Ottobre 28 2019

L’io e il sé

Il sé è un costrutto teorico il cui significato e la cui rilevanza sono andati incontro a una serie di mutamenti sin dall’esordio della filosofia ellenistica. Dalla metà del XIX secolo in poi, diverse concezioni del sé si sono fatte strada all’interno della psichiatria tanto che nella psichiatria contemporanea è contemplata l’esistenza di alcuni disturbi legati al modo in cui le persone pensano e valutano se stesse; la differenza sta nella natura della malattia.

Non c’è, tuttavia, alcun consenso in merito a cosa significhi esattamente essere un sé. Esistono una marea di rappresentazioni del concetto: il sé ecologico, il sé interpersonale, il sé esteso, il sé privato e il sé concettuale sono solo alcune. Il termine io presenta il vantaggio di essere un’espressione tecnica e quindi più circoscritta nel suo significato, ma questo rappresenta anche uno svantaggio nel momento in cui si riferisce a se stessi nel senso comune del termine.

L’uso da parte di Freud della parola io riecheggia Nietzsche (1901): …di ragione. E’ questo che vede ovunque azioni e agenti, questo che crede nella volontà come causa in generale, questo che crede nell’”io”, nell’io come essere, nell’io come sostanza, che proietta la sua credenza nell’io-sostanza su tutte le cose.

Freud (1933) descrisse l’io come “istanza della ragione” e del senso comune, mentre l’Es rappresenta le passioni selvagge. L’io

è stato modificato dalla vicinanza del mondo esterno con le sue minacce di pericolo … . Il povero io deve servire tre padroni severi e fa quel che può per mantenere in armonia le loro istanze e richieste. Queste richieste sono sempre divergenti e spesso appaiono incompatibili. Non c’è da meravigliarsi se così spesso fallisce in questo compito. I suoi tre tiranni sono il mondo esterno, il Super-io e l’Es.

Fabrizio Desideri, L’ascolto della coscienza: una ricerca filosofica, Feltrinelli, 1998.



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Pubblicato 28/10/2019 da Fabrizio Artelli nella categoria "Clinica

Riguardo l’Autore

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