Novembre 2 2018

Le origini filosofiche della medicina Ayurvedica

Sia la medicina ayurvedica sia lo Yoga si sviluppano all’interno del pensiero indiano e per molti aspetti fanno riferimento alle formulazioni della filosofia Sankhya, uno dei sistemi filosofici più antichi (VIII-VII sec. A. C.).

Secondo questa filosofia l’Universo, in tutte le sue manifestazioni materiali ed energetiche, trae origine dall’evoluzione di Prakriti, la sostanza primordiale, esistente di per sé stessa, eterna, ancora non manifesta. Esiste un altro principio analogo, Purusha, lo Spirito o la coscienza, trascendente e immutabile.

Prakriti, invece, è potenzialmente dinamica cioè ha tre qualità o modi d’essere, che nello stato primordiale sono in equilibrio tra loro: sattva, l’intelligenza, l’armonia; rajas il dinamismo e tamas l’inerzia. Quando l’equilibrio tra di essi si rompe, il loro interagire dinamico dà inizio all’evoluzione dell’Universo, che procede attraverso progressive categorie di sviluppo, dall’indeterminato al determinato, dal “sottile” al “denso”.

Dalla sostanza primordiale sorge tutto quello che esiste nell’Universo, sui due binari paralleli del “denso”, materiale, oggettivo, in cui prevale tamas, e del “sottile”, soggettivo, in cui prevale sattva. Lungo il filone del “denso” si formano cinque elementi fondamentali la cui combinazione darà luogo alla materia vera e propria.

Sul piano del “sottile”si crea la mente: le facoltà mentali appartengono a Prakriti e pertanto al livello del naturale e non dello Spirito.

La materia densa, pesante consiste di cinque elementi fondamentali, i bhuta: Etere, Aria, Fuoco, Acqua e Terra. Non bisogna, però, pensare che questi elementi corrispondano a ciò che noi conosciamo come acqua, fiamme, ecc: a questo livello non si parla ancora di elementi fisici tangibili, ma dei fattori che determinano la materia, e le sue qualità.

Gli elementi fisici saranno un passo successivo, cioè il prodotto delle diverse combinazioni dei cinque bhuta: in ogni sostanza, a seconda dei casi, uno dei bhuta sarà più potente, più intenso e donerà alla materia le sue caratteristiche.

Anche gli organismi viventi sono composti dai cinque bhuta: in essi, e quindi nell’uomo, i bhuta si combinano all’essenza vitale a formare il substrato di ogni creatura, che si differenzia nei tre Dosha: Vayu (o Vata) il movimento, Pitta il calore e Kapha la sostanza, inscindibile e imprescindibile dalla vita.

L’uomo, dunque, ha origine dalla stessa matrice (Prakriti) che ha dato vita all’Universo ed è formato dalla stessa sostanza: può essere considerato come un piccolo universo all’interno del grande universo cosmico.

Uomo e ambiente non appartengono a categorie diverse, né sono separati, ma sono in correlazione continua: in ogni momento un alimento o un luogo ricchi di uno dei cinque bhuta influenzeranno la composizione dell’individuo; quando il corpo muore, si sfalda nei cinque bhuta che ritornano all’ambiente.

Questo della relazione tra uomo e Universo è uno dei principi di base della medicina ayurvedica. Ma c’è di più: le facoltà mentali, che appartengono anch’esse a Prakriti, di cui sono uno stadio sottile di evoluzione, non sono “altro dal corpo”: mente e corpo sono tutt’uno inscindibile.

La medicina ayurvedica, dunque, non separa le malattie del corpo da quelle della mente, bensì ritiene che la malattia si manifesti indifferentemente e contemporaneamente sia nell’organismo fisico sia nei processi mentali.

La mente come termine generale consiste di tre componenti integrate: manas, la mente sensoriale, che percepisce e organizza le percezioni, ed è sede dei desideri e delle passioni; ahamkara, la coscienza dell’individualità, che filtra le informazioni organizzate da manas e le mette in relazione con l’Io; buddhi, l’intelletto, sede della discriminazione, dell’intelligenza, della volontà.

Purusha appartiene a una categoria diversa e nulla ha a che fare con i processi della nostra mente: è esente da modificazioni, quindi da desideri, non si evolve, è pura coscienza. Si legge nella BhagavadGita (III, 42): “I sensi, si dice, sono sottili/più sottile dei sensi è la mente/ancora più sottile della mente/è l’intelletto; quello che è al di là/persino dell’intelletto è Lui”.

Purusha, però, si riflette e illumina il prodotto più raffinato dell’evoluzione materiale, cioè buddhi: debole legame indiretto che permette allo Yoga di considerare la mente come lo strumento per superare la natura, trascendere Prakriti e le sue manifestazioni, e realizzare l’unione mistica con lo Spirito.


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Pubblicato 02/11/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Medicina Naturale

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