Settembre 16 2019

Epilessia e crisi epilettiche

L’epilessia costituisce una patologia neurologica che si manifesta in forme molto diverse tra loro tanto che è più esatto parlare di epilessie. Sono caratterizzate da crisi improvvise, talvolta brevissime e dall’attivazione intensa e improvvisa di gruppi di neuroni. Sono accompagnate da tipiche alterazioni dell’elettroencefalogramma (EEG), e si esprimono in manifestazioni motorie involontarie parziali o generalizzate.

Si tratta di una condizione neurologica tra le più diffuse. Nei paesi industrializzati interessa circa 1 persona su 100: si stima quindi che in Europa circa 6 milioni di persone abbiano un’epilessia in fase attiva  e che la malattia interessi in Italia circa 500.000 persone. I maggiori picchi di incidenza si hanno nei bambini e negli anziani. 

Una crisi epilettica consiste in un’alterazione transitoria di una funzione del sistema nervoso centrale, conseguente a una scarica elettrica anomala (parossistica) dei neuroni cerebrali. La scarica elettrica può limitarsi a un gruppo circoscritto di neuroni  – crisi parziali o focali – oppure coinvolgere tutti i neuroni fin dall’esordio – crisi generalizzate primarie – o per diffusione dal focolaio iniziale – crisi con generalizzazione secondaria –

Le crisi epilettiche hanno caratteristiche e incidenza diversa a seconda dell’età d’insorgenza. Spesso sono sintomatiche di una malattia sottostante, ma in altri casi le crisi stesse rappresentano la malattia (epilessia). Per quanto riguarda le crisi generalizzate primarie, per una quota di esse (25-30%) non è possibile identificare una causa – epilessie idiopatiche-

Per quanto riguarda le crisi parziali, le cause sono molteplici, includendo virtualmente qualsiasi lesione o malattia neurologica (ad es., tumori, emorragie, traumi, infezioni ecc., compresi i loro esiti). Le manifestazioni cliniche corrispondono all’eccessiva attività delle cellule coinvolte, a cui segue una fase di esaurimento.

La crisi cosiddetta di “grande male” rappresenta il prototipo della crisi generalizzata: è caratterizzata da un’improvvisa perdita di coscienza, cui segue una fase di irrigidimento muscolare – fase tonica -, e poi dalla comparsa di contrazioni ritmiche e ripetitive della muscolatura degli arti – fase tonico-clonica o convulsiva –

Segue una fase di coma di durata variabile e vi è infine ripresa della coscienza – fase post-critica – tutte le crisi generalizzate si accompagnano ad amnesia per l’episodio. Per quanto riguarda le crisi parziali, visto il meccanismo patogenetico, la fenomenologia clinica può essere estremamente varia a seconda della sede di origine (focolaio epilettogeno).

I sintomi possono essere motori, sensitivi o cognitivi in senso lato. Di particolare interesse sono le crisi parziali cosiddette complesse (per distinguerle dalle crisi semplici, in cui lo stato di coscienza è normale), che per lo più hanno origine da attività epilettogena nel lobo temporale: sono caratterizzate da una particolare alterazione dello stato di coscienza (stato crepuscolare), associate a fenomeni allucinatori (quelli più noti prendono il nome di dejà vu o dejà vecu: un’esperienza di familiarità, di già visto o vissuto) o mispercettivi, a uno stato emotivo alterato, a sensazioni viscerali, a disturbi comportamentali con automatismi motori.

Nel corso degli anni è stato prodotto un enorme numero di ricerche sui correlati psicologici dell’epilessia. Esistono numerose riviste scientifiche che raccolgono gli studi dei ricercatori impegnati in tutto il mondo su questo fronte, come Epilepsy & Behavior, Journal of Neurology. Negli anni sono emersi numerosi fattori di rilievo per meglio comprendere i fenomeni interconnessi con la patologia epilettica, specialmente per quanto riguarda le conseguenze sulla qualità della vita della persona con epilessia, per esempio lo stigma, l’adattamento, il coping, le reazioni dei familiari, le relazioni sociali, le aspettative future, gli effetti delle crisi sull’identità personale.

Le crisi epilettiche manifestandosi prevalentemente all’improvviso, anche se con il tempo diventa possibile prevederne l’insorgenza in determinate condizioni, durano da pochi secondi a parecchi minuti e possono comportare un conseguente disorientamento a carico della sfera fisica e cognitiva. A complicare questa situazione, i sintomi si manifestano come una emozione di improvvisa paura, all’inizio o durante un attacco epilettico, e senza alcun riferimento ad una causa precedente identificabile.

L’anticipazione dei sintomi genera stati d’ansia nei pazienti. Si possono sviluppare sintomi correlati all’epilessia, come irritabilità, depressione, e riduzione della funzione cognitiva, oltre alle convulsioni. Questi sintomi psicologici possono perdurare nel tempo a seconda delle condizioni socio-ambientali. Pertanto, lo scopo del trattamento dell’epilessia non è solo la eradicazione delle crisi, ma anche il miglioramento della qualità di vita dei pazienti in un contesto sociale e psicologico. Infine è noto che i farmaci impiegati per ridurre le crisi epilettiche alterino d’altro canto e in varia misura anche alcune normali funzioni fisiche e mentali.

La diagnosi di epilessia è tra le più difficili da accettare. Una volta avviato l’iter terapeutico diventano rilevanti le problematiche psicosociali che spesso sono la causa di disturbi psichici prevalentemente di tipo ansioso. Le crisi hanno un impatto estremamente traumatico per il loro carattere improvviso. I sintomi ansiosi a volte possono divenire così preponderanti da richiedere un intervento psicoterapeutico e/o  ulteriori trattamenti farmacologici.

L’approccio psicologico deve essere necessariamente integrato ed effettuato in un’ottica globale di valutazione cognitiva, affettiva, neuropsicologica, familiare, sociale ed ambientale. L’epilessia può comportare un rischio evolutivo non solo in termini cognitivi ma anche emotivi e comportamentali.

La cura psicologica viene raccomandata all’esordio delle crisi o durante le nuove diagnosi. Difficoltà di adattamento o disturbi emotivi possono presentarsi alla diagnosi pertanto risulta necessario una presa in carico psicologica.

Il supporto psicologico è indicato sempre: promuove i meccanismi di rinforzo e di adattamento, favorisce l’aderenza alle terapie ed alle indicazioni del neurologo referente, riduce le paure e le fantasie di morte legate alle crisi, protegge il paziente dall’isolamento e da disturbi emotivi e del comportamento.

Da una prima valutazione psicologica emergeranno eventuali terapie psicologiche possibili quali i colloqui di supporto genitoriale (bambini), terapie psico-educazionali da affiancare ai trattamenti riabilitativi più diffusi (fisiochinesiterapia, psicomotricità logopedia), la psicoterapia, i gruppi di incontro o gruppi di mutuo aiuto e di sostegno ed i progetti di empowerment per la partecipazione consapevole alla gestione dell’epilessia.

Infine, confrontarsi in gruppo promuove le personali strategie di adattamento psicologico, il conforto e la resilienza, vale a dire la capacità di reagire di fronte alle difficoltà. Un tema cruciale per i ragazzi adolescenti che si trovano a convivere con l’epilessia è l’autonomia e la paura di restare soli, il futuro e l’accettazione da parte dei coetanei. Parlarne trasforma il gruppo in strumento di protezione, di sensibilizzazione e di informazione e rende più rassicuranti i luoghi frequentati dai ragazzi stessi.

Vivere con l’epilessia. Aspetti clinici, psicologici e culturali. Di Rita D’Amico, Mafalda Cipulli, Lia Giancristofaro, FrancoAngeli.


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Pubblicato 16/09/2019 da Fabrizio Artelli nella categoria "Clinica

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