Novembre 21 2018

La diffusione dell’omeopatia nel mondo.

L’omeopatia fu portata in Italia, e più precisamente nel Regno di Napoli, agli inizi dell’Ottocento da un medico militare austriaco; da qui si diffuse a poco a poco da noi e quindi in Francia. Mentre in Italia non ha ancora avuto alcun riconoscimento ufficiale, i farmaci omeopatici sono entrati ufficialmente a far parte della Farmacopea Francese (Codex) nel 1965, a riprova del grande favore di cui gode l’omeopatia fra i transalpini.

La scuola inglese ha contribuito notevolmente ai progressi dell’omeopatia nel secolo scorso e fino ad anni recenti. Tuttavia, a seguito di una ricerca sulla validità delle medicine alternative compiuta dalla British Medical Association, (l’equivalente inglese del nostro Ordine dei Medici), questa è giunta alla conclusione che i risultati clinici e le ricerche attuali non provino la validità delle cure omeopatiche.

L’Associazione Medica Americana ha avanzato analoghe conclusioni, attribuendo all’omeopatia un valore storico, per l’impulso dato dalle teorie omeopatiche a considerare il malato e la malattia da un’angolazione diversa da quella della medicina corrente.

Le maggiori scuole omeopatiche negli Stati Uniti sono state chiuse negli ultimi decenni e i medici omeopatici che ormai la praticano in tutto quel Paese sono molto pochi, mentre in Europa questa medicina sembra essere più nota al grande pubblico.

Anche oggi, a distanza di 150 anni dalla sua introduzione, la teoria di Hahnemann è oggetto di valutazioni contrastanti e trova sia fautori sia detrattori.

Gli avversari dell’omeopatia affermano che gli effetti dei medicinali omeopatici altro non sono che fenomeni di suggestione, nati dall’immaginazione del paziente. E’ stato, infatti, accertato che oltre una diluizione di D23 non può più essere presente nel medicinale neppure una molecola della tintura madre iniziale ossia di sostanza medicinale, il che rende incredibile che questo possa avere alcuna azione curativa.

Si tratta, argomentano i critici, di effetti prodotti anche dai placebo, dai medicinali apparenti che non contengono alcuna sostanza farmacologica. Qualsiasi rimedio medico agisce anche per un certo effetto di suggestione, e questo vale per tutti i metodi di cura.

L’effetto di suggestione si ottiene anche con i medicinali apparenti, tanto che questi producono risultati in parte prodigiosi, soprattutto nelle malattie in cui vi è una forte componente psico-emotiva.

Tuttavia si possono stabilire nette differenze – anche nel risultato – tra un placebo e un medicinale omeopatico:

  1. Quando un medicinale omeopatico è adatto, può avvenire all’inizio una riacutizzazione dei sintomi della malattia. Tale reazione iniziale non si ha mai con l’uso di un placebo.

  2. Con una scelta sbagliata del medicinale omeopatico si possono presentare nei pazienti sensibili sintomi da test terapeutico, che sono caratteristici del medicamento usato. Tali effetti non sono mai stati osservati con un placebo.



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Pubblicato 21/11/2018 da Fabrizio Artelli nella categoria "Medicina Naturale

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