Ottobre 23 2019

L’intelligenza

La prestazione intellettiva è un prerequisito assoluto per un funzionamento ragionevole in qualsiasi attività umana. Intelligenza è una parola usata nella vita di ogni giorno come nei discorsi tecnici, che ognuno capisce ma che trova difficile definire; inoltre, raccoglie diverse sfumature di significato per persone diverse e in differenti contesti. Binet, introducendo il suo metodo di misurazione delle abilità umane, considerava che l’intelligenza esprimesse una capacità generale di giudizio, comprensione e ragionamento che si può manifestare in modi assai diversi.

Altri psicologi, come Thurstone (1938), consideravano che l’intelligenza comprendesse una serie di abilità specifiche reciprocamente indipendenti, introducendo un metodo per valutare queste abilità primarie separatamente.

Il pensiero implica l’uso di un’attività mentale razionale di risoluzione dei problemi, cioè un’applicazione dell’intelligenza.

Un difetto di intelligenza si riscontra nei disturbi dell’apprendimento (ritardo mentale, F70-F79 nell’ICD-10, handicap mentale) e negli stati mentali organici, in particolar modo nello scadimento intellettivo progressivo della demenza. L’intelligenza di una persona consiste nella sua capacità permanente di avere prestazioni psichiche, “la totalità delle abilità individuali, quegli strumenti di funzione e di intenzione a sua disposizione per adattarsi alla vita”.

La percezione, la registrazione e l’immagazzinamento della memoria, l’attenzione mentale e la salute fisica, funzioni motorie adeguate come l’eloquio e la capacità di scrittura non sono l’intelligenza stessa ma sono comunque dei requisiti per l’espressione dell’intelligenza. Quindi, il funzionamento sensoriale, uno stato di piena coscienza e di orientamento, la capacità di attenzione e di concentrazione, tutti contribuiscono.

Per la prestazione intellettiva sono necessari la motivazione, la spinta e uno stato affettivo appropriato. Diversi processi di pensiero si manifestano quali componenti dell’intelligenza, inclusi l’appercezione, l’astrazione, la formazione e la combinazione delle associazioni, il giudizio e la deduzione logica.

Nella demenza, ci sono difetti in queste facoltà che direttamente e necessariamente inducono uno scadimento della prestazione intellettiva. Tuttavia, non si tratta di un difetto primario dell’intelligenza, che può essere stata normale o sopra la media prima della malattia; esso risiede piuttosto nella funzione intellettiva con il coinvolgimento dell’apparato sensoriale, dei meccanismi di registrazione e immagazzinamento della memoria o degli aspetti motori del linguaggio.

La mancanza di conoscenza non è la stessa cosa di un basso grado intellettivo, sebbene le due cose siano spesso associate. Talvolta, un ambito di conoscenza dettagliato in un certo settore di interesse è compatibile con un livello intellettivo inferiore alla media (idiot savant), e ci sono stati esempi notevoli di persone con difetti intellettivi anche gravi con capacità di calcolo, di prestazioni musicali e di disegno industriale.

Al contrario, chi si accinge a fare interviste di valutazione dello stato mentale si aspetta sovente un maggior numero di conoscenze generali e di nozioni, da parte di persone di intelligenza normale, di quanto poi si riscontra alla prova dei fatti. Allo stesso modo, una compromissione della memoria non costituisce un deficit specifico della difficoltà di apprendimento. Quel che i soggetti comprendono viene ricordato abbastanza bene – come, per esempio, un episodio spaventoso o una persona amica.

Da quando il concetto di intelligenza è stato definito da Binet, ci sono state molte discussioni sulla natura dell’intelligenza, come fattore unitario piuttosto che come una costellazione di facoltà correlate, come la capacità matematica, la facilità di parola, la rapidità nell’afferrare la situazione, l’attitudine al pensiero astratto, la facoltà di estrarre gli elementi essenziali di un problema, la facilità di volgere le situazioni a proprio vantaggio, e così via. Ciò che queste capacità e doti hanno in comune è la possibilità per la persona di pensare in modo finalizzato, allo scopo di adattarsi a tutta una serie di cambiamenti del proprio ambiente.

Tali capacità di adattamento e di apprendimento possono essere applicati in egual modo alla pesca delle parole o al gioco degli scacchi. L’intelligenza, inoltre, implica la capacità di condurre la propria vita, affrontando e padroneggiando gli eventi nell’ambiente esterno. Tutto ciò è assai più vasto di un punteggio a un test psicometrico.

La capacità generale di comprensione e ragionamento può essere contrapposta alle capacità primarie. Queste ultime comprenderebbero, secondo Thurstone, la comprensione verbale, la fluidità nella lingua parlata, nella numerazione, nell’orientamento spaziale, nel discorso percettivo e nel ragionamento.

Tuttavia pare che esista effettivamente un fattore unitario generale dell’intelligenza (g), così come proposto da Spearman, che si aggiunge a queste capacità specifiche. La creatività è un tipo differente di capacità che richiede un tipo di ragionamento divergente, e dunque, almeno in certi termini, test differenti per poterlo misurare.

Mecacci L., Storia della psicologia del novecento, Laterza Editore, 1999.


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Pubblicato 23/10/2019 da Fabrizio Artelli nella categoria "Clinica

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