Agosto 24 2019

Salute e malattia

La psicopatologia si occupa delle malattie della mente, ma cos’è la malattia? Si tratta di un ambito vasto, che è stato discusso da filosofi, teologi, amministratori e giuristi, oltre che da medici. I medici che svolgono il loro lavoro tra salute e malattia si fanno questa domanda raramente, e ancor meno spesso cercano di rispondere.

  • La definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (1946) afferma: “La salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità”. Se è richiesto uno stato di benessere totale, in pratica forse tutti ne siamo esclusi.

  • La malattia può essere pensata in termini fisici, come nell’affermazione di Griesinger (1845) che le malattie mentali sono le malattie del cervello. Benché questa concettualizzazione si adatti ragionevolmente ai disturbi mentali “organici”, e possa essere allargata a includere l’area dei disturbi psicotici e nevrotici, i cosiddetti disturbi funzionali; e i disturbi di personalità molto difficilmente si adattano in questa cornice.

  • In modo analogo, le malattie posssono essere descritte come ciò che i medici curano. Nel dare questa definizione, Kräupl Taylor (1980) afferma: “Diagnosticare lo status di paziente ha come condizione necessaria e sufficiente il fatto che la persona stessa si preoccupi di essere curata e/o che ci sia questa preoccupazione terapeutica nei suoi confronti da parte del suo ambiente”.

Quello di malattia mentale diventa allora un termine per descrivere i sintomi e la condizione di coloro che vengono inviati a uno psichiatra. Si tratta di una descrizione tautologica della malattia che presenta dei vantaggi pratici, dato che non preclude l’uso di interventi terapeutici nei confronti di una grande varietà di problemi umani, ma che tuttavia ha lo svantaggio di consentire alla società la selezione arbitrari di coloro che saranno considerati malati mentali e, in un sistema sociale autoritario, quest’affermazione può portare a dire che coloro che sono politicamente scomodi sono da considerare malati.

  • La malattia può essere considerata come una variazione statistica dalla norma che comporta uno svantaggio biologico, come nella formulazione di Scadding (1967) per le malattie fisiche, sviluppata poi per le malattie mentali da Kendell (1975). Lo svantaggio biologico implica una ridotta fecondità e un accorciamento della vita. Questo stato di svantaggio diventa difficile da applicare all’uomo moderno, il quale ha imparato a controllare il proprio ambiente e la procreazione al punto che il termine svantaggio biologico diventa discutibile.

  • La malattia ha implicazioni legali. Per esempio, le circostanze che determinano una malattia possono meritare un risarcimento, il comportamento che deriva da una malattia può esitare in una riduzione della pena. D’altro canto, la malattia mentale è una condizione che può giustificare la reclusione forzata in ospedale, e i malati mentali che compiono dei reati sono trattati dalla legge in modo diverso dagli altri criminali.

Questa distinzione tra normalità e malattia, tra salute e malattia, non è certo banale.

Una gran parte dell’etica medica e buona parte dell’intero ambito della politica sanitaria attuale, privata e pubblica, si basano strettamente sulla nozione di malattia e normalità. Lasciato a sé, il medico (che se ne renda conto oppure no) può certo fare a meno di una definizione formale di malattia. Sfortunatamente, il medico non è lasciato solo con il proprio senso comune, ma viene attaccato su due fronti: gli utenti rapaci e i consiglieri pretenziosi. (Murphy, 1979)



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Pubblicato 24/08/2019 da Fabrizio Artelli nella categoria "Clinica

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