Settembre 5 2018

Il mito dell’immortalità

La speranza di raggiungere l’immortalità, e cioè di varcare i limiti della condizione umana per divenire déi o semidei, ha riempito i miti e le leggende di tutti i popoli in tutti i tempi, ha ispirato i maggiori poeti e ha fatto compiere alle scienze grandi progressi.

La ricerca dell’elisir di lunga vita o della fonte dell’eterna giovinezza è stato una delle grandi pulsioni dell’intelletto umano. Quanto di essa, anche in questa nostra epoca che si dichiara razionalista e materialista, spinge nascostamente gli studi e le ricerche degli scienziati?

Leggendo di ingegneria genetica, di grandi malattie sconfitte, di nuovi mezzi di indagine diagnostica, non avvertiamo forse nel profondo un brivido, un fremito di speranza: non dovrò più morire!

La tecnologia moderna ha migliorato talmente le condizioni di vita e di nutrizione dei Paesi industrializzati da consentire ai loro abitanti di aspettarsi di vivere più del doppio di quanto un abitante dell’Europa potesse sperare all’inizio del secolo, e circa tre volte di più che nel Medioevo, anche senza tener conto delle grandi pestilenze ed epidemie che con impressionante frequenza ne decimavano gli abitanti: non certo l’immortalità, quindi, ma ben altre prospettive di vita.

Tuttavia, possiamo dire con altrettanta certezza che questa vita più lunga sarà sana nel pieno significato del termine? La medicina moderna ci promette forse l’eterna giovinezza? Le malattie mortali sono molto diminuite, ma tutti quegli acciacchi, quei dolorosi e fastidiosi stati di malattia, che tanto spesso ci affliggono, possono forse considerarsi salute?

Quanti di noi conoscono la frustrazione di essersi sentiti dire da un dotto e ben intenzionato professionista: “Caro signore, i suoi esami sono tutti negativi, lei non ha nulla, stia allegro!” Ma, il dolore che sentiamo? Quella continua e spesso dolorosa sensazione di non star bene, di qualcosa che “non va”?

Forse che le rassicuranti parole del medico ci fanno star meglio? Al contrario, spesso ci riempiono di paura, del terrore di un male ignoto, subdolo, che ci mina dall’interno senza che il medico possa fare nulla.

E allora l’uomo moderno, l’uomo dell’era atomica, nel 2018 avverte lo stesso profondo timore del suo antenato delle caverne, vorrebbe avere un amuleto, un farmaco miracoloso, la “medicina” magica che dà sicurezza a un primitivo del centro dell’Africa. E sogna ancora l’immortalità.

Medicina e natura


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Pubblicato 05/09/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Psicologia e Salute

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