

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